“Il borghese gentiluomo”, la commedia parodia di Molière

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Il borghese gentiluomo di Molière

“Il borghese gentiluomo” di Molière è una commedia scritta a Chambord nell’ottobre del 1670 e rappresentata in pubblico a Parigi per la prima volta il 23 novembre dello stesso anno dalla Compagnia del Re.

Molière si serve della sua opera per criticare Luigi XIV come buffone di corte, estendendo la critica a tutti i suoi componenti e alla società che lui stesso aveva creato. Emblema della sua rappresentazione parodica è il protagonista, il signor Jourdain, un uomo che si erge a detentore di un ampio bagaglio culturare che – con il trascorrere delle vicissitudini – si rivelerà estremamente vacuo.

“Il borghese gentiluomo” è una commedia di carattere, storpiata dalla contingente necessità di ospitare musiche, canti e balli, per quanto possibile. È la storia di un uomo, portatore di una ben precisa mania o vizio, che finisce per condizionare tutti gli altri membri della famiglia. Vittima predestinata è sua figlia, che vorrebbe sposare l’uomo che ama ma è contrastata da Jourdain, a soddisfazione della propria considerevole mania.

“Il borghese gentiluomo” di Molière. La parodia e la satira come elementi costanti 

Svariate vicende all’interno dell’opera mostrano chiaramente il carattere di un uomo che detiene nient’altro che la propria pochezza, ma non è l’unico. Nell’atto II, ad esempio, i quattro maestri di cui era solito circondarsi Jourdain per arricchire le sue conoscenze, specializzati ciascuno nella propria arte, iniziano a discutere su quale tra queste si ergesse al valore di “arte suprema”. Una discussione che nasce pacificamente e si trasforma in una vera e propria lite fisica.

«E che cosa dovremmo dire allora della filosofia? A mio parere siete tutti e tre dei bei presuntuosi, a parlare in mia presenza con tanta arroganza e a dare così impudentemente il nome di arte a cose che neppure meriterebbero il nome di mestiere, e che comunque andrebbero accomunate ai miserabili mestieri dei gladiatori, dei canterini, dei saltimbanchi!»

Il maestro di filosofia, sperando di migliorare le cose, finisce per gettare tutta la propria repressione e rabbia contro gli altri due, innescando la breccia che porterà allo scontro fisico.

Intanto Jourdain continua a fare sfoggio delle sue conoscenze, anche di quelle più ovvie, come quando rimprovera la moglie e la serva perchè incapaci di distinguere tra il parlare in poesia e il parlare in prosa. Ogni nuova scoperta è un tassello in più per rendere sempre più alto il suo piedistallo. Tutto ciò non lo aiuta a limare gli aspetti emblematici della sua personalità. La stupidità e la troppa ingenuità lo portano a prestare per lungo tempo i soldi al suo amico Dorante, non intenzionato a restituirli.

Il signor Jourdain e Gaetano Semmolone. Due facce della stessa medaglia

L’aspetto propriamente parodico che si è riscontrato nelle pagine della commedia, trova la sua piena realizzazione anche in un altro personaggio. Si tratta di Gaetano Semmolone, il ricco cuoco appartenente ad una delle commedie che più ci ha fatto ridere: “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta.

Gaetano è una persona estremamente ricca, crede di essere astuto e intelligente, si prende gioco di alcuni membri della servitù perchè poco celeri nei servizi, ma finisce per mostrarsi non più celere di loro in quanto a ragionamenti. Accetta, infatti, il piccolo Peppeniello come nuovo membro della servitù, credendo che fosse il figlio del suo servo più fidato, e lascia entrare nella sua casa dei “poveri morti di fame” travestiti da nobili. Un escamotage ben organizzato da sua figlia Gemma e dal suo fidanzato, la cui vera famiglia non era ancora disposta a riconoscere Gaetano Semmolone.

Insomma, un giro di parole e sotterfugi, la descrizione perfetta di personaggi che si atteggiano a grandi astuti e si rivelano facilmente raggirabili. Risulta  un po’ azzardato o forse no, paragonare i temi approfonditi in “Il borghese gentiluomo” di Molière alla pochezza della società moderna. Una società in cui meno sai, più credi di sapere. Meno sai e più sei idolatrato. La società della contemplazione del nulla, un nulla da cui si può uscire solo continuando a promuovere la vera cultura.

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