Il doppio mistero del “Ritratto di Signora” di Klimt. Che sia Lupin?

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"Ritratto di Signora" di Klimt

“Ritratto di Signora” di Gustave Klimt è un dipinto a olio su tela realizzato tra il 1916 e il 1917. Il quadro è arrivato in Italia nel 1925, acquistato dall’industriale e mecenate Giuseppe Ricci Oddi, che lo donò poi alla città di Piacenza. Il furto dell’opera è avvolto nel mistero e le teorie sono tra le più fantasiose e disparate! Oggi è in salvo, custodito nella Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza ma ancora non visibile al pubblico. Il dipinto è stato trafugato nel 1997 dalla Galleria e misteriosamente ritrovato solo un anno fa, nel dicembre del 2019. La storia avvincente che ormai precede il dipinto, sembra quasi contrastare con l’equilibrata vita di Klimt, persona schiva, riservata e poco mondana.

Il dipinto è stato rubato il 22 febbraio 1997 dalla galleria durante i preparativi per una mostra che aveva come opera principale proprio il “Ritratto di Signora”. Nello stesso periodo la galleria si stava rinnovando, molti dipinti venivano imballati e spostati in depositi, con lavoratori che andavano e venivano. Quando il Klimt è scomparso, nessuno se ne è reso conto immediatamente. Il personale ha pensato che fosse stato deliberatamente rimosso. Le modalità del furto non sono mai state chiarite.

“Ritratto di Signora” di Gustave Klimt. Chi l’ha visto?

La cornice del dipinto è stata lasciata sul tetto dell’edificio, nel tentativo di far credere che i ladri avessero fatto irruzione dal lucernario. Ma il lucernario era troppo piccolo per farci passare il dipinto. Le indagini per la scomparsa del dipinto sono state serrate e si sono snodate su numerose e svariate piste. Fu seguita l’ipotesi esoterica in cui si pensava che il quadro fosse finito nelle mani di una setta satanica per un rito macabro.

Secondo quella del committente facoltoso, spaventato dal clamore mediatico del furto, invece, la tela venne ceduta a dei trafficanti nello scambio per una partita di cocaina e diamanti. Nell’aprile 1997, la polizia scoprì addirittura un falso del quadro a Ventimiglia, in un pacchetto indirizzato all’ex Presidente del Consiglio dei ministri Bettino Craxi, che era a Hammamet. Venne interrogato poi un noto ladro d’arte locale che confessò di aver lui stesso effettuato il furto e di aver lasciato la cornice dorata sul tetto. Ma il quadro che aveva rubato quel giorno era in realtà una copia, e il furto fu necessario per nascondere proprio il fatto che si trattasse di un falso.

Le prospettive che il capolavoro del valore di circa 60 milioni di euro, venisse ritrovato sembravano davvero remote. Ma nel dicembre 2019, durante i lavori di ripulitura di una parete esterna del museo, dietro un’edera è stato ritrovato un sacco in un’intercapedine. Dentro il sacco c’era il quadro scomparso con tanto di timbri e ceralacca. Dopo il ritrovamento, il dipinto è stato autenticato, e in attesa di essere visitato nuovamente nella galleria.

Il quadro ai raggi X

A rendere la storia dell’opera ancor più simile alla trama di un romanzo giallo, c’è anche una scoperta clamorosa fatta da una studentessa. Circa un anno prima del furto, una ragazza dell’istituto d’arte, Claudia Maga, si accorse che sotto i colori molto moderni del quadro si celava un altro ritratto dello stesso Klimt: quello di una donna con un cappello. La studentessa raccontò che mentre si preparava per l’esame di maturità era in biblioteca e, sfogliando le pagine di una monografia, vide l’illustrazione di entrambe le opere, il “Ritratto di Signora” di Klimt e la donna con il cappello. Claudia fotocopiò e ingrandì le immagini, poi disegnò su un foglio trasparente la sagoma del ritratto scomparso sovrapponendolo a quello che tutti conoscevano.

«Il volto e molti altri dettagli coincidevano perfettamente, avevo il cuore in gola. Mi sono detta ‘stai calma, figuriamoci se non se n’ è già accorto qualche critico importante’. Invece…». – Claudia Maga

Invece nessuno lo aveva notato. La ragazza ne parlò con l’ex direttore della galleria, che con il ritratto avvolto in una carta marrone, andò a prenderla alla scuola d’arte dirigendosi verso l’ospedale locale. Lì una serie di raggi X rivelò l’ombra dell’opera precedente sotto la superficie. Era l’opera di Klimt, “Ritratto di Ragazza” esposto nel 1912 a Dresda. Da allora dato per disperso. 

Le due donne a confronto. “Ritratto di Ragazza” e “Ritratto di Signora” di Klimt

Nel dipinto originario si nascondeva l’immagine di una ragazza in tutta la sua fresca giovinezza. I toni del quadro erano decisamente più scuri, dominati dal cappello a tesa larga, dall’abito scuro e dalla vaporosa sciarpa avvolta attorno al collo. Anche l’acconciatura dei capelli era diversa con alcune ciocche che arrivavano a coprire la mascella della ragazza. Nel “Ritratto di Signora”, il volto della donna ha subito piccolissime variazioni, i lineamenti restano gli stessi, ma la carnagione è più delicata e i capelli sono raccolti. Il vestito a collo alto ha toni più chiari, le gote sono accese e lo sguardo più languido. È una donna dalla classica femminilità klimtiana, sensuale ed eterea.

Il motivo della trasformazione del quadro però resta un mistero. Klimt è stato un artista che ha scritto poco o niente. La poca corrispondenza trovata riguardava cose molto concrete che il pittore doveva fare o comunicare. Questo ripensamento non ha quindi alcun riscontro. L’identità della donna è avvolta ancora da qualche mistero. Alcuni ipotizzano che si tratti di Alma Mahler Schindler, compositrice austriaca, grande amica e musa di Klimt. Altri invece, rivedono in lei i tratti di Ria Munk, una ragazza ebrea morta suicida a 24 anni dopo una delusione amorosa, di cui la madre commissionò il ritratto all’artista viennese.

L’ultimo periodo

L’opera si colloca nell’ultimo periodo della produzione di Klimt, quello dei ritratti femminili. Gli ultimi anni di vita del pittore sono caratterizzati da una forte crisi esistenziale e artistica che va a trasformare profondamente il suo stile pittorico. Ad esercitare un importante ascendente sull’artista, in questo periodo di decadenza della Belle Epoque, sono le innovative ricerche dei suoi ex allievi viennesi, gli espressionisti Egon Schiele e Oskar Kokoschka. Klimt quindi abbandona lo splendore dell’oro, le eleganti e floreali linee Art Nouveau a favore di una rappresentazione meno sofisticata e più spontanea. Anche i colori riflettono una maggiore aderenza alla realtà, diventando più vividi e accesi, così come le figure che assumono un’aurea meno mistica.

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