"Il cane di Falcone" di Dario Levantino. La lotta alla Mafia dagli occhi di un cane giustiziero - il Chaos

“Il cane di Falcone” di Dario Levantino. La lotta alla Mafia dagli occhi di un cane giustiziero

Il cane di Falcone di Dario Levantino

“Il cane di Falcone” di Dario Levantino (Fazi Editore) conduce i lettori alla figura di Giovanni Falcone, emblema della lotta alla mafia. Il logo della fondazione Falcone, raffigurante l’Albero simbolo dell’impegno verso lo stato e la lotta alle mafie, e la prefazione di Maria Falcone, sorella del Magistrato, introducono alla lettura. Ma perché “il cane di Falcone?” La risposta viene subito fornita dalla voce narrante: il cane!

Il cane, che informa il lettore di essere autore del libro, lo rassicura riguardo le proprie capacità narrative, evidenziando alcune sue caratteristiche. Peculiarità personali: ottima memoria, che gli consente di narrare anche fatti lontani. Caratteristiche fisiche: è zoppo. Caratteristiche percettive: è un pò veggente. Poi introduce nel suo mondo, la sua storia: la madre, la cucciolata, il paesino siciliano in cui è nato, in un particolare vicolo, con un particolare umano, che abitava proprio lì.

“Il cane di Falcone” di Dario Levantino: struttura narrativa e prospettiva canina

In questo romanzo torna prepotente la simbologia del bastone. Generalmente simbolo potere e sapere magico, in questo racconto il bastone viene associato alle figure mafiose e racchiude in sé proprio le forze del male associate all’essere umano, una malvagità feroce. Si ripercorre uno spaccato storico della società, mentre la vita del cane e del magistrato si intrecciano sempre di più ad un malessere invisibile, la Mafia.

La scelta narrativa fiabesca consente a Levantino di enfatizzare la piega cruenta e dolorosa che prenderà la storia attraverso il contrasto con un punto di vista fiabesco e irrealistico: quello canino. La narrazione dei fatti priva di enfasi emotiva conduce ad un analisi delle vicende priva di condizionamenti.

«L’importante è saper convivere con la propria paura e non farsene condizionare. Ecco il coraggio è questo, altrimenti non c’è più coraggio ma incoscienza.» – Giovanni Falcone

Chi è Uccio? La storia vera di Falcone 

L’introduzione si apre ad uno scenario improvviso di una realtà crudele e spietata che condurrà il protagonista quadrupede in fuga dal paesello nativo a Palermo, dove ormai solo, dovrà impegnarsi per la sopravvivenza. Con il trascorrere dei giorni il cane nota che la parola più usata e diffusa in quella città è Mafia. Se ne parla in ogni luogo e modo e giunge ad una sua personale riflessione.

«Mi convinsi pure di un’altra verità: non possiamo accorgerci della Mafia soltanto quando viene allo scoperto, perché le cose accadono quando sono già accadute.»

In un susseguirsi frenetico e travolgente di avvenimenti e situazioni, avviene l’incontro tra il cane e Falcone, che salverà il suo nuovo amico da una terribile fine, allontanando i malintenzionati e portandolo via con sé. Poi la scelta del nome: Edipo, ridotto poi al nomignolo di Uccio, come fu a suo tempo per Falcone.

La lotta alla Mafia attraverso i latrati di Uccio

I due con il tempo conquistano un rapporto di fiducia confidenziale ed intimo. Mentre l’uno si rivela essere un ottimo ascoltatore, Uccio vive un forte senso di frustrazione per la mancata reciprocità di comprensione e comunicazione, la stessa che vive il magistrato quando parla di mafia. Una continua ricerca di prove che dia valore allle sue ricerche, mentre la mafia stessa infanga tutto ciò che Falcone riesce a dimostrare,  sporcandolo e tacciandolo di falsità e corruzione.

Uccio, tra le ore trascorse in tribunale, i notiziari ascoltati dal televisore del bar e le confidenze del magistrato, comincia ad essere sempre più informato riguardo l’argomento Cosa Nostra. Diventa in grado di giungere a riflessioni personali a riguardo, accompagna così il lettore in una descrizione della vita del magistrato da un punto di vista esterno. A narrare i fatti è Uccio, un fedele amico a quattro zampe con un innato senso di giustizia, rafforzato ancor più dal legame di vita con il magistrato e tutto ciò che li circonda.

Ritagli di dolce normalità

Le riflessioni di Uccio raccontano la quotidianità della vita del tempo, senza disperdere la trama. Ritagli di spazi e tempo vengono dedicati alla dolcezza della normalità: così Uccio scopre l’amore per una dolce cagnetta di nome Kelly e avrà modo di conoscere la donna di cui è innamorato il magistrato.

Già, ma uccio come può definire la relazione affettiva che lo lega al suo umano? In questo passaggio Levantini coglie l’occasione per parlare di legami familiari, in particolare della figura paterna. Padre biologico e padre dal punto di vista affettivo: «un padre dedica tempo ai suoi figli, li riprende in caso di bravate, li difende dagli altri, si preoccupa della loro salute e al pari di una madre li accarezza». Padre è colui che ti cresce, così la conclusione più ovvia per Uccio è che Falcone è suo padre.

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