“Il Laureato” di Mike Nichols. L’incertezza del futuro

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"Il Laureato" di Mike Nichols

“Il Laureato” di Mike Nichols – insieme a film come “Bonnie e Clyde”, “La notte dei morti viventi”, “Easy Rider” e “Il mucchio selvaggio” – rientra nel cinema della New Hollywood.

A causa del successo della “Commedia all’italiana”, degli “Spaghetti Western” e della “Nouvelle Vagueil cinema americano stava subendo delle perdite economiche e di interesse da parte del pubblico. Pertanto, vennero assunti dei giovani registi che, con le loro produzioni indipendenti, portarono al cinema innovazioni tecniche e tematiche. In questo modo, posero le basi per l’avvento del Hollywood Renaissance. In effetti, con “Il Laureato” si ha un maggiore realismo, spesso decadente, poiché vengono presi in considerazione temi considerati tabù: la sessualità, le relazioni amorose, gli scandali, l’alienazione, l’incertezza e le ansie dei giovani. Tutto è accompagnato dal contesto socio-culturale che non viene mascherato, ma mostrato nella sua realtà e persino criticato.

La pellicola di Mike Nichols nasce dalla sceneggiatura non originale dell’omonimo romanzo di Charles Webb. Oltre a un Oscar, un Golden Globe, un BAFTA e un New York Film Critics Circle Awards per la migliore regia, la pellicola del 1967 ha conquistato un BAFTA per il miglior film e un Golden Globe per il miglior film commedia o musicale e per gli attori Anne Bancroft, Dustin Hoffman e Katharine Ross. Nel 1998, è stato inserito al settimo posto della lista dei migliori cento film statunitensi dall’AFI, superando film come “La vita è meravigliosa”, “Psyco”, “La finestra sul cortile”, “The Birth of a Nation”, “Un tram che si chiama Desiderio” e “Gioventù bruciata”. Inoltre, nel 2007 l’autore del romanzo ha pubblicato il suo seguito “Home School” che in italiano prende il nome “Bentornata, Mrs. Robinson”.  

“Il Laureato” di Mike Nichols. Inquadrature e incertezza del futuro

“Il Laureato” di Mike Nichols. è girato nel formato anamorfico, con un aspect ratio di 1:2,35. L’inizio si apre su “The Sound of Silence” e Benjamin (Dustin Hoffman) che si lascia trasportare dal marciapiede mobile. In mezzo primo piano laterale, mostra un’espressione distratta, quasi vuota. Guarda dritto di fronte a sé ma è come se non vedesse niente. Attraverso la dissolvenza, dall’aeroporto si arriva ad un primo piano di Ben, davanti ad un acquario, che esprime preoccupazione per il suo avvenire. L’angoscia e il senso di oppressione simboleggiati dall’acquario, vengono ripresi nella scena in cui Ben è costretto ad indossare una muta da sub. Il protagonista si sente schiacciato dalle imposizioni dei suoi genitori e delle convenzioni sociali, tanto che si sente il suo respiro affaticato. 

L’inquadratura ha diverse profondità. La variazione dal dettaglio al campo lunghissimo tende a sottolineare la rivoluzione tecnica de “Il Laureato” rispetto al classico cinema americano. Difatti, elementi quali il campo lunghissimo, tipico dei film western, in questo caso viene utilizzato per mostrare una realtà urbana piuttosto che rurale. 

Il bianco nella fotografia di Robert Surtees  

Il direttore della fotografia Robert Surtees regala alla pellicola delle immagini con diversi colori, tutti in tonalità naturali. Nessuno prevale sull’altro se non la somma di tutti i colori: il bianco. Probabilmente questa scelta indica la somma di tutti i pensieri, le ansie e le preoccupazioni che un neolaureato può provare per la costruzione del proprio futuro.  Non è un caso che all’arrivo in aeroporto, nei titoli di testa, Ben sia circondato da uno sfondo bianco, puro e chiaro, in contrasto con il suo vestito scuro. Invece, successivamente, il suo volto è circondato da uno sfondo nero, segno del suo comportamento scorretto. Si tratta alternativamente della spalliera del letto, di un cuscino e di una poltrona. In questo caso, infatti, il volto di Ben fa da mezzo di transizione tra le scene ambientate in albergo e in casa. 

