“Il cavaliere azzurro” di Vasilij Kandinskij. Spirito vs materialismo

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"Il cavaliere azzurro" di Vasilij Kandinskij

“Il cavaliere azzurro” di Vasilij Kandinskij è stato realizzato nel 1903, quando il pittore si è trasferito a Monaco di Baviera. Il soggetto è tratto dalla tradizione russa e del medioevo tedesco. Il dipinto è intitolato dapprima semplicemente Der Reiter (Il cavaliere)”, poi ribattezzato “Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro)”.

“Il cavaliere azzurro” di Vasilij Kandinskij contro la visione positivistica 

In queste culture sopravviveva il mito del cavaliere che combatte il male affrontando prove pericolose. Questa figura eroica rappresenta il simbolo della lotta tra il bene e il male, ma anche della battaglia dello spirito contro il materialismo e il positivismo, che invece rifiutava una visione metafisica e concepiva l’estetica e l’etica prive di significato. Il cavaliere azzurro è una pura proiezione spirituale che Kandinskij esternizza attraverso l’uso dei due colori: il blu, simbolo della spiritualità, e il bianco, simbolo della purezza. Si tratta di una figura simbolica, un archetipo. Già Jung nel suo libro “Ricordi, sogni, riflessioni” la indaga, citando un sogno in cui torna questa immagine.

«Si era d’estate; il sole raggiava allo zenit, e tutto era avvolto in una vivida luce. Mi venivano incontro molte persone […] in mezzo alla folla camminava un cavaliere, completamente armato. Portava un elmo e una corazza di maglia […] e una tunica bianca, nella quale era intessuta una grande croce rossa. Si può immaginare quali fossero i miei sentimenti al vedere all’improvviso un crociato venirmi incontro, in una città moderna e all’ora di punta! […] Nel periodo successivo a questo sogno riflettei molto sulla misteriosa figura del cavaliere […] e capii che nel profondo, il mio mondo aveva ben poco in comune con quello di Fred […] Tutto il mio essere cercava qualcosa ancora ignota che potesse dare un significato alla banalità della vita.»

Quindi anche per Kandinskij i cavalieri sono emblemi della componente spirituale dell’umanità, della ricerca continua di un senso «che possa dare un significato alla banalità della vita» (Jung).

L’uso impressionista dei colori

È raffigurato in primo piano un cavaliere che avanza al galoppo attraversando una collina verde. Indossa un mantello blu molto vivido, mentre il cavallo ha il manto bianco. Il profilo della collina è alto e ben definito, evidenziato da una curva che scende verso destra. Sopra la collina crescono alcuni alberi dal fogliame autunnale, con i riflessi dorati delle foglie. Dietro le chiome si nota una linea blu di colline e quindi il cielo azzurro attraversato da nuvole bianche.

L’uso impressionista dei colori è reso ulteriormente dal colore delle foglie, anche dai piccoli tocchi con cui ha reso il cavaliere e il cavallo. La pennellata non è precisa e si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad uno schizzo veloce. Questa incompiutezza dell’immagine permette di proiettare le fantasie dello spettatore sulla figura rappresentata, consentendo di fantasticare su chi possa essere il misterioso cavaliere e su quale la sua destinazione.

La ricerca di una storia e il Der Blaue Reiter

Il dipinto coinvolge in quanto rende partecipe del processo creativo: si cerca di creare una storia. Si tratta di una tecnica per catturare l’attenzione degli spettatori che Kandinskij utilizzò spesso nelle sue opere successive, divenute con il tempo sempre più astratte. Queste opere, sempre più sganciate dalla realtà, nascono dall’urgenza della creazione artistica (“Sullo spirituale nell’arte”). Secondo il pittore le forme e i colori non devono rispecchiare il modello naturale, bensì il mondo interiore dell’artista, il modo con cui reagisce emozionandosi alla vita, la profondità della sensazione suscitata dalla percezione della realtà.

Kandinskij era talmente legato a questa rappresentazione che usò il titolo del dipinto come nome del gruppo fondato insieme a Franz Marc nel 1911, a Monaco di Baviera: “Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro)”. Un gruppo di artisti interessati alla tensione spirituale. Erano molto attratti dalle forme essenziali e spontanee dell’arte primitiva e della libertà espressiva del mondo infantile. Agli incontri del gruppo partecipano anche alcuni musicisti tra cui Schonberg, uno dei maggiori artefici della dodecafonia. La loro presenza testimonia il forte legame tra musica e pittura.

I pittori del Blaue Reiter intendono imitare i suoni e tradurre in immagini le emozioni. Usano spesso il termine “vibrazione”, per indicare l’effetto visivo suscitato dai colori. Cercano di riprodurre immagini, sia figurative che astratte, capaci di esprimere le stesse emozioni e gli identici stati d’animo che si provano ascoltando la musica. Tutte caratteristiche che si ritrovano in questo quadro che con i suoi colori puri e le forme semplificate sembrano una rappresentazione diversa dal reale, capace di trasportare in un mondo incantato.

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