Gli affreschi di Villa Valmarana di Tiepolo dalla delicata intimità

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Gli affreschi di Villa Valmarana di Giambattista Tiepolo. Il Sacrificio di Ifigenia
Il Sacrificio di Ifigenia

Gli affreschi di Villa Valmarana di Giambattista Tiepolo sono una chicca dell’arte che non si può ignorare. Riprendono le grandi opere sia classiche che rinascimentali a decorazione della villa Valmarana, arricchendone la sala centrale e le quattro laterali. Tiepolo dà così avvio ad una decorazione intima e allo stesso tempo intensa, in cui i diversi personaggi diventano attori di scene dominate dai sentimenti. Con una narrazione semplice, composta da pochi elementi, quasi “privata”, Giambattista Tiepolo è comunque in grado di comunicare le emozioni, di far comprendere le passioni che fanno parte del bagaglio di ogni persona. In modo quasi velato, riesce a far arrivare la propria arte, per ogni via. Ogni personaggio di ogni storia trattata, che sia un guerriero, una Dea benevola, un semplice personaggio con i propri sentimenti, è raffigurato colmo di umanità e di emozioni, e il pittore imbeve di quello stesso pathos la sua arte.

Nel 1757 il pittore veneziano Giambattista Tiepolo, insieme a suo figlio Giandomenico, furono chiamati da Giustino Valmarana, uomo letterato e amante del teatro, per la decorazione della sua residenza. Il ritorno del padre e del figlio a Vicenza fu per decorare le sale della palazzina e della foresteria della dimora del committente. I temi sono quelli delle grandi opere letterarie del passato accompagnate da uno stile semplice, ma carico di sentimenti, per arrivare ad un risultato che confermò la fama di uno dei più grandi pittori del Settecento.

L’epico programma iconografico

I due decisero di dividere i compiti: Giambattista fu impegnato nella realizzazione degli affreschi della palazzina, Giandomenico per la maggior parte di quelli della foresteria. Su consiglio del committente erudito e amante delle lettere, le pareti vengono decorate con i grandi temi di poemi epici, tutti collegati da un unico filo conduttore: quello dell’Amore.

Si ritrovano così il mito euripideo con il Sacrificio di Ifigenia, i grandi poemi epici quali l’Iliade e l’Eneide, il poema cavalleresco l’Orlando Furioso e, infine, il poema eroico “La Gerusalemme liberata”. Al programma iconografico così inusuale, scelto e predisposto personalmente dal committente, corrisponde una narrazione altrettanto inusuale basata per volontà dei due pittori sulla linearità narrativa. Sono raffigurate poche comparse nelle diverse scene, adoperando poche cromie, per la maggior parte chiare e luminose, ma comunque degne di nota.

Gli affreschi di Villa Valmarana di Giambattista Tiepolo. Il Sacrificio di Ifigenia

I primi affreschi sono quelli che interessano la zona dell’atrio, decorata con la storia di Ifigenia. Il mito narra della giovane figlia di Agamennone, individuata dall’indovino Calcante come vittima sacrificale per sopire l’ira di Artemide, che impediva il passaggio della flotta greca verso Troia. Sulla parte frontale all’ingresso prende vita la scena principale, quella che narra del sacrificio di Ifigenia.

Si può notare immediatamente la figura dell’indovino, pronto a compiere l’immolazione insieme alla giovane nefasta. Gli astanti intorno alzano lo sguardo verso la parte superiore. Osservano l’apparizione miracolosa di due amorini che su di una nuvola accompagnano una cerva, che prenderà il posto della ragazza. Il sacrificio venne interrotto per l’apparizione dell’animale inviato da Artemide, che per benevolenza risparmiò la giovane facendo immolare la belva al suo posto. La dea, raffigurata nella zona superiore, è ritratta nel momento dell’ordine dell’interruzione dell’atto del sacrificio. Al centro, oltre il gruppo di uccisore e vittima sacrificale, si notano delle bandiere rosse muoversi. È Eolo a spostarle, il dio dei venti, permettendo alla flotta greca di iniziare il proprio viaggio verso Troia.

Sala della Gerusalemme Liberata. “Il Trionfo della Virtù sull’Ignoranza”

Nella sala decorata dalle storie della “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso, il filo conduttore è quello dell’amore di Rinaldo e Armida, raccontato nei canti XIV e XVI del poema. La scena è composta da tre personaggi. La maga Armida grazie al suo ammaliante canto riesce a far addormentare il cavaliere crociato Rinaldo, e servendosi di un cocchio lo porta nella propria dimora, allontanandolo dalla guerra e dal suo compito. Grazie ad uno specchio la maga fa innamorare il cavaliere che abbandona la missione della crociata. Il comandante dell’armata, di conseguenza, invia due soldati per riportarlo indietro. Rinaldo, grazie ad uno scudo magico, si accorge del sortilegio ricevuto e decide di riprendere la propria missione.

Il soffitto, opera del figlio Giandomenico, è decorato con la scena del “Trionfo della Virtù sull’Ignoranza” affermando la celebrazione del bene sul male. Le vicende di Armida che rapisce Rinaldo dormiente, dei due amanti in seguito scoperti da Ubaldo e Guelfo e dell’eroe che abbandona la maga, vengono narrate in modo disteso. Si nota una particolare attenzione ai dettagli a rendere palpabile e visibile i sentimenti, le emozioni che coinvolgono i protagonisti. Il tutto avviene dentro delle cornici di gusto rocaille, create da Gerolamo Mengozzi detto “il Colonna“.

Gli affreschi di Villa Valmarana di Tiepolo. Palazzina e Foresteria

Le altre sale della Palazzina, decorate con i grandi racconti del passato, sono state create seguendo sempre il tema dell’amore. Nella Sala dell’Iliade viene raffigurato l’episodio di Briseide che viene scelta come schiava di Agamennone. Compare un Achille deciso a riprendere la donna, ma fermato dalla Dea Minerva, viene consolato dalla propria madre Teti. Nella Sala dell’Orlando Furioso è la vicenda di Angelica ad essere raffigurata. Fatta prigioniera dai pirati e liberata dal cavaliere Ruggero, in un secondo momento incontra il soldato saraceno Medoro di cui si innamorerà. Nella Sala dell’Eneide, Mercurio il messaggero degli Dei, si mostra ad Enea con l’ordine di lasciare Cartagine per poter proseguire il suo viaggio verso il Lazio.

Nelle sette Sale della Foresteria, si può ammirare il lavoro del figlio Giandomenico e confrontarlo con quello del padre nelle Sale della Palazzina. I temi sono variegati. Si ritrova il soggetto allora in auge della cineseria, che si presta al nome della Sala, ma anche un accenno al mondo compestre veneto con la Sala dei Contadini. La Sala delle Passeggiate dei signori riprende il rito sia di estate che d’inverno, mentre La Sala degli Dei è stata interamente decorata dal padre Giambattista. La Sala del Carnevale vanta il tripudio del grande quadraturista Mengozzi e la Sala delle Architetture celebra il trionfo dell’operato di Antonio Visentini. Infine la Sala dei Putti ricca delle tenere figure dei bimbi occupati a giocare tra loro.

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