I “Floating Piers” di Christo. La leggera distruzione della Land Art

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"Floating Piers" di Christo.
Ph. Wolfgang Volz

I “Floating Piers” di Christo sono stati un’istallazione artistica situata nel lago d’Iseo, realizzata dall’artista insieme a Jeanne-Claude, compagna d’arte e di vita, deceduta prima di vedere la finalizzazione del progetto.  

La performance temporanea – come sono d’altronde tutte quelle realizzate dall’artista – è stata fruibile solo dal 18 giugno al 3 luglio del 2016. Consisteva in una rete di pontili galleggianti aperta al libero transito pedonale. Ha unito per tre settimane la cittadina di Sulzano sulla terraferma, alle isole di Monte Isola e San Paolo. L’opera si sviluppava affascinante e spettacolare lungo il paesaggio lacustre. I pontili erano larghi 16 metri e sono stati realizzati in politene ad alta densità, per una lunghezza complessiva di 3 chilometri. Dopo la mostra, tutti i componenti sono stati rimossi e riciclati. 

“Floating Piers” di Christo in fusione con la natura

Christo con il site-specific “Floating Piers” ha voluto creare un rapporto imprescindibile e inedito con l’ambiente che ha accolto l’installazione per due settimane. Ha proposto un nuovo dialogo con l’elemento acqua, una soluzione architettonica nuova che ha permesso una rilettura del paesaggio, dello sguardo e delle abitudini dei suoi abitanti. I “Floating Piers” si inseriscono così nei water projiects che l’artista con la compagna ha sviluppato nel corso degli ultimi 40 anni in vari luoghi del mondo. Si pensa alla “Wrapped Coast”, il progetto realizzato sulla Littel Bay di Sidney nel 1969 o alla “Surrounded Islands” sulla californiana Biscayne Bay a Miami, dove 11 isole sono state circondate da sessanta ettari di tessuto rosa di propilene galleggiante sull’oceano.

«Mi imbatto in avventure incredibili, qualcosa che non vivrò mai più. Ogni progetto costituisce un viaggio della mia vita, qualcosa di indimenticabile. Ecco perché per me la libertà è la cosa più importante. Quando noi facciamo un progetto per realizzare i progetti ingaggiamo dei professionisti estremamente qualificati e molto costosi. Ma il gioco del capitalismo consiste in questo, comprarsi la propria libertà per non dovere scendere a compromessi né avere committenti. Mi sono sempre auto finanziato le opere vendendo i disegni dei progetti fatti a mano da me, faccio tutto da solo. Con i soldi posso fare quello che voglio, non ho committenti. Sono io a gestirli, è la mia libertà.» – Christo

Un’opera titanica. I pontili ancorati alla superficie del lago sono stati rivestiti di tessuto arancione cangiante e increspato. Grazie a queste caratteristiche la superficie dell’istallazione rifletteva la luce nelle sue diverse sfumature: dalla luce zenitale e serotina fino a quella notturna e alle luci artificiali. Il tessuto cambiava tonalità se era asciutto, umido, in ombra o al sole. L’opera così configurata dava agli spettatori letteralmente la sensazione di camminare sull’acqua.

La Land Art di Christo. Terra come scenario

Christo è stato uno degli esponenti più significativi della corrente artistica Land Art, vale a dire “arte del territorio” o “arte della terra”. Si sviluppa soprattutto nei paesi anglosassoni e si riferisce all’azione da parte dell’artista sul territorio, sulla natura, spesso in luoghi e terreni solitari, desertici. La base culturale vede nel rapporto individuo-natura l’elemento basilare per la comprensione intuitiva della grandezza e della limitatezza dell’essere umano di fronte al cosmo.

Un altro elemento paradossale è l’esigenza di dematerializzazione dell’opera. Molte delle opere di Christo infatti consistono nell‘inscatolare e impacchettare le opere d’arte. Si approfondisce il rapporto tra l’artista, il sistema dell’arte e il suo mercato. Realizzando opere assolutamente temporanee e soggette al deperimento naturale in situ o site-specific, l’artista si sottrae alle regole del mercato o comunque forza il mercato a trovare nuove regole. Infine con le opere della Land Art il fruitore diventa parte attiva della loro realizzazione e non semplice spettatore.

La filosofia dell’assenza per dare presenza

 La Land Art porta dunque con sé quasi il senso, se non proprio della sparizione dell’opera, quantomeno della sua dispersione e della sua inevitabile cancellazione. Per quanto grandioso possa essere l’intervento, la natura, il mondo sono più grandi, più forti. Le prime opere di Christo consistono nel ricoprire con teli e con corde oggetti d’uso comune, come lattine, sedie, bottiglie e scatole. Il celare l’oggetto è un fattore scatenante della filosofia artistica di Christo, in quanto l’oggetto nascosto in realtà viene di fatto messo in risalto dalla sua presenza o assenza alla vista. Viene immaginato, anelato, esaltato dal sapore enigmatico che questa operazione ci dona. Il soggetto esiste – lo sappiamo – ma tolto al nostro sguardo rivela tutto il vuoto che lascia il suo non esserci.

Da subito i suoi progetti cominciano ad assumere una scala monumentale. Man mano che la sua fama si consolida i progetti crescono in grandiosità e sono anche assolutamente effimeri. Nessun evento dura più di 15 giorni, costringendo dunque il pubblico ad un appuntamento irripetibile per la fruizione dell’opera. Di fronte ai progetti della Land Art non si può non chiedersi che cosa sia l’Arte. Per Christo è sicuramente stupire, trasformare, dare una visione diversa del mondo rispetto alla classica. Lo fa con le sue costruzioni gigantesche, impegna mezzi, istituzioni, denaro, energie nel raggiungere il suo obbiettivo. Il risultato è un temporaneo cambiamento destabilizzante del mondo sensibile. È questa l’Arte? Sicuramente è un grande spettacolo.

“Floating Piers” di Christo. Specifiche tecniche e critica

Il progetto è stato un vero successo con un totale di 1,5 milioni di visitatori e code chilometriche nei dintorni 24 ore su 24. Un vero e proprio evento mediatico che ha portato alla ribalta internazionale il lago d’Iseo. La realizzazione dell’opera ha richiesto più di due anni di lavoro e la presenza di manodopera specializzata sia per la produzione dei 220.000 cubi con pioli necessari a costituire la struttura portante dei pontili, che per la realizzazione dei 190 blocchi in calcestruzzo posizionati sul fondo del lago, ognuno del peso di 5,5 tonnellate.

I “Floating Piers” di Christo hanno avuto commenti entusiasti, ma anche critiche. Lo storico Mimmo Franzelli, interpellato sull’argomento, rispose chiedendo: «Entreremo nella storia dell’arte o del kitsch?». Philippe Daverio, noto critico d’arte, usò queste parole per definirla.

«Obsoleta, una fiera di paese. Invece di impostare una politica di rispetto e valorizzazione del territorio, ci muoviamo nel regno dell’effimero…una furbata d’artista».

Il New York Times l’ha invece annoverata tra le opere più significative di quell’anno.

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