Il “Crocifisso” di Cellini culmine di una tensione mistica e morale

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Il Crocifisso di Cellini Benvenuto. Il Cristo
CC BY-SA

 

Il “Crocifisso” di Cellini si colloca subito dopo il completamento della famosa opera “Perseo”. Furono anni segnati da una profonda crisi morale, durante i quali valutò persino l’idea di prendere i voti e che lo persuasero nella creazione di un’opera dal contenuto sacro.

La storia del “Crocifisso” di Cellini. Devozione o vanagloria?

Dopo il completamento dell’opera “Perseo”, il grande scultore-orafo fu segnato da una profonda crisi morale che lo portò, anche se per poco tempo, a voler prendere i voti. In tali circostanze, valutò l’idea di dare vita ad un’opera dal contenuto sacro. L’artista negli anni di vita che ancora gli rimanevano si concentrò in particolar modo su una scultura: il “Crocifisso” ora conservato all’Escorial in Spagna. Il rimando è alla visione mistica del Redentore che Cellini ebbe durante la prigionia vissuta a Castel Sant’Angelo. Durante quel periodo realizzò un modellino in cera del Cristo crocifisso.

In un primo momento, nel 1555 trovandosi infermo, Cellini predispose che il modellino dopo la sua morte fosse eseguito in marmo e portato nella chiesa di Santa Maria Novella in prossimità della sua sepoltura. In un secondo momento, ormai realizzato il Crocifisso, decise di venderlo. Il cambiamento che egli maturò per la destinazione dell’opera, da ornamento della sua sepoltura alla vendita, portò l’artista a comprendere che l’opera era stata creata solo per soddisfazione personale e per comprovare la sua destrezza. Cellini voleva dimostrare la sua maestria nella lavorazione del marmo allo stesso e identico livello della maestria di cui aveva dato prova nella lavorazione del bronzo e di altri metalli pregiati.

La tecnica. Ricordo di Michelangelo e tensione celliana

Per la realizzazione della figura del figlio di Dio, l’artista lavorò su un unico blocco di marmo bianco, per la croce adoperò del marmo di color nero, riuscendo ad ottenere in questo modo un impatto forte ed emozionante. Difatti il Cristo è raffigurato completamente nudo con un corpo fulgido, in contrasto netto con il marmo nero della croce su cui risalta. In un primo periodo pensò di lasciar completare l’opera ad artigiani specializzati, ma in seguito prese la decisone di scolpire da solo la scultura.

Cellini stesso ammise che per la parte tecnica recuperò le grandi opere del geniale Michelangelo, considerato da lui stesso un modello assoluto. Rimandando ai modelli del grande artista, Cellini creò un raffinato modellato, un volto ricco di sentimenti. Riprese il modellato michelangiolesco dando vita ad un’opera segnata, tuttavia, da una propria visione artistica rintracciabile nella componente della tensione. Osservando attentamente la posizione del braccio destro e parte del viso, si può ammirare questa costituente tipicamente celliniana: in questo modo conferisce pathos alla figura del figlio di Dio, raffigurato nell’istante di esalazione dell’ultimo respiro.

Il tono “patetico”, la componente luttuosa così come l’aspetto generale del “Crocifisso” di Cellini sono in perfetta sintonia con la scelta del momento raffigurato, ossia la morte di Cristo funzionale alla redenzione dell’intera umanità e rappresentante simbolicamente la vittoria sul male attraverlo il sommo sacrificio. Le caratteristiche dell’opera, però, sono anche strettamente connesse al clima controriformista che in quel periodo era presente a Firenze e che influenzò diversi artisti.

Crisi mistica e morale. La nascita di un capolavoro

Gli anni in cui Cellini lavorò al suo “Perseo” furono anni non semplici: le rivalità con un altro grande artista, quale Baccio Bandinelli, le tensioni alla corte medicea, la perdita di un figlio. Non solo, anche un’altra incarcerazione a seguito di una sua aggressione nei confronti di un orefice e un’accusa di sodomia mossa dalla madre di un ragazzo che prestava servizio presso la sua bottega e che gli costò un’ulteriore incarcerazione. Tutti questi avvenimenti portarono il grande scultore-orafo a sprofondare in una crisi mistica spirituale che durò più di due anni.

Nel 1558 decise persino di prendere i voti: l’apice di una religiosità anche sincera, di una devozione che aveva già dentro di sé. Di questo periodo vi sono ulteriori informazioni grazie ad un gruppo di venti sonetti. Dopo due anni, Cellini fece un passo indietro con la conseguente revoca dei voti presi, dato che sentiva il desiderio di avere altri figli avuti poi dalla sua governante sposata in segreto. 

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