L’arte metafisica di Giorgio De Chirico nella filosofia dell’incoscio

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"Il Vaticinatore" di Giorgio De Chirico. L'arte e la pittura metafisica

“Giorgio de Chirico e la pittura metafisica” è una mostra organizzata al Palazzo Blu di Pisa, dedicata a tutte le tappe della carriera dell’artista. Una particolare attenzione è volta ai temi della “metafisica”, senza però tralasciare gli inizi bockliniani, le stagioni romantiche, barocche o realiste. Con 90 opere del pittore e una ventina di altri metafisici -come Carrà, Savino, Sironi- permette di seguirne l’opera completa dal 1909 al 1975. La mostra permette di cogliere la poetica di De Chirico, la sua filosofia e visione del mondo. Ne spiega il senso e permette di far guardare i quadri esposti con occhi diversi e più consapevoli.

Identità della pittura metafisica e il Terzo Occhio

La pittura metafisica si caratterizza per l’ordine e la chiarezza compositiva. Nei quadri non sono presenti distorsioni e aberrazioni della figura, ma oggetti e forme sono ben riconoscibili. Collocati in spazi definiti, i vari elementi delle composizioni appaiono combinati in maniera apparentemente assurda e senza nessi. Come scrive lo stesso De Chirico, il termine Metafisica non indica un “Al di là delle cose fisiche”, non fa riferimento a un mondo delle idee soprannaturali o spirituali -come ad esempio la pittura di Kandinskij-. Indaga piuttosto un aspetto intrinseco, interno e misterioso della realtà, una sorta di “Mistero Laico” che solo alcuni riescono a cogliere.

Il quadro “Il Vaticinatore” del 1915 introduce alla pittura metafisica vera e propria. È raffigurato uno dei suoi amati manichini, ma qui non ha occhi “fisici”. Al centro della fronte mostra il segno del terzo occhio, con il quale si possono percepire gli enigmi che si nascondono dentro e oltre la realtà. Il terzo occhio si apre quando si dorme, apre la vista allo stesso tempo sul passato e sul futuro perchè il quel momento lo sguardo è sulla linea dell’eternità.

« (Il terzo occhio) permette di scrutare in sé stesso per scoprire la chiave dell’enigma celato nell’immenso spazio stellare, per ricevere il dono della rivelazione metafisica per compiere esplorazioni di continenti sconosciuti.» – Giorgio De Chirico

L’arte di Giorgio De Chirico. L’eterno ritorno e il Non-senso

Giorgio De Chirico nasce a Volo, in Grecia, da genitori italiani trasferitisi lì per motivi di lavoro. Le prime opere dell’artista sono incentrate sui miti greci. “La partenza degli Argonauti” e “La Lotta dei centauri” sono un chiaro omaggio dell’artista alla Grecia classica e al mito. Tra le opere più famose si annoverano “Le Muse Inquietanti”, “il Figliol Prodigo”, “Ettore e Andromaca” , “Composizione Metafisica”, “La Torre e il Treno” e “Piazze d’Italia con fontana”. Un susseguirsi di immagini con manichini, accostamenti inusuali, stazioni ornate da orologi, torri, statue, grandi piazze deserte. Su tutte domina quella sua tipica atmosfera di sospensione, d’immobilità, legata ad una sorta di rivelazione nella quale il mondo appare completamente “altro”, pur rimanendo sé stesso.

Giorgio De Chirico ha l’idea di un tempo “circolare” legata all’”eterno ritorno” delle cose e degli avvenimenti, Si sente l’influenza dei concetti di Eraclito, Schopenhauer e Nietzsche. Da quest’ultimo eredita l’idea del “Non-senso” della vita. La realtà ultima delle cose mostra aspetti inquietanti, una rigidità raggelata, un’atmosfera di incubo, di malinconia senza fine, di perdita. Le piazze delle città d’Italia, le torri e gli oggetti sono collocati in un posto senza tempo, come se fossero sospesi nel vuoto, illuminati da una luce fredda e impetuosa proveniente da una fonte invisibile. Sembrano trasposizioni di carattere onirico della realtà, come visioni che sorgono dall’inconscio e che, secondo Jung, potrebbero denotare segni di disintegrazione psichica.

