I “Girasoli” di Van Gogh. Espressione del sentimento della natura

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"Vaso con dodici girasoli" di Vincent van Gogh 1888

Fiori ruvidi, impervi, pregni di un’espressività indomita e allo stesso tempo sensibili alle asperità della vita. I “Girasoli” di Vincent van Gogh sono tra le sue opere più amate. Il grande artista olandese della pittura postimpressionista fece del puro sentimento della natura la sua più grande fonte d’ispirazione. Realizzò nell’arco della sua breve carriera una decina di opere dedicate alla ricerca delle più svariate possibilità pittoriche suggerite da questa particolare specie di fiore.

«È compito del pittore farsi fagocitare dalla natura e servirsi delle proprie capacità per esprimere, attraverso la sua opera, sentimenti che siano intelligibili agli altri.» – Vincent van Gogh

I “Girasoli” di Van Gogh sbocciano durante l’esperienza parigina

Van Gogh realizzò i suoi primi quadri con i girasoli durante gli anni del soggiorno parigino. La Parigi di fine ‘800 era il fulcro di irradiazione delle più innovative correnti culturali dell’epoca. Realismo, Impressionismo, Puntinismo e Simbolismo convivevano nella stessa città, in un caotico crocevia di tendenze artistiche che si influenzavano reciprocamente e prendevano le distanze le une dalle altre. Nella capitale parigina, van Gogh conobbe i più grandi artisti del tempo – da Cézanne a Toulouse-Lautrec, da Gauguin a Seurat – ma soprattutto ebbe la possibilità di osservare da vicino la rivoluzione del colore iniziata da Eugène Delacroix e portata avanti dagli impressionisti. La vista di quei colori vibranti, dai toni così squillanti, fu una vera folgorazione che indusse l’artista a rivalutare il proprio modo di dipingere.

Accantonò presto la tavolozza di bruni, che fino a quel momento lo aveva accompagnato, e iniziò a sperimentare un registro cromatico decisamente più luminoso e acceso. La personale rivoluzione artistica che mise in atto non si limitò tuttavia a una asettica riproposizione di un modello pittorico ideato da altri. Assimilò visceralmente gli insegnamenti dei maestri che tanto venerava per giungere a elaborare quel personalissimo linguaggio pittorico per cui oggi è indiscutibilmente amato e riconosciuto.

I ciclo dei “Girasoli recisi”

Il ciclo di “Girasoli recisi”, iniziato nell’estate del ’87, mostra già i segni del grande spessore artistico e della vivacità espressiva che caratterizzarono le opere dei suoi ultimi anni di vita. Le enormi corolle dorate dei “Due girasoli recisi”, che riempiono l’intero spazio della composizione, sono immerse in un turbinoso sfondo di pennellate che virano dal blu scuro all’azzurro. Il colore così pastoso e materico, steso sulla tela con rapide pennellate, domina l’intera opera, divenendone chiave interpretativa. La grandezza di van Gogh infatti risiede proprio nell’emotività che riesce a conferire alla pittura attraverso l’uso di specifici accostamenti cromatici, trasferiti sulla tela con furenti pennellate. Il colore per l’artista è il mezzo più efficace per esprimere la propria soggettività, mentre il linguaggio pittorico è il modo più diretto per comunicarla agli altri.

Ad intensificare l’aura emozionale dell’opera concorre la scelta del suo singolare taglio compositivo. Incentrato sulla contrapposizione degli elementi, il dipinto mostra i due fiori recisi, i cui steli sono tagliati di netto fuori dal campo visivo, uno di prospetto e l’altro di rovescio. Questo specifico modo di rappresentare gli oggetti è un chiaro omaggio all’arte giapponese – di cui van Gogh fu un grande collezionista di stampe – così come l’uso del marcato contorno per far risaltare le figure dallo sfondo.

Il soggiorno parigino fu fondamentale per la formazione artistica del pittore. Tuttavia i continui contrasti con i colleghi e il forte richiamo della natura, che non si assopì mai nel suo spirito, gli fecero presto rimpiangere la campagna. Decise così di lasciare la vivace e chiassosa Parigi per trasferirsi ad Arles, una cittadina nel sud della Francia, nel tentativo di trovare, oltre alla calma, un sole più caldo e luminoso che potesse giovare alla sua pittura. E così fu!

Cosa rappresentano i girasoli di Van Gogh nell‘amata casa gialla di Arles

«Un sole, una luce che in mancanza di meglio non posso che definire gialla, gialla zolfo chiaro, oro pallido limone. Com’è bello il giallo!» – Vincent van Gogh

Ridestato dall’energia vitale trasmessa da tutto quel sole e quel giallo, iniziò a dipingere una nuova serie di girasoli composta da 7 opere. Questa, come scrive nelle sue lettere al fratello Theo, avrebbe arredato la sua amata “casa gialla”, e più nello specifico le pareti della stanza che ospitato lo stimato collega Paul Gauguin. L’iniziale progetto dell’artista prevedeva la realizzazione di una dozzina di quadri che, come le vetrate di una cattedrale gotica, avrebbero inondato la stanza di una luce sacra e soprannaturale. Tuttavia i tragici eventi della sua vita lo costrinsero ad abbandonare i piani originari.

Storia e significato. Il ciclo dei Vasi con girasoli 

Nel “Vaso con dodici girasoli” realizzato nell’estate del ‘88 – oggi conservato nella Nuova Pinacoteca di Monaco – si percepisce l’estatico stato di eccitazione in cui versava l’artista nell’attesa della venuta dell’amico pittore. L’accordo cromatico delle diverse gradazioni di verde e di giallo utilizzate trasmettono un’intensa sensazione di gioia e serenità. Le grosse teste dei girasoli, modellate con sinuose pennellate che descrivono l’andamento dei petali, emergono con forza dallo sfondo bidimensionale, realizzato al contrario con pennellate regolari “a celletta”. L’uso di campiture di colore piatte e del contorno delle figure, entrambe retaggio dell’arte giapponese, si caricano di simbolismo, rendendo l’opera una metafora della vitalità della natura.

Tutt’altro portato emotivo emerge dal “Vaso con quattordici girasoli” del Van Gogh Museum, realizzato dopo gli eventi del fatidico 23 dicembre, giorno in cui l’artista, dopo l’ennesimo litigio con Gauguin, decise di mutilarsi l’orecchio. In questo quadro anche i girasoli sono piatti ed hanno perso parte della loro corolla. Lo slancio vitale dei primi dipinti del ciclo lascia il posto a una profonda e lacerante tristezza. Van Gogh non portò mai a termine il ciclo di “Vasi con girasoli” come lo aveva inizialmente immaginato, probabilmente perché presto dovette lasciare la tanto amata casa gialla, per essere ricoverato in una casa di cura a Saint-Rémy. La tristezza, la solitudine e l’angoscia che guidano le pennellate dell’artista in questi ultimi girasoli, sono il preludio di quella parte di vita tormentata e infelice.

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