I segreti dell’arte. Il “San Giorgio” nascosto di Aniello Falcone

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"San Giorgio" di Aniello Falcone

La Chiesa di San Giorgio Maggiore (ai Mannesi) a Forcella, chiesa paleocristiana edificata tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C., nasconde un segreto. Una grandissima tela del pittore settecentesco Alessio d’Elia raffigurante San Giorgio copre un secondo quadro. Basta spostare il dipinto, aprendolo lateralmente come fosse una finestra, per scoprire al di sotto ben celato un affresco di San Giorgio e il drago di Aniello Falcone. L’arteficio desta, sicuramente, stupore e meraviglia, e porta a interrogarsi sul come sia possibile tale sovrapposizione, come non sia venuta prima alla luce. Ancora una volta si conferma la bravura degli artisti italiani, non solo nell’arte pittorica, ma anche nel proteggere in modo così singolare questo grande tesoro per gli amatori d’arte.

Solo recentemente è venuto alla luce questo segreto. Nella zona dell’abside, alle spalle dell’attuale altare, si possono notare due enormi tele di Alessio d’Elia, di scuola solimeniana, che raffigurano San Severo una e San Giorgio l’altra. Durante dei recenti restauri che hanno coinvolto la parte del coro, si è scoperto che la tela con San Giorgio ne nasconde un’altra, un affresco di Aniello Falcone con soggetto nuovamente il San Giorgio. Grazie alla nuova sistemazione della tela del D’Elia su di un telaio incernierato è possibile ammirare entrambe le due opere, quella del primo livello e quella nascosta. Il montaggio sul telaio permette, con l’uso di una corda, di spostare la tela del D’Elia rendendo visibile il sottostante capolavoro di Falcone.

L’affresco nascosto. “San Giorgio” di Aniello Falcone

Il “San Giorgio” di Aniello Falcone, famoso pittore di controversie, è rimasto per oltre tre secoli nascosto dalle opere settecentesche. La datazione del dipinto è del 1645 circa ed è probabile, analizzando stile ed alcune imprecisioni, che fu creato insieme alla sua bottega. Il suo San Giorgio si erge fiero e forte con lancia alla mano, sulla groppa di un cavallo bianco simbolo di purezza, che impenna con vigore.

Il momento ritratto si svolge a Selem, nell’attuale Libria. San Giorgio nel piedo della potenza vitale assale e sconfigge il drago, colpevole di aver mangiato poco prima alcuni uomini, come si nota dagli scheletri e dal cadavere di un cavaliere lì vicino. Il santo così libera una donna, ritratta impaurita e in fuga, conferendo ulteriore tensione alla scena. liberando una donna. Il drago resta atterrito al di sotto gli zoccoli del maestoso puledro, caratterizzato da una coda annodata. Il lato positivo dell’esser stato nascosto per tre secoli alla vista di credenti e visitatori è che ciò ha permesso la conservazione dei colori originali della tela.

Ci si è chiesti come mai il dipinto sia stato celato per tutto questo tempo. Il pittore, storico dell’arte e biografo Bernardo De Domici, vissuto a cavallo tra ‘600 e ‘700, avanza un’ipotesi. Racconta della Compagnia della Morte, un’associazione che vedeva tra i suoi fondatori lo stesso Aniello Falcone e che nasceva con lo scopo di uccidere gli spagnoli del regno in tempo di vicereame. Il pittore si fece coinvolgere per vendicare la morte di un amico e, forse, in seguito a questo cominciarono anche ad azzerarsi le commesse alla sua bottega. Intanto un suo allievo cominciava già a farsi conoscere e a brillare di luce propria, Luca Giordano.

L’affresco di primo livello “San Giorgio” di Alessio D’Elia

Quando l’artista D’Elia venne incaricato per la realizzazione del suo San Giorgio, non ebbe il coraggio di lavorare sopra l’affresco di Falcone. Ponendo una tela sopra è riuscito a portare a termine la realizzazione suo lavoro e della committenza che doveva adempiere senza rovinare l’opera sottostante. Nel “San Giorgio” di Alessio D’Elia la scena è diversa da quella dell’affresco nascosto, seppur entrambe raccontano la medesima vicenda.

D’Elia fa svolgere la storia arricchendola di personaggi nella zona inferiore e di angeli in quella superiore. Il pittore crea un’atmosfera più scura, rispetto a quella della tela sottostante, rischiarata simbolicamente, tuttavia, da un confortante bagliore che ricorda la vittoria del bene sul male. Al centro della scena si staglia San Giorgio su di un cavallo dal manto più scuro di quello di Falcone, La fierezza che esprime il Santo condottiero è la medesima in entrambi i dipinti, è la fierezza di chi ha sconfitto il male e può innalzare la bandiera del bene supremo.

La Chiesa di San Giorgio Maggiore

La struttura fu costruita tra la fine del IV e inizi V secolo in qualità di chiesa paleocristiana. Era caratterizzata dalla presenza di due navate e di un’abside. La leggenda narra che fu fondata per volontà del Vescovo San Severo: infatti, la chiesa venne rinominata “la severiana” per tale motivo. Solo successivamente verrà intitolata in ricordo del Santo guerriero. Nel 1640 un incendio causò parte della perdita della chiesa, ristrutturata successivamente con l’intervento di Cosimo Fanzago. La ristrutturazione comportò alcuni cambiamenti come l’orientamento. Un altro cambiamento avvenne nella seconda metà del 1800, durante i lavori del progetto “Risanamento di Napoli” consentendo l’eliminazione della navata sull’attuale lato destro con il fine di compiere l’ampliamento di Via Duomo.

dipinto nascosto
Foto di Giuseppe Guida
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