"I fantasmi di una vita" di Hilary Mantel: trama e spiegazione - il Chaos

“I fantasmi di una vita” di Hilary Mantel: trama e spiegazione

Una bambina in bianco e nero vicino ad un bambino che sembra essere uno dei fantasmi di Hilary Mantel

Giunta ai 50 anni, Hilary Mantel guarda alla sua vita senza remore e con il coraggio di intravedere «con la coda dell’occhio i fantasmi delle altre vite che avresti potuto fare». In ogni casa in cui si è abitato permane la presenza della «persona che potevi essere e non sei stata». “I fantasmi di una vita” di Hilary Mantel (Fazi Editore) si snoda tra realtà vera e realtà virtuale, in uno scontro continuo tra vita vissuta e vita che è fantasma di sè.

“I fantasmi di una vita” di Hilary Mantel. I conti fatti con i fantasmi delle vite non vissute

Il valore della memoria, i ricordi archiviati in cassetti immaginari, brandelli di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. I pensieri restano in testa fino a quando, giunta alla mezza età, Hilary decide di scrivere il romanzo della sua vita, tra persone reali (i genitori) e fittizie (i figli non nati), tentando di «recuperare i diritti di autore su me stessa».

Ecco allora le fantasie di una bambina, i momenti di “consapevolezza piena”, le malattie immaginarie, i passaggi adolescenziali, il giudizio impietoso sui genitori che «per stare dietro al dettaglio perdevano di vista l’essenziale» fino alla comprensione. Il mondo visto con gli occhi di una bambina sottoposta ad una educazione rigida che non le impedisce di sciogliere le briglie di una fantasia immaginifica e scoprire fantasmi nella casa e sognare di guidare cavalieri erranti per difendere i deboli e gli oppressi.

Come funziona l’esistenza di un bambino, che non ha voce in capitolo sulla sua vita?

La bambina Hilary è osservatrice passiva a cui nessuno da’ spiegazioni, che quindi cerca nella sua fantasia.

Hilary deve subire la “fuga” in un’altra contea nel 1963, acquisisce un nuovo nome ed una nuova vita, al seguito della madre e del suo nuovo compagno, una nuova casa. Ogni casa è diversa dalle altre: una vita fittizia in una famiglia fittizia, cui è facile abituarsi per i fratelli più piccoli, non per lei che vede scomparire la figura del padre con un altro che ha acquisito lo status di padre/ genitore.

L’educazione continua in un collegio cattolico, con conseguente ribellione alle regole imposte. Critica feroce dei collegi fabbriche di santità che sfornavano brave ragazze cattoliche «pronte ad acchiapparsi» il bravo ragazzo cattolico per perpetuare la specie. In Hilary i ragionamenti da adulta sono in contrasto con la sua condizione di bambina.

Scopre che la verità «è squallida e piena di chiazze» e contestualmente smette di credere in Dio. Il passaggio all’Università, assieme ai problemi di mantenimento ed alle critiche al mondo accademico, pone il problema della condizione femminile in una società che sembrerebbe privilegiare la maternità al mettere a frutto gli studi.

Il matrimonio per poter trascorrere le notti assieme al fidanzato

Il confronto con la malattia ed il dolore in una società maschilista viene considerata psicosomatica, specie nel caso di donne istruite e pertanto nevrotiche, quindi viene curata con antidepressivi provocando in realtà altri problemi. Il rapporto con medici distanti, poco empatici, pieni di atteggiamenti sessisti, tenutari dei misteri e delle soluzioni sulla salute ed il confronto con un corpo che cambia in modo esponenziale segnano questi anni. Diventa sempre più forte e determinante la consapevolezza di valere poco e di meritare pochissimo, ponendosi quindi in condizione di sudditanza nei rapporti con gli altri e soprattutto con i medici.

Finalmente scoperta la causa fisica del malessere, con un intervento invasivo che la priverà anche della speranza della maternità prima ancora di poterla desiderare, finirà con un corpo ridotto ad “oggetto rimaneggiato”.

Il ruolo della maternità e della scrittura

Quando la maternità diverrà un traguardo irraggiungibile, la creazione consolatoria di una figlia immaginaria è vista come una seconda chance. Figli che iniziano ad esistere prima ancora di esserci, e se abortiti divengono fantasmi opalescenti nella vita delle madri si tramutano in lutto eterno, espressione delle occasioni mancate.

Imorti della famiglia ed i figli non nati diventano figure evanescenti che acquisiscono una realtà propria nella mente di chi li ha ricordati o costruiti ex novo. Creature fantastiche oppure orribili si materializzano nelle pagine scritte, appena uscite dai sogni.

Case diverse l’una dall’altra, traslochi continui, ma ogni casa mantiene i suoi fantasmi, «avanzi di stoffa della vita quotidiana». I fantasmi di cui Hilary Mantel continuerà ad occuparsi ricambieranno verso di lei la stessa cura.

La scrittura in questo romanzo ricuce la vita dell’autrice, ricorda la bambina che è stata, per sapersi ritrovare nelle parole scritte dopo le esperienze vissute. La scrittura ancora una volta assume un ruolo salvifico per ritrovare se stessi e ricostruire la propria vita, sfogliando a ritroso il libro della sofferenza.

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Laureata in lettere, unisco all’amore per l’arte, il teatro e la musica classica anche quello per la lettura e la scrittura che coltivo da parecchi anni.

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