Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch: l’iconografia profana

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Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch

Il “Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch dà vita ad una nuova iconografia profana, che parte dal ricordo del Paradiso e della Creazione fino al presente umano ricco di lussuria e peccato che condurrà inesorabilmente all’unico futuro dell’Inferno. Nasce in questo modo il Trittico del Giardino delle Delizie che conduce l’uomo ad una riflessione su se stesso, mettendo a nudo la vera essenza dell’umanità.

Il “Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch. La Creazione del mondo

L’enigmatico trittico di Hieronymus Bosch è composto non solo da tre scompartimenti decorati, ma da due facce esterne che se chiuse concedono al fruitore un altro spettacolo artistico. L’artista raffigurò la Creazione del globo terrestre, in particolar modo quella del terzo giorno. Secondo lo studioso Tolnay, la scelta di quel giorno è specifica, è il giorno in cui ancora non esistono animali né uomini, solo forme di vita di tipo vegetale e minerale, è il giorno della fragilità dell’uomo raffigurato da una sfera trasparente.

La composizione è caratterizzata da colori spenti, monocromatici, con l’assenza del colore vero e proprio a testimonianza che in quel giorno ancora non c’era la luce del sole e della luna, perché non erano ancora state create. Per lo studioso Belting la scelta del monocromatico di questo panello è da contrapporsi al colore dell’interno: la contrapposizione tra il mondo prima di essere abitato dall’uomo e il passaggio successivo, il globo popolato da uomini e altre affascinanti creature. L’unica figura che popola la porzione dei pannelli chiusi è Dio. Hieronymus Bosch non crea la solita raffigurazione del Padre degli uomini, lo colloca in un angolo in alto a sinistra, in ginocchio, con una tiara in testa e il libro della Bibbia sulle ginocchia stesse. Tutto nella composizione, sia per i pannelli chiusi che aperti, è iperbolico.

Primo pannello interno. Il Paradiso terrestre

All’interno l’opera consta di tre pannelli, divisi tra loro, che raccontano con diversi elementi e dettagli tre ben precisi momenti: la porzione a sinistra tratta l’Origine dell’Umanità, quella centrale la vita mondana, il presente e il luogo di ogni piacere e quella di destra il Futuro e l’Inferno, luogo di condanna per ogni peccatore. La lettura è sequenziale, con un’evoluzione che deve andare da sinistra a destra per poter essere compresa. La prima tavola è allegoria di innocenza, la seconda di peccato e la terza di dannazione.

La porzione di sinistra è decorata con la raffigurazione del Paradiso Terrestre, ridotto all’unica scena che vede come protagonisti il Creatore e i due progenitori. Adamo è raffigurato seduto, il Creatore gli presenta Eva. Dio è raffigurato giovane per alludere alla sua eterna bellezza, con occhi blu e riccioli dorati. La sua immagine non è la solita che fino a quel momento era stata usata. La sua iconografia ricorda maggiormente il Cristo salvatore dell’umanità. Distogliendo l’attenzione dal fulcro dell’immagine, si possono notare diversi dettagli: vegetazione non naturale, presenza di animali creati a fantasia, agglomerati rocciosi posti sullo sfondo che fungono da dimora per i volatili. Tutto è quasi immerso nel verde, per creare un contrasto con il bianco latte dei corpi dei due umani, del rosso del manto del Creatore, dell’azzurro del cielo sullo sfondo. Tutto è sinonimo di purezza, meraviglia e gioia.

Secondo pannello interno. Il Paradiso del peccato

Spostandosi da sinistra verso destra al secondo pannello, notiamo un cambio di registro. Hieronymus Bosch ambienta il racconto in un Paradiso quasi fantastico, un Paradiso non esistente, immaginario, in cui l’uomo con i suoi desideri è il vero protagonista. La porzione centrale può essere suddivisa a sua volta in tre registri. La porzione sottostante è decorata con un’immensità di corpi nudi femminili e maschili alle prese con strani vegetali o presi ad assaporare famelicamente gustosi ed enormi frutti simboli di lussuria. Hieronymus Bosch mette così in luce uno dei sette peccati, quello della gola. Gli uomini vengono persino imboccati dalle stesse bestie e quindi posti sul loro stesso piano.

Salendo al secondo registro, verso il centro, si assiste alla “cavalcata della libidine intorno alla fontana della giovinezza”. Una cavalcata di uomini completamente nudi, accompagnati da animali reali e di fantasia (orsi, liocorni, asini, grifoni ecc.), mentre alla fontana si bagnano le donne nude e con il capo occupato da volatili. Gli uccelli scelti indicano “virtù” tipiche dell’uomo: l’incredulità, la vanità e il piacere. Nell’ultimo registro, quello della porzione superiore, prende vita il labirinto della voluttà. Questa scena rappresenta la corruzione dell’uomo, la sua incapacità di controllare gli istinti.

Terzo pannello interno. Il ritorno al reale

L’ultimo pannello, quello a destra, è composto dalla raffigurazione dell’Inferno e del ritorno al reale e a ciò che spetta a qualunque peccatore. Hieronymus Bosch inserisce una vasta gamma di figure grottesche, bizzarre e mostruose sottoposte a punizioni carnali di vario genere, inferte con strani strumenti, anche musicali. La scelta di uno strumento di natura musicale ha portato la critica a soprannominare questo pannello come “Inferno musicale”. Il pittore inserisce vari archetipi, come quello dell’orfano, che ha perso tutto ciò che aveva di prezioso. Quello dello strumento a fiato simbolo del demonio, l’uovo simbolo dell’isolamento spirituale e gli acrobati che alterano le leggi della natura.

Al centro della composizione sovrasta l’invenzione dell’Uomo Albero. Una figura gigantesca con la testa di falco, icona del dio egizio Horus, è seduto con una pentola come copricapo, simbolo dello smarrimento del lume della ragione e anche del vizio del gioco come i dadi o le carte. Infine, una mano mozzata e decomposta, infilzata da un pugnale e con un dado su due dita, crea una contrapposizione con quella del Creatore del primo pannello, indicando un troncamento del rapporto tra umanità e divino.

Il “Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch. Lo stile

Hieronymus Bosch raffigura gli uomini non con il solito gioco del chiaroscuro, ma con masse chiare che contrastano con ciò che li circonda. I colori dei corpi sono chiari, tranne che per l’ultima scena: gli uomini hanno un incarnato più scuro, tipicità dell’arte egizia. Per la creazione dell’uomo non usa il concetto della bellezza ideale. Ciò che più gli interessa è riempire ogni spazio con figure e dettagli, andando contro quindi “l’horror vacui”. Tutto ciò annulla ogni tipo di prospettiva geometrica, è soprattutto la massa dei corpi a dare l’idea di spazio. Si esclude che l’opera possa essere stata concepita per un ambiente religioso, probabilmente fu realizzato per Enrico III di Nassau, uomo colto e amatore d’arte.

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