Il Salone Internazionale del Libro tra polemiche e propagande

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32esimo Salone Internazionale del Libro di Torino

Il Salone Internazionale del Libro di Torino è uno degli eventi più attesi dell’anno. Autori e intellettuali s’incontrano col pubblico di lettori per creare dibattiti, scambi di idee e presentare nuovi libri. Eppure quest’anno è stato teatro di una polemica che ne ha snaturato la sua funzione, oscurando persino il tema principale. Era, infatti, dedicato alla letteratura spagnola e intitolato “Il gioco del mondo”, in riferimento al cinquantenario della prima edizione italiana dell’omonimo testo di Julio Cortázar.

Ricapitolando i fatti avvenuti al 32esimo Salone Internazionale del Libro di Torino

La questione ruota attorno alla presenza della casa editrice “Altaforte”, vicina a Casapound, e dell’editore Francesco Polacchi, notoriamente neofascista. Questa presenza ha spaccato il mondo autoriale il quale ha avuto due opposte reazioni. Da un lato boicottare la Fiera – com’è stato fatto ad esempio dagli storici dell’arte Salvatore Settis e Tomaso Montanari -. Dall’altro partecipare ugualmente e confrontarsi discutendo di antifascismo . Questa è stata la scelta della giornalista di “La Repubblica” ed ex direttrice de “L’Unità” Concita De Gregorio, della scrittrice Michela Murgia e dello scrittore anticamorra Roberto Saviano. Diverso è il caso del fumettista Michele Rech, in arte ZeroCalcare, che aveva disdetto inizialmente la sua presenza per poi riconfermarla dopo aver stralciato il contratto con la casa editrice Altaforte.

L’editore Francesco Polacchi ritiene invece che a generare lo scandalo sia stata la presenza nel suo stand del libro-intervista: “Io sono Matteo Salvini Intervista allo specchio” di Chiara Giannini. In questo modo è stata spostata l’attenzione del dibattito sul ministro dell’Interno e sul libro dell’inviata di guerra de “Il Giornale”. Infine, ha aggiunto che la revoca dello stand regolarmente acquistato è inaccettabile e che porterà i responsabili del Salone Internazionale del Libro in Tribunale. Chiara Giannini invece, di par suo, afferma che la censura del suo libro sia intollerabile in quanto non risulta iscritta né tesserata ad alcun partito. Sono presto sopraggiunti la rabbia e lo sdegno della giornalista quando, in giro per la Fiera, è stata “accolta” dal coro di editori che insieme intonavano la canzone partigiana “Bella Ciao”.

Lotta e resistenza. L’editore Polacchi indagato per apologia del fascismo

Dove non sono arrivati gli autori, è intervenuto lo Stato nelle persone del Sindaco di Torino Chiara Appendino e del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Proprio lo scorso martedì hanno scritto un esposto contro l’editore Polacchi, aprendo un’inchiesta per apologia del fascismo. La reazione delle autorità statali è scaturita dalla dura risposta di Halina Birenbaum. La donna 90enne sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, alla notizia della presenza della casa editrice di estrema destra, voleva disdire la sua presenza al Salone, dove invece è stata accolta con una standing ovation.

Un’aria di resistenza da parte degli editori

Molti editori hanno affisso ai propri stand un simbolo tratto da quello del Movimento Antifascista con bandiera nera e rossa reinterpretandolo in chiave libraria. Altri hanno esibito dei fogli in formato A4 con la scritta “Editore Antifascista”. Anche allo stand dell’inserto culturale domenicale “Robinson” de “La Repubblica”, le parole di Calamandrei risuonavano su di un cartellone. Infine molti dei presenti portavano indosso un’etichetta dove campeggiava, bianca su sfondo rosso, la scritta “Bella Ciao”, che faceva bella mostra di sé sul bavero della giacca del Presidente Chiamparino.

C’è inoltre da dire che la casa editrice incriminata e il libro su Salvini hanno avuto una inaspettata pubblicità e propaganda. D’altronde un libro censurato e bandito suscita la curiosità del mondo dei lettori, e infatti ha subito scalato le classifiche. Occorre così domandarsi se sia stata una giusta reazione smantellare lo stand e se boicottare e combattere, anziché dissociarsi e ignorare, sia stata effettivamente la mossa migliore.

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