Mimmo Jodice, pioniere della Fotografia Concettuale e innovatore del Bianco e Nero

Mimmo Jodice, fotografo d’avanguardia fin dagli anni Sessanta nato a Napoli, ascrive a se stesso il merito – che deve senz’altro essergli riconosciuto – di aver dato credibilità al linguaggio fotografico nazionale. Con il suo forte impegno e le sue curiosità sperimentali ha contribuito all’affermazione ed al riconoscimento della fotografia italiana in campo internazionale, anche grazie alle collaborazioni con artisti dell’avanguardia del calibro di come Warhol, Beuys, Burri, solo per citarne alcuni, arrivati a Napoli grazie all’interesse di alcuni galleristi locali. Il documentario della Biblioteca di Fotografia fa conoscere Mimmo Jodice in maniera esaustiva.

La fotografia mi ha insegnato a vedere, ma anche a concentrarmi su cose che non hanno un contenuto apparente.

Mimmo Jodice

Dal Disegno alla Fotografia

La fotografia è stata un innamoramento.

Mimmo Jodice

Mimmo Jodice, uomo dai molteplici interessi culturali, inizia la sua attività artistica a Napoli da autodidatta con il disegno e la pittura, approdando infine alla fotografia che, nelle sue mani, da strumento essenzialmente descrittivo della realtà si fa creativo. Jodice diventa fotografo da autodidatta: nessun fotografo in famiglia, nessuna scuola di fotografia né alcun apprendistato. Quello che definisce come “momento magico” è l’arrivo in casa di un piccolo ingranditore per stampare le foto, che segnerà la futura fotografia di Jodice improntata sui concetti extra-fotografici di tempo (di esposizione) e (grado di) luminosità.

La Fotografia Concettuale di Mimmo Jodice

Partendo da un’attenta ricerca concettuale la sua fotografia esprime forme creative nuove che, attingendo inizialmente dal suo vissuto e dalla sua immaginifica città natale, Napoli, esprimono una realtà visionaria e unica.

Città, natura, mari , vestigia archeologiche costituiscono i suoi soggetti d’elezione. Le vedute della sua Napoli e di altre città sono cariche di assenza e silenzio, con i paesaggi trasfigurati nella coincidenza tra la realtà con la sua visione interiore. Dalle sue foto rigorose e dense di significato emerge l’emozione nell’effettuare uno scatto che cristallizza una realtà.

Fin dai suoi esordi come fotografo, l’intento principale di Mimmo Jodice è quello di far sì che la fotografia non venga più considerata “un’espressione di serie B”: ha il diritto di essere considerata come un linguaggio dell’arte e come tale per Jodice merita il giusto rispetto.

Per me il colore non esiste: la fotografia è una, in bianco e nero.

Mimmo Jodice

Il Bianco e Nero come Identità Espressiva

Il fotografo napoletano inizia prima a stampare e dopo a fotografare, privilegiando il bianco e nero che a suo avviso garantiva identità espressiva. “La camera oscura è il completamento della ripresa”, frase che evidenzia il fatto che le passioni, i sentimenti vissuti al momento dello scatto si concretizzano nella camera oscura attraverso la sperimentazione di nuovi codici espressivi, altrimenti impossibili al momento dello scatto fotografico. Con le sgranature e le graficizzazioni Jodice ha stravolto le regole.

Sperimentazioni e Innovazioni tecniche

Alla sperimentazione concettuale si unisce quella tecnica. Le fotografie del primo periodo vengono fuori dalla necessità di sperimentare , “di verificare tutte le possibilità espressive”. Una novità sono le fotografie senza negativo, create schizzando acidi sulla carta sensibile, dentro la camera oscura.

Fotografie strappate e poi ricomposte creando una nuova prospettiva come nel caso dell’immagine del paesino con le case arroccate sulla montagna. Fissare nelle fotografie i pensieri, le emozioni, le suggestioni legate all’immagine gli fa dire che “Chi guarda le mie fotografie sta guardando i miei pensieri”.

Jodice stampa personalmente le sue fotografie per apportare ulteriori modifiche e perfezionamenti altrimenti impossibili da realizzare.

Senza la camera oscura il mio lavoro non esisterebbe.

Mimmo Jodice

Le più famose foto di Mimmo Jodice tra concetti e tecniche

Vera Fotografia, Taglio, Bruciatura

Alla fotografia, considerata riproduzione fedele della realtà e sua rappresentazione, si unisce la realtà stessa in un perfetto connubio. “Vera fotografia” (1979) di Mimmo Jodice ad esempio è una riflessione concettuale sul linguaggio fotografico. La foto mostra la mano del fotografo nell’atto di scrivere a penna il titolo stesso dello scatto “Vera fotografia” con una stilografica su un foglio bianco. La foto è in bianco e nero, eppure la scritta risalta e rompe lo schema mostrandosi di colore blu. Due mezzi comunicativi, scrittura e fotografica, entrano qui in dialogo, così come si crea una dialettica tra il senso stesso della foto, il suo nome e la sua comunicazione. Nella stessa linea di indagine si inserisce la foto “Taglio” (1978) di Jodice in cui la stessa mano non scrive, ma realizza un taglio oppure “Bruciatura” (1978) in cui realizza una bruciatura per l’appunto.

Attesa, Carta d’identità, Frattura, Paesaggio interrotto

Sovvertendo l’interpretazione del mezzo fotografico come sterile registrazione del reale, Mimmo Jodice oppone o sovrappone un elemento fuori dalla sfera fotografica entrando nella tridimensionalità come con “Attesa” (1960) o “Carta d’identità” (1978).