«Signora Robinson, sta cercando di sedurmi, vero?» – Ben 

Alcune scene mostrano degli intensi contrastiSi pensi alla scena che vede la Sig.ra Robinson (Anne Bancroft) e Ben discutere nella camera d’albergo. Mentre lei mette la calza alla sua gamba in primo piano – quella sul poster è in realtà di Linda Gray -, Ben è sullo sfondo in un piano americano. Quando l’inquadratura cambia e la scena è presentata dal lato opposto, si ha Ben in primo piano con il viso oscurato. È in forte contrasto rispetto alla stanza illuminata. Questa contrapposizione di luci sottolinea la differenza tra l’immagine del protagonista e quella della Sig.ra Robinson.

“The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel. Perfetta colonna sonora 

Ben è un giovane uomo che dovrebbe affacciarsi alla vita con gioia e determinazione. Nonostante la posizione sociale dei genitori benestanti che lo mantengono, esprime una costante insoddisfazione. Circondato da un senso di incertezza e paura per il suo futuro, non agisce per migliorare la sua condizione, ma vive in uno stato di apatia e di alienazione – sentimento espresso in particolar modo da Paul Simon con “The Sound of Silence” -. Dal rapporto con i genitori, è chiaro che non viene compreso il suo dilemma interiore, non comunica con loro, ma trova rifugio in qualcos’altro.

Il cambiamento, infatti, arriva proprio dal momento in cui inizia una relazione con la Sig.ra Robinson. Ben si dimostra più disinvolto, è spinto da una maggiore forza di volontà, tanto che inizia ad imporre le sue decisioni. L’intensità del sentimento che prova per Elaine lo porta ad andare contro la moralità e la promessa fatta alla madre di lei. Diventa quasi fastidioso quando cerca di convincere Elaine a stare con lui, ma non si arrende. Intraprende un viaggio in auto per raggiungere la giovane donna accompagnato dalle note di “Mrs. Robinson” – riadattata da Simon & Garfunkel proprio per il film – che scemano con una certa cadenza quando l’auto si sta fermando per la mancanza di carburante. Ormai Ben è colmo di determinazione. Riesce ad entra in chiesa ma diversamente dal classico lieto fine, Elaine si è già sposata. 

«È troppo tardi.» – Sig.ra Robinson 
«Per me no.» – Elaine 

L’insicurezza della gioventù sembra contrapporsi sin da subito all’atteggiamento sicuro e deciso della Sig.ra Robinson. In realtà, la donna porta alla luce la falsità e l’ambiguità che c’era dietro la società dell’epoca. A prima vista sembra essere una donna felice, ma ben presto dimostra di non esserlo affatto. Un accenno di tristezza le copre il viso quando racconta a Ben di aver lasciato gli studi perché era rimasta incinta. Mentre la prepotenza si fa strada in lei quando impone a Ben di non uscire con sua figlia e quando cerca di trattenere Elaine dal fuggire con lui.   

“Il Laureato” di Mike Nichols. Il signfiicato del finale

La tenacia e quasi la disperazione del laureato si evince nel momento in cui urla il nome di Elaine. La giovane deve sapere che lui è arrivato fin lì. L’inquadratura mostra un primo piano di lei che lo guarda. Nota le reazioni intorno a sé, ma non si sentono parole dalle bocche degli altri personaggi. Elaine cede ed urla a sua volta il nome di Ben. I due fuggono insieme, uniti da un profondo senso di gioia e ribellione. Si stanno liberando dall’ipocrisia in cui vivono le loro famiglie e corrono verso un autobus di passaggio, simbolo di cambiamento ed evoluzione. 

Elaine e Ben si siedono e, dopo essersi scambiati qualche sorriso, tornano seri. La malinconia torna e viene messa in rilievo dalla colonna sonora. Sia dalle parole «Hello darknessmy old friend…» – che aprono e chiudono la pellicola – che dalle note è possibile percepire la tristezza e l’angoscia che ancora una volta si presentano nella vita dei giovani. Il futuro rimane comunque incerto. La felicità della disobbedienza è presto sostituita dalla paura e dall’afflizione. Le espressioni di Ben ed Elaine tornano ad essere preoccupate. Simbolicamente, il fatto che non fuggano in auto e non guidino loro il mezzo di trasporto potrebbe essere inteso come difficoltà nel prendere nuove decisioni. Dove si va è l’autista che lo decide. Perciò sembrano porsi subito una domanda: e adesso?  

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