Giuliano Caporali vive nel colore. L’arte del DEEP color

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Giuliano Caporali DEEP

Artista aretino tra i più apprezzati e conosciuti della sua generazione, Giuliano Caporali, modesto e riservato com’è, non si considera affatto un Maestro del Colore. Eppure il grande amore per il colore esonda dalle sue opere. Lui cerca di entrare dentro l’anima del colore, vi si immerge totalmente, lo esplora come se fosse un  universo vasto e variegato, fino ad arrivarne alla radice, all’essenza di tutto ciò che gli occhi percepiscono come colore. Ovviamente ritiene che lo studio approfondito sia fondamentale per consentirgli di esprimere qualsiasi emozione. Siamo andati a trovarlo nel suo studio di Arezzo per carpirgli qualche segreto.

«Ho lavorato tanto, ho studiato, ho letto. Ho proseguito le mie ricerche sul colore e il suo linguaggio. Non potendo andare allo studio per continuare i quadri grandi, mi sono cimentato con due cicli di piccoli ‘divertissements’: il primocomposto da unico segnosenza soluzione di continuitàcon penne biro colorate su fogli di carta Fabriano e il secondo da pigmento puro su fogli di carta assorbente. Poco prima della quarantena avevo giusto terminato una serie di dischi, acrilico e olio su cartone, dai delicati colori pastello: rosa, celeste, giallo e verde e una serie di piccole vedute a encausto su cartone o su tavola» – Giuliano Caporali

La mostra DEEP 

Giuliano Caporali ha da poco festeggiato i suoi 50 anni di carriera con la mostra DEEP presso le Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, uno dei luoghi simbolo del Rinascimento fiorentino e dell’arte italiana. A cura di Mario Balduzzi, è stata una personale che ha proposto il risultato della lunga ricerca che il pittore ha portato avanti con tenacia, senza mai accontentarsi dei risultati e dei riconoscimenti di pubblico e critica ottenuti. La parola DEEP, che viene dalla lingua inglese, sta a significare qualcosa che sta in profondità, sotto la superficie, qualcosa di intenso. 

«La mostra vuol prendere questo titolo in prestito a indicare in modo emblematico, quanto per l’artista sia stato importante, in tutti i suoi anni di pittura, scavare e arrivare ai dati essenziali del suo lavoro, mediante un costante esercizio di riduzione, di eliminazione da tutto ciò che è superfluo o banale […]per lui, è fondamentale, lungo la sua ricerca, la progressiva eliminazione di tutti quegli ‘ostacoli’ legati alla raffigurazione, cercando, mediante la purezza del colore e del segno, di comunicare ad un livello più profondo, quasi non descrittibile, liberando la presenza pittorica oltre la rappresentazione» – Mario Balduzzi

La poetica pittorica di Giuliano Caporali

Tavole, tele, carte, cartone, cartoncino, stoffa e compensato sono i supporti che predilige. Per la pittura si affida all’olio, all’acrilico, allo smalto con prevalenza della tecnica mista. Senza dimenticare le sculture, le opere in esposizione hanno permesso di cogliere appieno la poetica pittorica dell’artista e il suo approccio al colore. Quadri che presentano forme geometriche o strisce con effetto d’ombra o che incorporano elementi extra-pittorici, come filo di ferro o stoffa, per tendere alla tridimensionalità. Lavori su carta pregiata, in pura cellulosa di cotone fatta a mano in Austria, con effetto dinamico quando si muovono a causa dell’aria mossa o dal vento, per dialogare con l’ambiente in cui si trovano. Opere con una porta o un buco nero su sfondo rosso per dare la sensazione di andare al di là. La scultura del cerchio con l’ombra per ribadire lo stesso concetto dell’andare oltre.

«Sarà anche un frase non originale, ma io non dipingo quello che vedo ma quello che sento. Cerco di comunicare qualcosa di interiore: da ciò che respiro, agli odori che sento, i ricordi, il passato, il vissuto insomma tutto quello che sono e che mi riguarda da vicino» – Giuliano Caporali

L’approccio al colore

Se gli chiedi cosa sia il colore è capace di sciorinarti i concetti scientifici che sono alla base del colore e della sua percezione. Parla di nanometri – che in spettroscopia vengono usati per indicare la lunghezza d’onda della luce visibile e della luce ultravioletta – e della luce dai 380 ai 760 nm che corrisponde alla successione cromatica dell’arcobaleno. Cita Aristotele quando dice che i colori sono il frutto della relazione dinamica della luce con il buio e che non sono visibili se ce n’è troppa o troppo poca.