E ancora strappa e accosta, satura e desatura le immagini fotografiche alla ricerca della rappresentazione del reale trasposto nel concettuale, realizzando paesaggi evocativi nati da innovativi avvicinamenti spazio-temporali (Frattura 1970, Orizzonte 1971, Strappi, Momenti sovrapposti).

Mediterraneo e Transiti: evoluzione tematica

Le foto di Mimmo Jodice iniziano anche ad evocare un tempo circolare, ciclicamente ritornante su se stesso e sui suoi motivi ispiratori. Questa riflessione si distingue nelle foto relative alle radici culturali del Mediterraneo (dal 1985) oppure con le Epifanie del quotidiano (la serie Eden del 1995).

Un’altra parte della sua produzione indaga invece sulla relazione tra il paesaggio naturale e le metropoli contemporanee, tra cui Napoli, come con il confronto fra volti e corpi di Napoli e i capolavori statuari classici grechi custoditi nel Museo Nazionale
di Capodimonte (“Transiti” 2008).

I primi passi di Mimmo Jodice: le Foto d’Inchiesta

Mimmo Jodice insegna fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 1970 al 1994, esperienza che ritiene molto importante per la sua crescita artistica e umana. Diventa il primo docente di fotografia nelle Accademie italiane. Il periodo storico particolare, che è quello della contestazione, unitamente al confronto con gli allievi, lo spingono ad effettuare inchieste fotografiche nell’ambito sociale a Napoli.

La realtà dolente di Napoli

Nel periodo della contestazione Jodice non può limitarsi alla sperimentazione, ancorché innovativa, ma sente il bisogno di tuffare se stesso ed il suo obiettivo nel mondo reale iniziando a fotografare la sua Napoli, in quella che definisce “la realtà dolente: ricognizioni negli ospedali psichiatrici – travestito da infermiere – in cui le condizioni erano al limite della sopravvivenza, indagini sulle scuole, nelle periferie, nelle fabbriche.

Porta la sua macchia fotografica nelle abitazioni senza luce né acqua, in una visita clandestina nel carcere di Poggioreale, nella disperazione di gente costretta a vivere in edifici non completati o semidistrutti. Fotografie di testimonianza e denuncia pubblicate su una rivista finanziata dai lui e i suoi collaboratori dal nome “Il cuore batte a sinistra” e dalla vita breve: cessò di esistere dopo la pubblicazione di pochi numeri.

Le Città come azzeramento del tempo

Esaurita la spinta iniziale di quel periodo, l’eredità rimasta a Mimmo Jodice da questa esperienza è stata quella di voler vedere e dunque rappresentare la sua Napoli come lontana dalla realtà: non più l’uomo al centro, ma il vuoto, la sconfitta, l’amara delusione delle speranze tradite. L’artista inizia a vedere una città fantasma, priva di presenze umane, il senso di vuoto che si estrinseca nelle statue decapitate, nel cartellone pubblicitario dove un cavallo corre verso il nulla, sullo sfondo di un edificio abbandonato ed in rovina.

Le produzioni successive, dagli anni Ottanta in poi, non riproducono più la quotidianità, sono sospese nel tempo, in una realtà congelata che è propria di Napoli, ma anche di Tokyo, Parigi, Boston, che Jodice vede allo stesso modo.

Fotografie senza tempo, con quello che Jodice definisce un azzeramento della quotidianità: potrebbero essere state scattate adesso o cinquant’anni fa, esprimere pensieri piuttosto che narrare eventi, rivelare una realtà che sembra obbedire alle esigenze del fotografo che guarda al di là del contesto in cui si trova, nel dualismo tra realtà e immaginazione.

La Napoli di Mimmo Jodice

Il rapporto con Napoli è per Mimmo Jodice complesso, al contempo difficile e arricchente. Il fotografo rivive il passato, delle cui vestigia Napoli è ricchissima, senza tuttavia velare il difficile presente. Il suo progetto di tirar fuori una visione di Napoli sconosciuta, è stato pienamente realizzato, come si apprezzare nella galleria fotografica sul sito ufficiale di Mimmo Jodice.

Prepotente protagonista è il mare, inteso come spazio verso l’infinito, con le sue onde cristallizzate sullo sfondo di un orizzonte che Jodice considera il momento perfetto, nel quale il fotografo viene catturato dal piacere di guardare.

Fotografa reperti archeologici, di cui Napoli è ricchissima, cercando di proiettarsi nella vita di quel tempo, in un viaggio fantastico ricco di suggestioni visionarie, proiettando colui che guarda la fotografia in un percorso spazio-temporale, che prima di lui è stato vissuto dallo stesso fotografo. Prima crea suggestioni con le sue inquadrature, poi si fa demiurgo in camera oscura per ridare vita, nello sviluppo, col movimento alle immobili statue di marmo.

Mimmo Jodice: Riconoscimenti, Premi e Fama

Il talento di Mimmo Jodice è stato riconosciuto anche attraverso il premio “Antonio Feltrinelli” dell’Accademia Nazionale dei Lincei nel 2003. È il primo fotografo a ricevere l’onore e nello stesso anno viene anche inserito nell’Enciclopedia Treccani. Nel 2006 gli è stata conferita la laurea honoris causa in Architettura dall’Università Federico II di Napoli, sua città natale, che nel 2016 gli ha anche dedicato una importante retrospettiva presso il MADRE – Museo d’Arte Contemporanea.

Oggi Mimmo Jodice continua a fotografare e a stampare, a guardare il mondo con l’entusiasmo della prima volta, convinto che:

Il mio ultimo scatto sarà il mio ultimo sguardo.

Ti è piaciuto questo articolo?

Clicca sulla stella per votare!

Media / 5. Voti:

Nessuna valutazione per il momento. Vota per primo!

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.