I “Big Eyes” di Margaret Keane. Anima e occhi della Pop Art

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Big Eyes di Margaret Keane. Golden Girl

Icona americana senza tempo dell’arte contemporanea, a 92 anni Margaret Keane dipinge ancora oggi ed è una delle artiste più influenti e prolifiche di tutto il mondo con i suoi “Big Eyes”.

Nata Peggy Doris Hawkins il 15 settembre 1927 a Nashville, Margaret Keane è una pittrice che divenne un vero e proprio fenomeno negli Stati Uniti tra il 1960 e il 1970 per i poster e le cartoline delle sue opere che si vendevano a milioni nei supermercati. I suoi dipinti a olio o tecnica mista di donne, bambini o animali si distinguono per gli occhi enormi. Ricordano i volti delle bambole, ma sono in grado di esprimere emozioni e sentimenti umani e si inseriscono a pieno titolo nell’ambito della Pop Art.

«Se le sue opere non fossero di buon livello, non piacerebbero a così tante persone» – Andy Warhol

Molti dei più celebri attori di Hollywood tra cui Joan Crawford, Natalie Wood e Jerry Lewis, tanto per citarne alcuni, le commissionarono i loro ritratti. E fu anche incaricata di dipingere John e Carolyn, i figli del Presidente John F. Kennedy. Suoi lavori sono conservati, tra l’altro, al National Museum of Western Art di Tokyo in Giappone, al Contemporary Museum of Art delle Hawaii, al Triton Museum di San Josè in California, al Laguna Art Museum di Laguna Beach e al Brooks Memorial Museum del Tennessee.

Nello stesso decennio Margaret diventò famosa anche per essere vittima di uno dei più intriganti furti artistici del XX sec. Ne fu protagonista insieme al secondo marito, Walter Keane, che si appropriò del suo lavoro e del suo talento e si prese il merito di qualcosa che non aveva fatto. Lei infatti, firmando le sue opere solo “Keane”, consentì al marito di far credere di essere un grande artista e che i quadri fossero suoi.

“Big Eyes” di Tim Burton apre gli occhi sullo scandalo del marito/ladro

«Lei l’ha creato. Lui l’ha venduto. E loro l’hanno comprato.
Una storia vera sull’arte e l’arte dell’inganno.»

Con questo slogan è stato presentato il film “Big Eyes” di Tim Burton dedicato alla incredibile storia di Margaret Keane e da lui diretto nel 2014. Il visionario regista inglese è un grande ammiratore dell’artista, di cui possiede tra l’altro una considerevole collezione di dipinti. Il film è una narrazione di genere biografico, con una straordinaria Amy Adams nella parte della pittrice e un altrettanto brillante e convincente Christoph Waltz che interpreta suo marito Walter Keane.

Nella pellicola ricorre uno dei motivi tipici della produzione di Tim Burton: l’eterno rapporto tra il male e il bene, in questo caso travestiti da mostro cattivo (il marito) e da persona gentile da salvare (la moglie). Racconta la vera storia di Margaret Keane, che era la pittrice, mentre il soffocante marito, abilissimo nel promuovere e vendere i lavori della moglie spacciandosi come il vero autore dei quadri, si conquistò una fama internazionale del tutto immotivata.

Occorre dire però che all’inizio lei fu d’accordo, convinta che altrimenti, in quanto donna, non sarebbe mai riuscita a vendere le sue opere. Dopo dieci anni la coppia finì col divorziare. In seguito Margaret citò comunque Walter in giudizio e, dopo una battaglia legale senza esclusione di colpi, fu ristabilita la giusta paternità delle opere.

