La Germania guarda al futuro ed esce dall’epoca del carbone

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La Germania arresta l'uso del carbone

La Germania ha intenzione di cessare definitivamente l’uso del carbone per questioni ambientali. Già nel dicembre 2015 ben 195 Paesi hanno sottoscritto il primo accordo giuridicamente vincolante. Questo passo ha rappresentato la prima reale opportunità per la storia dell’uomo di porre fine al surriscaldamento globale e a tutti i rischi ambientali e sociali che comporta. 

L’obbiettivo a lungo termine era quello di portare la temperatura mondiale al di sotto dei 2 gradi centigradi. Un obbiettivo ambizioso e particolarmente costoso soprattutto per i paesi in via di sviluppo. Stiamo parlando del famosissimo “Accordo di Parigi” alla cui conferenza sono state anche contemplati modi di migliorare la capacità dell’odierna società di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e di fornire un aiuto continuo ai paesi in via di sviluppo per contribuire al cambiamento.

La Germania ha stilato un programma per arrestare l’uso del carbone entro il 2038

La Germania, economia portante dell’Unione Europea e quarta economia mondiale, ha tenuto fede a quest’accordo varando. Proprio all’inizio di quest’anno, ha avanzato una proposta per porre definitivamente fine all’uso del carbone tra il 2035 ed il 2038La Commissione tedesca, che rappresenta regioni minerarie, aziende utility e team di scienziati ed ambientalisti, ha infatti raggiunto un accordo. La decisione è stata presa dal quarto governo Merkel in collaborazione con i socialisti SPD.

Attualmente, un terzo dell’energia che illumina le case in Germania è prodotta bruciando carbone. Ciò produce un grande quantitativo di gas serra portando al riscaldamento globale. Nel report del panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici – IPCC – si sostiene che, per ridurre il riscaldamento globale di 1, 5 gradi, come stabilito dagli accordi di Parigi, i paesi industrializzati devono ridurre il consumo di carbone entro il 2030.

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Un traguardo di portata storica nella lotta contro il riscaldamento globale

Un po’ in ritardo sui tempi, la proposta della Commissione prevede un dettagliato programma di uscita dal carbone. Sono stabilite le date di scadenza dei vari step e le misure per rimunerare gli operatori delle centrali a carbone. Non sono stati dimenticati i consumatori, sia privati che industriali, per cui è previsto un risarcimento per l’aumento del prezzo dell’energia elettrica di circa due miliardi l’anno. Nel testo è inoltre previsto un fondo di 40 miliardi di euro per le regioni minerarie colpite, da erogare nei prossimi 20 anni. 

L’accordo è stato seguito da una votazione supplementare delle ONG che si occupano di ambiente che si aspettano un’eliminazione graduale già a partire dal 2035. La Commissione ha inoltre ritenuto di vitale importanza la protezione della foresta di Hambach, spesso al centro delle vicende riguardanti la questione energetica i Germania e ormai diventata un simbolo della lotta per l’energia pulita.

Le critiche al programma della Commissione tedesca

Tuttavia non sono mancate anche le critiche. Secondo Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace, i tempi stabiliti dalla commissione tedesca non permetteranno di rispettare le scadenze dell’accordo di Parigi. Anche secondo Mauro Albizio, direttore Ufficio Europeo Legambiente, per avere zero emissioni nette nel 2040 sarebbe necessario rinunciare del tutto al carbone già entro il 2030. Anno in cui il progetto della Commissione non avrà ancora nemmeno attuazione. Per il IPCC il consumo mondiale di carbone dev’essere ridotto di almeno 2/3 e il ruolo maggiore in quest’operazione dev’essere svolto dalle nazioni che hanno maggiori capacità economiche e soprattutto quelle che hanno avuto maggiori responsabilità sull’attuale situazione nel corso della storia.

Anche l’Italia sta sviluppando un Piano nazionale Clima Energia, ancora in fase di sviluppo che, per arrivare a zero emissioni nel 2040, avrebbe dovuto prevedere un ritiro graduale dall’utilizzo del carbone a partire dal 2015.

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