‘I coniugi Arnolfini’ di Jan van Eyck e il nuovo colore

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“I coniugi Arnolfini” di Jan Van Eyck: il nuovo colore

“I coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck è una delle opere più conosciute di quest’artista, tra i massimi interpreti dell’arte fiamminga di metà Quattrocento. Si può definire un’opera rivoluzionaria.

Giovanni Arnolfini, mercante originario di Lucca, si fa ritrarre insieme alla sua sposa Giovanna Cenami in uno dei momenti più importanti: il suo matrimonio. Indubbia la ricchezza del committente, tale da potersi permettere un’opera del pittore affermato Jan van Eyck, si fa ritrarre nella sua casa. Tantissimi dettagli emergono dai molteplici oggetti ed elementi, tanto da sembrare di trovarsi in casa Arnolfini. Un lampadario, una scritta sul muro, uno specchio, due mani, un cane, offrono la centralità della scena composta simmetricamente dai due sposi. Lo sfondo è definito così chiaramente dalla prospettiva minuziosa che si intravede, al di là della finestra, un albero da frutta.

“I coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck. Primo nell’uso della prospettiva e della pittura ad olio

La luminosità dei colori, che rende la composizione viva e reale, è data dall’invenzione di Jan van Eyck della pittura ad olio. Per invenzione si intende un nuovo modo di legare il colore al proprio addensante. Innovativi sono l’utilizzo della tempera, ottenuta dai pigmenti naturali da cui ricavare i diversi colori che vengono poi associati all’uovo, e la sostituzione con l’olio per una maggior brillantezza e minor secchezza delle tinte.

Oltre la brillantezza dei colori e l’uso della prospettiva, che permette una più chiara distinzione delle profondità, possiamo considerare questa opera come l’antenato della fotografia. Osservando nel dettaglio si scorgono l’artista e i testimoni, insieme con tutto ciò che c’è alle loro spalle, riflesso nello specchio. Un dettaglio davvero rivoluzionario che verrà portato avanti da moltissimi artisti futuri. Dipingere diventa, come il fotografare, l’atto di presenza e testimonianza di un determinato avvenimento e il quadro, come la fotografia, viene inteso come elemento che riproduce la realtà in tutti i suoi dettagli.

Lo scopo di Jan van Eyck è compiuto! La sua volontà di riprodurre la realtà lo porta anche a dipingere ciò che finora l’arte non aveva permesso di riprodurre: il suo riflesso. Non mancano riferimenti simbolici al tema del matrimonio. In comunione ai principi cristiani compaiono la mela sul davanzale, simbolo della Passione di Cristo e il rosario appeso sul muro, come chiaro riferimento della fede dei due coniugi. L’ulteriore testimonianza della presenza d’artista è data anche dal firmamento latino che Van Eyck decide di rappresentare sul muro: “Johannes de Eyck fuit hic”, ossia “Jan van Eyck era presente”.

Il nuovo modello d’Oltralpe

Brunelleschi, Masaccio e Donatello definiscono il rinnovamento dell’arte e del modello antico, che prevede il riscatto italiano dopo la lunga fase goticaLa rinascita italiana è condivisa anche in Nord Europa con la stessa volontà di aderire ad un nuovo tipo di pittura, lontana dalle fattezze gotiche che avevano ornato le facciate delle immense chiese medievali con ingombranti temi simbolici.

Jan van Eyck elabora il mondo visibile attraverso il colore e i dettagli del vero. Artista fiammingo di grande prestigio, lavora per Giovanni di Baviera e per Filippo III di Borgogna. Se gli italiani concentrano l’attenzione sul dato matematico nella realizzazione prospettica e nella ripresa delle forme classiche rivisitate del corpo umano, nelle zone d’Oltralpe si lavora maggiormente su come aderire in maniera efficace al dato reale. Le soluzioni sono offerte dall’artista che, per primo, inaugura la stagione dell’arte fiamminga come unicum a cui ispirarsi.

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