Il Fantasma dell’Opera. Maledizione d’amore e musica

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Il Fantasma dell'Opera di Gaston Leroux
Illustrazione di Anne Bachelier

Il Fantasma dell’Opera è la storia di una musica maledetta e di un amore impossibile, raccontata nell’omonimo romanzo di Gaston Leroux. Ha avuto numerosi riadattamenti nel corso dei decenni, dal teatro al cinema. Vede la luce dei riflettori per la primissima volta in forma di musical nel 1976, ma la versione più famosa, e ancora notoriamente rappresentata, è quella di Andrew Lloyd Webber rimasto colpito dalle prime messe in scena del dramma.

Il Fantasma dell’Opera, seppure ad oggi meno famoso, non è estraneo per vicissitudini a personaggi molto amati della storia del teatro, come il gobbo del “Notre Dame de Paris” . Anche quest’opera infatti narra di un cupo protagonista allontanato dalla società per il suo sgradevole aspetto e per le sue diversità. Il suo genio risiede altrove: nascosto nei meandri del Teatro dell’Opera di Parigi, il Fantasma lavora indisturbato alla sua arte musicale, muove i fili di ogni spettacolo nel suo teatro, fino a diventare una figura evanescente per il resto del mondo, una voce dalle tenebre.

«Apri la tua mente,
lascia che le tue fantasie si sciolgano
in queste tenebre
che sai di non poter combattere:
le tenebre
della musica della notte»

Il Fantasma dell’Opera entra in scena. L’Overture è il suo tema ufficiale

L’Overture è senza dubbio tra le composizioni più famose e iconiche di Andrew Webber e rappresenta la prima entrata in scena del Fantasma sul palco. Quasi come per sfida, il brano accompagna le luci del lampadario che misteriosamente si accendono e spengono, in una sequenza di scale cromatiche ascendenti e discendenti eseguita su organo. Questa ricorrerà spesso per tutto lo sviluppo del dramma come tema ufficiale del Fantasma, scandendo l’apparizione del personaggio e i momenti di maggiore intensità drammatica. Il brano è in netto contrasto con il resto dell’opera – scritta invece con melodie più ariose in stile pucciniano – e vira verso toni più cupi e tristi e di stampo quasi rock/metal, che enfatizzano la dimensione di peculiarità e diversità già evidente del protagonista rispetto agli altri personaggi. La melodia è pregna di drammaticità che si sviluppa in un passaggio maestoso e traduce in musica la genialità e insieme la sventura del protagonista.

Durante la ripresa del primo atto, si ascolta la versione a duetto dell’Overture che rende evidente la difficoltà del brano per i cantanti dovuta all’estensione vocale richiesta. In particolare la parte femminile si estende per quasi tre ottave fino ai vocalizzi finali che si concludono in un incredibile Mi sopracuto. Ben 18 toni più in alto! Un’impresa non da poco. Anche la parte maschile ha il suo da fare, con ascese e discese che partono da toni tenorili per poi scendere a quelli più gravi. Molto spesso la difficoltà dello spartito ha dato origini a diverse interpretazioni in cui  si è ricorsi ad arrangiamenti per la parte maschile abbassando alcune strofe e, in casi più rari, l’intera parte di un’ottava. Non è mai cambiata comunque la bellezza del pezzo, da cui sono nate diverse cover in versione punk metal (dei Nightwish, ad esempio), ma anche versioni per violino (tra le più famose quella di Vanessa Mae e Lindsday Stirling).

L’amore maledetto e la solitudine della Morte

Il Fantasma dell’Opera è una figura di fascino e mistero. Cela la parte del volto sfigurato dietro una maschera, nascondendo la sua vulnerabilità al mondo, ma non a tutti. Christine è la sua protetta, la cantante che ha preso sotto la sua ala e che con vari marchingegni tenta di favorire nel musical. Il suo affetto per lei è palpabile. Lui, abituato allo sdegno e al disgusto che il mondo prova nei suoi confronti, non si fa problemi a manipolare le persone in superficie, nel teatro, che diventa il suo regno di terrore. Tuttavia si lascia guardare da Christine, personaggio buono dell’opera. Lei lo considera un angelo della musica, lui veglia su di lei. Nel duetto “The Mirror/Angel of the music”, il Fantasma dell’Opera la incanta con voce leggera per guidarla nei sotterranei del Teatro. Sia la maschera che la sua dimora nascosta, lo rendono un personaggio alla stregua di “V per Vendetta”, e forse anche lui si considera un paladino, disposto ad arrivare all’omicidio come mezzo per realizzare le sue intenzioni. Alla fine dell’opera Christine non sa se tradire o meno il suo mentore e verrà rapita e portata via. Nell’epilogo però il Fantasma non può fare a meno di liberarla e lasciarla fuggire con il suo vero amore.

Un chiaro riferimento a “La Maschera della Morte Rossa” di Edgar Allan Poe è l’entrata in scena del Fantasma dell’Opera durante un ballo in maschera. Appare con una maschera rossa in cima a una scalinata, come allegoria della morte che incombe paralizzando tutti i presenti. Il personaggio del Fantasma paragona sé stesso alla Morte poiché la sua vita è costruita intorno alla solitudine. Nell’ultimo atto la folla, insieme a tutti gli attori, scende nelle segrete per vendicarsi, mentre il coro intona l’ultimo ritornello in “Track Down This Murderer”. Una volta arrivati, troveranno solo la sua maschera e nient’altro.

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