Mondi interiori nei “Big Eyes” di Margaret Keane

Con il suo inconfondibile stile figurativo, la copiosa produzione artistica di Keane è alquanto varia e comprende stampe, litografie, dipinti, disegni e sculture. I suoi  soggetti sono sempre immobili, statici per lo più in postazione verticale, ma la sua fantasia si rivela inesauribile nell’inventare situazioni sempre nuove per le stesse figure. Tutte hanno un tratto comune: la sproporzionata grandezza degli occhi dei suoi personaggi. Enormi globi oculari fermi nella loro contemplazione. A questo proposito, l’artista stessa ha dichiarato:

«I bambini in genere hanno gli occhi grandi ma nei miei dipinti li ho voluti fare ancora più grandi. Mi ha sempre interessato disegnare gli occhi perché sono la parte del corpo che mostrano meglio l’interiorità di una persona. Gli occhi sono il modo in cui esprimo le mie emozioni e i miei sentimenti. Da piccola ho subito un’operazione che mi ha reso sorda per un certo periodo e mi affidavo soltanto allo sguardo» – Margaret Keane

Occhi spalancati su un’infanzia melanconica

Nel periodo in cui visse all’ombra e “in schiavitù” di Walter, i dipinti di Margaret avevano come soggetto bambini tristi e perduti, circondati da sfondi cupi. I piccoli trovatelli, gli orfanelli in lacrime piacevano molto al grande pubblico, perché capaci di far vibrare le corde più sensibili a certi argomenti. Altri invece li trovavano sentimentali, svenevoli e amatoriali. Non avendo vinto premi, una parte della critica li riteneva roba sentimentale, dozzinale, orribile, piena di atrocità, ai limiti del grottesco e del kitsch.

«Eppure così tante persone li adoravano davvero. I piccoli li amavano. Anche i più grandicelli. Quindi alla fine pensai:Non m’importa. Dipingo solo ciò che voglio dipingere”» – Margaret Keane

L’universo innocente nei “Big Eyes” di Margaret Keane

Dopo aver lasciato l’ex-marito ed essersi trasferita alle Hawaii, l’artista divenne una fervente Testimone di Geova e le sue opere iniziarono a presentare una mano più felice e leggera. Bimbi, cagnolini e gattini, situati in ambienti più sereni e luminosi, paiono abbozzare timidi sorrisi. Visini paffuti con occhi celesti e guance rosee che sbocciano dai fiori. Bambine graziose con cappellini tra palloncini colorati, ballerine in tutù rosa. Bambini in maschera, vestiti da arlecchini oppure seduti solitari nei campi.

I soggetti hanno acquisito uno sguardo più languido e tranquillo. Col passare del tempo lo stile di Keane matura, ma occhioni e lacrime rimangono comunque una costante nella pratica pittorica tuttavia, adesso, si tratta di “lacrime di gioia” o “lacrime di felicità”. Così innocenti e pur sempre alla ricerca di qualcosa!

«Per tutta la vita ho cercato una risposta alle mie domande: Perché siamo qui? Qual è lo scopo di tutto? Sono le risposte a questo tipo di domande che i bambini nei miei quadri cercano veramente» – Margaret Keane

È pertanto un mondo infantilizzato quello dipinto dall’artista statunitense, che riflette un’innocenza primordiale insita nell’essere umano e dai cui occhi sgranati però emergono, come dalle profondità dell’anima, quesiti importanti, le fondamentali domande dell’uomo. Chi siamo? Perché soffriamo? Che ci facciamo qui? Domande che non hanno ancora ricevuto risposta a giudicare dai recentissimi lavori di Keane.

Precursore di Yoshimoto Nara

Di sicuro Margaret Keane può essere ritenuta un modello d’ispirazione per l’artista giapponese Yoshitomo Nara, anche lui noto per i suoi dipinti di bambini e animali dai grandi occhi a mandorla che appaiono dolci e inquietanti allo stesso tempo. Contemporaneo di Takashi Murakami, Nara è stato influenzato tanto dalla cultura popolare occidentale quanto da quella dell’estremo oriente. La sua poliedrica attività artistica indaga temi di isolamento, ribellione e spiritualità attraverso l’incisione, la pittura, la scultura, la ceramica e le installazioni. Non esistono, probabilmente, parole più appropriate per descrivere le opere di Margaret Keane di quelle del premio Nobel per la letteratura nel 1998 il quale, ormai avanti negli anni, scriveva.

«Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l’unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un’anima» – Josè Saramago

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