Gli scatti di Vivian Maier. L’io nascosto tra riflessi ed ombre

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La street photography di Vivian Maier
©Vivian Maier/Maloof Collection

Il nome di Vivian Maier ai più è sconosciuto, ma è stata una grande artista per la street phothography con i suoi scatti dia strada, della vita di tutti i giorni. Vivian Maier di mestiere faceva la tata, ha cresciuto parecchi bambini dai quali era adorata. Una moderna Mary Poppins che al posto di borsa e ombrello portava sempre al collo la sua Rolleiflex, macchina fotografica acquistata con i proventi della vendita di un  terreno in Francia, paese di cui la sua famiglia era originaria.

«Ho fotografato i momenti della vostra eternità, perché non andassero perduti»

Nata a New York nel 1926, negli anni ’50-’60 inizia a catturare col suo obiettivo scene della vita di tutti i giorni, personaggi comuni immersi in scene di vita quotidiana. Bambini del suo quartiere, il Bronx – ancora non tristemente famoso -, vecchiette dimesse, barboni ubriachi, ladies eleganti, coppie che si abbracciano. Senza saperlo Vivian Maier fissa sui negativi la vita dell’America dagli anni ’50 ai ’70. Pochi sono i personaggi espressamente in posa, consapevoli di essere immortalati. Per la maggior parte i suoi scatti sono scene di vita rubate che fermano sguardi inconsapevoli, giochi di bambini, passeggiate di innamorati. Da New York Vivian Maier si trasferisce a Chicago, come bambinaia dei figli dei coniugi Gensburg, che le mettono a disposizione una camera con bagno. Il bagno  fungerà da camera oscura. Qui i momenti di vita delle persone sconosciute diventano reali.

La ricerca di Vivian Maier nel riflesso e nell’ombra

I suoi scatti danno spazio alla spontaneità dell’attimo trasmettendo un grande senso di leggerezza, nonostante in realtà la composizione delle sue foto sia studiata e rigorosa. C’è sempre l’evocazione di un sentimento, la spensieratezza di uno stato d’animo da eternizzare e ricordare. Si avverte forte la necessità di raccontare intere storie in un solo scatto, e Vivian ci riesce creando realtà quasi oniriche ed evidenziando i soggetti sempre indirettamente, attraverso un’ombra o un riflesso. La vita immortalata sembra fuoriuscire dalle sue opere e l’uso del riflesso, a lei così caro, enfatizza il senso di ritrarre una storia dentro altre storie

Una foto dentro una foto, il riflesso di una donna dentro l’ambiente che vive dietro, trasparenze e sovrapposizioni. I numerosi autoritratti rientrano in questa visione. Spesso il suo riflesso nelle vetrine si fonde con le figure al di là del vetro, altre volte è una dichiarazione di vita, segnando il suo passaggio in quel contesto, in quel momento. Un modo per dire “anche io ci sono” che va ben oltre la classica ricerca della propria identità attraverso l’autoritratto, Vivian Maier ricerca la sua essenza e persona in un mondo di cui forse non si sente pienamente parte integrante. Una ricerca psicologica complessa che si traduce con un dialogo calibrato tra sè e l’ambiente, così come tra le diverse parti presenti nello scatto.

Un altro elemento preponderante della sua opera è l’uso dell’ombra, complementare al riflesso. Ombra come parte di sè, appendice della sua persona che si insidia del mondo senza però disturbarlo a pieno con la propria presenza in carne ed ossa. L’ombra negli scatti si fonde col concetto dei autoritratto, segnando allo stesso tempo una presenza e un’assenza.

«Se hai qualcosa da dire, meglio farlo stando dietro la macchina da presa che di fronte.»

La street photography come stile di vita

Con la Rolleiflex poggiata sul ventre, Vivian partorisce immagini che per lungo tempo rimarranno sconosciute, addirittura nemmeno sviluppate ed ancora celate nei rullini. Per gran parte della sua produzione in bianco e nero la Rolleiflex sarà sua compagna di vita. Dai ’70 in poi gradualmente passa alla fotografia a colori con la Leica davanti agli occhi. Questo passaggio segna anche un cambio nei soggetti concentrandosi maggiormente su elementi astratti, graffiti, giornali ed altri oggetti.

Vivian riesce a conservare nei suoi scatti le scintille delle vite comuni. Cogliere l’attimo di vita, il mistero d’uno sguardo, l’alchimìa amorosa di un bacio è per la Maier fissare un istante di eternità, farsi regista di un film che nessuno vedrà mai, con attori che non sapranno mai d’averlo intepretato. Vivian Maier si fa pittrice di ritratti in movimento che non vedranno mai le sale d’un museo.

Il tesoro ritrovato di Vivian Maier

Non sviluppò mai tutte le innumerevoli foto scattate. Forse per motivi economici, forse per motivi di spazio o per altre cause che non conosceremo più. Toccò a John Maloof, agente immobiliaere di Chicago ed appassionato collezionista, scoprire il tesoro segreto di Vivian Maier. Un gruppo di rullini mai sviluppati erano conservati in un box da lei affittato e svuotato dopo la sua morte – avvenuta nell’aprile del 2009 in una casa di cura pagata dagli ormai cresciuti ragazzi Gensburg, che non l’avevano mai dimenticata -.

Il tesoro di Vivian Maier, l’opera di una vita, constava di più di 150.000 negativi, migliaia di rullini non sviluppati, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni e appunti. Una donna che aveva fatto della fotografia il suo vero lavoro e di cui scopriamo adesso le opere, che a poco a poco stanno vedendo la luce, dopo la sua morte.

«Bene, io credo che nulla sia destinato a durare per sempre […] Si tratta di una ruota. Se vai avanti, devi arrivare alla fine. E poi qualcuno ha la stessa opportunità di andare alla fine e così via.»

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