Il Grande vuoto e l’arte liberata dalla filosofia

La sua pittura esprime il “grande vuoto” della realtà ultima, liberata dalle sovrastrutture e perciò terrificante. L’arte è stata liberata dai filosofi e dai poeti moderni.

«Schopenhauer e Nietzsche per primi insegnarono il profondo significato del non-senso della vita e come tale non-senso potesse venire trasmutato in arte, anzi dovesse costituire l’intimo scheletro d’una arte veramente nuova, libera e profonda» – Giorgio De Chirico

Passare in rassegna la produzione artistica di De Chirico permette di conoscerlo meglio attraverso una serie di chiavi di lettura che possono aiutare ad aprire il sipario sui suoi enigmi e a percorrere il suo magnifico labirinto.
De Chirico lascia accanto alle opere pittoriche una grande documentazione scritta dove sono annotate riflessioni sui tre filosofi che hanno avuto maggiore influenza su di lui: Eraclito, Schopenhauer e Nietzsche, tutti legati dall’idea dell’eterno ritorno.

«E che cosa amerò se non l’enigma delle cose?» – Friedrich Wilhelm Nietzsche

I quadri di De Chirico descrivono piazze deserte, marcate dalla minaccia di lunghe ombre, microscopiche sagome di viandanti solitari e sperduti, arcate aperte su spazi indecifrabili, manichini perplessi, apparizioni incongrue e disincarnate dalla quotidianità. Sembrano lo specchio delle sensazioni più inquietanti e indefinibili. La sua pittura è a prima vista “sorda e spiacevole”, gli conferisce tuttavia un senso di drammaticità spettrale e teatrale. Dà l’idea che oltre il velo delle immagini quotidiane, si celi un altro mondo: le immagini potenti dell’inconscio e i suoi simboli. Una realtà psichica diversa dalla coscienza e che svela una insormontabile solitudine ma che, attraverso la sua rappresentazione, calma e oggettivizza.

Giorgio De Chirico nella seconda metafisica secondo Jung

Il periodo detto della “seconda metafisica” non appare meno ostico. L’artista inventa immagini misteriose di oggetti e luoghi decontestualizzati, come accade con i “Mobili nella Valle” e i “Paesaggi nella Stanza”.
Il periodo della “neo metafisica” che va dalla fine degli anni ’60 alla morte (1978), è una rilettura della metafisica dei primi anni.

“Interno metafisico con profilo”, i “Bagni misteriosi”, i “Bagni misteriosi con cigno”, il “Ritorno di Ulisse, dove addirittura l’eroe sguazza in una pozzanghera all’interno di una stanza. Ma anche” Mobili e rocce in una stanza” o “Mobili nella valle”, “Spettacolo misterioso” mettono in evidenza accostamenti paradossali che creano non poche perplessità.

Secondo Jung, Giorgio De Chirico non è mai pervenuto alla soluzione del problema propostogli dall’inconscio. I segni rivelati dall’inconscio non si sono armonizzati in una visione superiore e integrativa. Infatti, per Jung, solo la coscienza può determinare il significato delle immagini e riconoscerne la portata nella concreta realtà del presente. Solo nella interrelazione fra conscio e inconscio quest’ultimo può rivelare il proprio valore e, forse, mostrare la via per superare la malinconia e l’abbattimento determinati dal vuoto.

Pur con queste ultime riflessioni, si coglie la poetica di De Chirico e la sua ricerca di una visione della pittura nuova e moderna, che sapesse rispondere alle nuove esigenze poste dal “secolo breve”, come è stato definito il Novecento. Una pittura originale nel panorama delle avanguardie.

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