Il Mentalista Francesco Tesei colpisce ancora con “Human”

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Human, lo show del Mentalista Francesco Tesei

Francesco Tesei è noto in Italia come uno dei massimi esponenti del mentalismo. Ha portato al teatro Diana di Napoli il suo ultimo spettacolo, “Human”. La sua è un’arte che coniuga psicologia, comunicazione e illusionismo. Il Mentalista dà la percezione di poter leggere nella mente umana, mentre nella realtà influenza il pensiero altrui o sviluppa capacità di calcolo elevatissime.

Il Mentalista Francesco Tesei e l’arte di giocare con le menti 

Lo show di Francesco Tesei mette il pubblico contemporaneo di fronte alle disconnessioni emotive verso le quali i social ci stanno conducendo. La sceneggiatura, curata insieme a Daniel Monti, è divertente e appassionante al contempo. Tesei è un comunicatore nato e coinvolge spesso gli spettatori che diventano co-attori sul palco insieme a lui, ma anche seduti in platea o in galleria non si sentono mai soli.

Nella rappresentazione di circa 2 ore vediamo l’alternarsi di diversi numeri di illusionismo, ipnosi, lettura del pensiero etc. La colonnina di mercurio della tensione e quindi dell’attenzione rimane sempre ad altissimi livelli. Il pubblico non toglie gli occhi di dosso al protagonista, contemporaneamente non perde l’occasione di confrontarsi di continuo col vicino di poltrona. In questi due momenti di comunicazione che sembrano semplici, ma in un normale spettacolo teatrale non possono sempre verificarsi, sta la chiave del successo di “Human”.

Per tutto il tempo ci si chiede dove sia il trucco. E ad ogni spettatore viene facile concentrarsi su un particolare per sbugiardare Francesco Tesei. Mille obiezioni potrebbero essere mosse contro. D’altronde lo spettacolo è congeniato alla perfezione per non evidenziare sbavature nei perfetti meccanismi che regolano la mente umana. Francesco Tesei e Daniel Monti tendono una trappola in cui catturano lo spettatore e riescono abilmente a condurlo verso un finale del tutto inaspettato.

Andare a teatro ed essere abituati a vedere un classico spettacolo di prosa, non agevola la visione di uno show di mentalismo. Bisogna sfrondarsi da preconcetti, scetticismi e riluttanze di ogni genere. Il Mentalista in questa messinscena si propone un obiettivo molto alto. Vuole ripescare l’umano che è in ogni persona presente e metterlo in connessione tutto il pubblico, stavolta attraverso i sentimenti veri e non le gratificazioni istantanee a cui i social network ci hanno abituati. Così propone un lungo viaggio attraverso i ricordi che accomuna tutti gli esseri umani, immaginati come singoli alberi di una foresta che comunicano wi-fi, senza per forza toccarsi.

Human connette le anime degli spettatori

Due ore nella vita di un uomo possono essere poche o sembrare un’eternità. In “Human” non sono né l’una, né l’altra. Il tempo viene congelato e scongelato a piacimento degli autori. Sicuramente per chi è abituato ad una certa dose di poesia a teatro, può riuscire difficile ritornare a vivere la propria emotività attraverso la ragione, le citazioni d’autore o i momenti esperenziali. Con queste aspettative si vivrà un viaggio piatto.

Se invece volessimo romanticamente considerare Tesei come un sociologo degli anni ’70. Uno di quelli della scuola di Chicago, sceso dalle cattedre dell’università, fuggito dagli impermeabili circoli accademici per approdare in mezzo alla gente ad applicare il metodo dell’osservazione partecipante. E poi ritornato in cattedra ad offrirci i risultati del suo lavoro sul campo. Allora potremmo trovare una terza via per assistere allo spettacolo. Una via intrisa di pedagogia forse, ma nella quale troveremo tantissimi spunti di riflessione.

Quindi, dopo aver partecipato a “Human”, mi piace immaginare il Mentalista come un divulgatore. Uno studioso delle scienze umane che prende spunto dal lavoro di Manfred Spitzer – “Demenza digitale”. Testo al quale Tesei non nega di essersi ispirato, anzi lo cita e vi rimanda più volte all’interno dello spettacolo, con la bontà di chi ha raggiunto una verità e la vuole condividere col mondo. Mi piace immaginarlo come un sociologo contemporaneo a cui non importa a tutti i costi commuovere ma far sì che, uscendo dal teatro, i propri anticorpi digitali si riattivino, il cervello si accenda di nuovo e l’attenzione sia alta nell’orientamento della propria vita in modo da non lasciarsi orientare, manipolare e inebetire. E in questo un sorriso, un pizzico di magia e una partecipazione attiva allo spettacolo non guastano per niente, anzi rappresentano un cambio di prospettiva importante nel panorama mentalista e teatrale italiano.

Una menzione particolare va allo staff del teatro Diana, nello specifico al service, che ha svolto un lavoro perfetto, fondamentale in uno spettacolo dove il comparto audio e luci conta tantissimo.

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