I temi caldi del nuovo Parlamento europeo dopo le elezioni

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Nuovo parlamento europeo, elezioni europee

Il 26 maggio in Italia si sono svolte le elezioni europee per il rinnovo del Parlamento europeo con sede a Bruxelles. L’Italia è stato tra gli ultimi paesi dell’Unione ad essere chiamato per il voto. Rispetto alla precedente tornata elettorale del 22 maggio 2014 – che vedeva il Partito Democratico (PD) capeggiato da Matteo Renzi conseguire una vittoria con l’eccezionale percentuale del 41,8% – molte cose sono cambiate e i rapporti di forza tra i partiti dell‘attuale governo si sono addirittura rovesciati.

Ricapitolando. Gli esiti delle elezioni europee

Questa elezione ha visto vincente la Lega di Matteo Salvini col 34,26% di voti rispetto all’alleato del “Contratto di Governo”, il Movimento 5 Stelle (M5S) di Luigi Di Maio, crollato in terza posizione col 17,6% di voti.

Conquista la seconda posizione il Partito Democratico guidato da Nicola Zingaretti con il 22,74%. A seguire Forza Italia (FI) di Silvio Berlusconi con l’8,78% e Fratelli d’Italia (FdI) di Giorgia Meloni col 6,44%. Non sono riusciti invece a superare la soglia di sbarramento del 4% le liste : +Europa capeggiata dalla leader dei Radicali Emma Bonino col 3,1%; Europa Verde, – insieme dei Verdi di Angelo Bonelli e Possibile di Pippo Civati – ottiene il 2,32%, risultato molto scarso rispetto all’exploit delle forze ecologiste in Germania e Francia. In ultimo La Sinistra – insieme di partiti di sinistra radicale – con solo l’1,7%.

Ciò vuol dire che ad aver ottenuto il numero maggiore di seggi al Parlamento Europeo è la Lega con 29 parlamentari, a seguire il PD con 19 seggi, il Movimento 5 Stelle con 14, Forza Italia con 8, tra i quali torna lo stesso Berlusconi, e infine Fratelli d’Italia con 6.

Il nuovo assetto del Parlamento europeo, composto da 751 membri – il Presidente attualmente l’italiano forzista Antonio Tajani – vede una maggioranza formata dal Partito Popolare Europeo (PPE) capeggiata dal tedesco Manfred Weber con 180 deputati e dal Partito del Socialismo Europeo (S&D) guidato dall’olandese Frans Timmermans con 146 parlamentari.

Nel resto dell’Unione Europea i partiti sovranisti e populisti sono avanzati meno del previsto, mentre i blocchi tradizionali di centrosinistra e centrodestra hanno perso voti a vantaggio di liberali e verdi.

I temi che dovrà affrontare il nuovo Parlamento europeo

Alla luce di quanto emerge dal voto, sarà necessaria una coesione ancora maggiore da parte dei componenti del Parlamento europeo in merito ai grandi temi già venuti fuori nella passata legislatura. In primis è necessario ridurre il gap esistente tra i vari paesi all’interno dell’Unione europea, in quanto ciò potrebbe creare delle tensioni soprattutto dal punto di vista economico per la presenza di paesi tradizionalmente più forti che rischiano di allontanare ancor più gli altri già deboli strutturalmente.

Risulta necessario, al fine di affrontare la grande tematica dell’immigrazione, attuare politiche di sostegno ai paesi da cui si origina lo spostamento di masse di popolazione. Vi è inoltre il grande problema della Brexit in Inghilterra, in quanto le dimissioni del Primo Ministro, Theresa May, hanno riportato nuovamente l’Inghilterra al centro dell’Europa, pur non facendone più parte dal punto di vista formale. Per questo argomento da più parti si auspica il ripensamento da parte del popolo britannico sul rientro nella compagine europea.

C’è poi da sottolineare il prossimo cambio al vertice della Banca Centrale Europea (BCE) per la scadenza del mandato all’attuale Presidente italiano Mario Draghi. Pur nella neutralità del suo ruolo, ha sostenuto in maniera significativa il nostro Paese, che negli ultimi anni sta attraversando una congiuntura molto delicata dal punto di vista economico – finanziario. Non è secondo in termini di importanza il tema delle disuguaglianze sociali sia all’interno degli Stati Europei che al di fuori dalla nostra Europa.

In definitiva i nuovi parlamentari, dopo le elezioni europee, avranno un compito molto arduo per i prossimi cinque anni, anche perché la guerra dei dazi doganali scatenata dal Nordamerica di Trump nei confronti del resto del mondo – in particolare la Cina – sta dimostrando ancor di più che il mondo non può permettersi di avere un’ Unione Europea debole.

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