Col colore Caporali ci litiga, ci lotta persino pur di arrivare a quella determinata sfumatura cromatica che ha in mente. Certo per prima cosa si tratta di un fatto di intima ricerca, ma poi perché in realtà gli serve da base per altri colori che ci andranno passati sopra. La sua tecnica consiste nell’applicare stratificazioni di colore, decine e decine di passaggi, piccoli toni che si aggiungono uno sull’altro con tracce che richiamano il concetto della memoria, vale a dire quello che c’era prima di aver dato il colore, e che gli servono a trovare la gamma giusta per esprimere proprio quel concetto.

 Spiega che lo stesso colore in base al supporto – una cosa è la tavola di legno, altra la tela e altra ancora la carta assorbente – e a come lo stendi dà risultati ed emozioni diverse. Chiaro. E quando stende il pigmento con le dita, o con i dischetti di ovatta da trucco, gli sembra di accarezzare l’anima del colore con la mano.

«E’ come accarezzare la persona che ami. Parto col pennello, che è un mezzo, ma poi non so dove vado a finire, magari finisco con la mano perché trovo che il contatto sia più diretto: a volte vai leggero, a volte pigi di più» – Giuliano Caporali

Magari l’ispirazione…

Non ha un colore preferito Caporali, perché afferma che tutto è in funzione dello stato d’animo del momento. Ci sono quelli che gli sono più consoni a seconda di come sta mentalmente, intimamente e fisicamente. E comunque gli piace usarli tutti, perché ciascuno ha le sue proprie prerogative del messaggio.

L’ispirazione gli può arrivare da un cielo azzurro o da una foglia secca per terra e allora si impegna a riprodurre quella particolare nuance. Una cosa che sta sperimentando in questo periodo è la ricerca del colore contemporaneo. Per lui non ha più senso servirsi di quelli del passato, usati da Caravaggio o da Monet, per intenderci. Si adopera per ricreare la resa dei cromatismi che si vedono oggi, fluorescenti, legati al mondo dei social, che ci aggrediscono dagli schermi del computer, tablet o cellulare. Insomma quelli delle nuove generazioni, in sintonia con i tempi che stiamo vivendo. 

I maestri del colore 

«Un aspetto carismatico della sua pittura, è la raffinata sensibilità nell’accostamento dei colori, tono su tono, da cui emergono le fenditure, le evocazioni d’immagini evanescenti, sospese nel tempo che appaiono come nulla di definito, di dichiarato, ma affioranti sulla tela in un equilibrio compositivo degno dei grandi maestri della pittura di un tempo» – Paola Grappiolo

A partire da Piero della Francesca, il Beato Angelico e Raffaello, i grandi Maestri del colore, Caporali ammette di essere stato influenzato da tutti e da nessuno in particolare. Rimane affascinato dai colori dell’affresco con quella patina polverosa conferitagli dal trascorrere del tempo.

Tranne le rarissime volte in cui mette i nomi dei colori, “Oltremare” o “Superficie bianca” ad esempio, oppure nome e numero della serie di produzione, tipo “Cinaprino scuro 4016”, l’artista non dà mai titoli ai suoi lavori.

«Perché ti danno l’indicazione sbagliata mentre invece ognuno deve avere la sua percezione davanti a ciò che osserva. Bisogna andare oltre non tanto per quello che vedi ma per quello che senti» – Giuliano Caporali

Tantomeno li firma, per non disturbare. La concentrazione va fissata infatti solo sull’opera, non sull’autore. La firma la mette comunque dietro. Il suo mantra è:

«Dipingo con la mente per prendere, ma mi sforzo di dipingere col cuore per dare» – Giuliano Caporali

Breve Biografia

Giuliano Caporali, nato a S. Mama di Subbiano (AR) nel 1950, vive e lavora ad Arezzo. Diplomato all’Istituto d’Arte della sua città, si dedica fin da giovanissimo a collettive e concorsi di pittura. La sua formazione pittorica nasce soprattutto dalla volontà assidua di sperimentazione che ha concretizzato e sedimentato nei complessi rapporti tra materia e colore. Dal 1976 dipende dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è disegnatore presso la Soprintendenza di Arezzo. Ciò gli ha permesso di frequentare e studiare da vicino alcuni maestri del passato, da Piero della Francesca a Beato Angelico, dal Signorelli al Vasari, fino a Cimabue, per i quali ha curato elaborati grafici per il recupero delle opere, collaborando ad allestimenti di mostre e progetti architettonici.

A queste esperienze istituzionali, fondamentali per la sua crescita artistica, ha opposto un dialogo con la poetica dell’informale, traendo suggestioni dall’ambiente antico dei muri corrosi, dal rapporto tra tempo e spazio, tra pittura e architettura, natura e artificio. Da anni Caporali espone in Italia e all’estero con personali e collettive in prestigiosi spazi pubblici e privati . Della sua opera si sono interessati giornali e riviste specializzate.

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