“Bacchino malato” di Caravaggio. La caducità in due acini marci

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Il "Bacchino malato" di Caravaggio. Caducità e fugacità della vita. Autoritratto

Il “Bacchino malato” di Caravaggio è uno dei primi lavori del giovane Merisi. Si sentono già forti i rimandi ai tempi della formazione e al filone realistico che conferiscono pregio a quest’opera. Dietro il volto del Bacco pare si celasse quello dello stesso pittore, infermo, portatore di un eterno messaggio sulla fugacità della vita.

Il “Bacchino malato” di Caravaggio sulla fugacità della vita

Solitamente un’opera che ha come soggetto una divinità è caratterizzata dalla sua raffigurazione attraverso i suoi stessi segni distintivi e identificatori. Non è questo il caso, anzi il pittore sceglie e inserisce segni insoliti alla questa rappresentazione. Prima di tutto, come suggerisce il titolo, Caravaggio investì la figura della divinità pagana di un colorito della pelle molto chiaro, un chiarore che indica uno stato di salute precario e da qui il termine “malato”. Il taglio dell’opera evidenzia la torsione della divinità verso lo spettatore, rendendo maggiormente intrigante il suo sguardo.

Del filone realistico si possono annotare diversi particolari. Si nota la sfumatura sui toni del blu che ricopre le labbra, la stessa sfumatura adoperata per raffigurare le occhiaie, gli scialbi riflessi che ricoprono il corpo della figura. La vena realista venne adoperata anche per creare ulteriori dettagli. Analizzando attentamente il grappolo d’uva bianca che la divinità ha tra le mani, elemento caratteristico del Bacco, si possono notare chicchi non acerbi, quindi maturi, succosi per poter essere assaporati, ma anche due acini marci che potrebbero contaminare l’intero grappolo. La contrapposizione tra ciò che è marcio e ciò che è rigoglioso rimanda alla fugacità della vita e del destino che spetta ad ognuno. Il tema della morte è sempre stato molto caro a Caravaggio. 

La magnificenza dei dettagli

Bacco viene raffigurato con un braccio proiettato verso il tavolo rettangolare, decorato da uva nera e due pesche. La magnificenza dei dettagli si può notare dal tavolo fino al drappeggio chiaro con un nodo sul davanti. La ricerca minuziosa si compie anche nell’inscenare i diversi sentimenti: lo sguardo un po’ assente e il pallido colorito di labbra e viso. È meticolosa l’attenzione nel rendere veritiere le foglie di edera che coprono i capelli scuri del dio pagano. Il tutto si staglia su di uno sfondo scuro che esalta ancor di più la figura divina e ogni particolare.

La figura del Bacco si lega all’ambito milanese, quindi alla prima formazione del pittore e al suo primo maestro: il pittore Simone Peterzano. Si nota l’influsso nel drappeggio all’antica, che ricoprie parte del corpo, e nella posa scelta. Il dio pagano è raffigurato con un cenno di sorriso che rimanda al filone realistico delle mezze figure adoperate in Lombardia. Successivamente, dal territorio lombardo, sarebbero state adoperate abbondantemente dai Carracci.

Chi si cela dietro il “Bacchino malato” di Caravaggio?

L’ipotesi più accreditata e affascinante è quella di un autoritratto. Esaminando la biografia del pittore vi è un episodio molto interessante che potrebbe avvallare tale ipotesi. Durante la realizzazione di questa tela, Caravaggio fu ricoverato presso l’Ospedale dei poveri a seguito di un calcio mosso da un puledro. Accettata l’ipotesi che dietro il Bacco malato si celi un Caravaggio infermo, bisogna svelare un altro arcano.

Per quale motivo scelse proprio questa divinità? In questo caso vi sono due ipotesi. La prima afferma che questo Bacco rappresenti la prefigurazione del Cristo e ciò verrebbe confermato dal dettaglio dell’uva che è il simbolo della sua Passione. L’altra ipotesi si concentra sulla contrapposizione tra Bacco e Apollo. Il dio del vino incarna la gioia, la vita e spesso l’eccesso; mentre il dio del sole rappresenta la misura e l’equilibrio. Una contrapposizione che richiamerebbe quella tra lo smisurato Caravaggio e l’equilibrato Cavalier d’Arpino. D’Arpino, infatti, rilegò il pittore al ruolo di esecutore di fiori e frutti, ruolo troppo stretto per il Merisi e quindi causa di litigi.

Per creare questo autoritratto, accettando quindi la seconda ipotesi, il pittore sicuramente si avvalse di uno specchio. L’uso di questo mezzo potrebbe spiegare il motivo della posizione del soggetto così in avanti. Conferma questa ipotesi la raffigurazione delle gambe della divinità, una piegata e una stesa sotto al tavolo. Questa posa era l’unica che Caravaggio poteva adottare al lavoro con una situazione di salute precaria.

Trafugato da un papa amante dell’arte

Nel 1607 papa Paolo V Borghese diede ordine di portare via dalla bottega del Cavalier d’Arpino «un quadro di un giovane che tiene un canestro di frutti in mano» dei primi anni romani del pittore Caravaggio. Con quella descrizione è stata riconosciuta l’opera “Fanciullo con canestro di frutta” che è da relazionare al periodo in cui Caravaggio dipingeva, da poco a Roma, fiori e frutti per Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino. Oltre questa tela, anche un’altra faceva parte del bottino artistico sequestrato al Cavaliere: si tratta del “Bacchino malato” di Caravaggio, una delle sue prime opere eseguite a Roma e quindi databile al 1593.

Entrambe le tele, site al momento alla Galleria Borghese, rimasero dalla data di realizzazione fino alla retata dal Papa Borghese in quello studio, in seguito entrarono a far parte della collezione Scipione Caffarelli-Borghese. Il modo scelto dal Papa per appropriarsi di un grande capolavoro non fu di certo un modo lecito, ma dimostra sia il suo interesse per l’arte e sia la bravura di un pittore compreso e apprezzato solo successivamente. Sfruttando un’accusa di lesioni fisiche per aver “sottratto” un cliente, mossa dal pittore Cristoforo Roncalli verso il Cavaliere d’Arpino, il Papa si impossessò di questa e di altre tele della bottega. Nonostante l’assoluzione del Cavaliere a fine processo, la sua collezione era ormai nelle mani di qualcuno di gran lunga più potente di lui.

Il "Bacchino malato" di Caravaggio. Dettaglio uva con acini marci
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