Il mare nell’arte. Da Turner a van Gogh una tempesta di emozioni

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Il mare con il suo potente fascino ha sempre catturato l’attenzione dei molti. Luogo di nascita della dea della bellezza Afrodite, cornice di miti e storie, diviene protagonista di numerosi dipinti. Acque cristalline e limpide, spuma di mare e onde, profondità e immensurabilità, sono catturate dal pennello sapiente dei grandi maestri del passato, affascinati anch’essi dal mare e dalle emozioni che è in grado di suscitare. Il mare, un po’ il riflesso di ognuno di noi, calmo e irrequieto, sereno e agitato, una forza quasi vivida che ci continua ad emozionare. Il mare nell’arte: ogni artista che ha deciso di immortalare questo grande protagonista, ha deciso di esaltare particolari stati d’animo del mare trasmettendo, insieme a colori, luci e stili differenti, nuovi messaggi.

«I pescatori sanno che il mare è pericoloso e la tempesta terribile, ma non hanno mai trovato questi pericoli, una ragione sufficiente per restare a riva.» – Vincent Van Gogh

Il mare nell’arte. “Il Naufragio” di William Turner. Barche in balia del mare

“Il Naufragio” di William Turner è uno dei dipinti con cui l’importante esponente dell’arte romantica inglese cattura il mare rendendolo protagonista assoluto. Nell’opera del 1805, conservata alla Tate Gallery di Londra, Turner raffigura un mare impetuoso, agitato, nemico degli uomini e delle imbarcazioni che tentano di attraversarlo. Una raffigurazione in cui regna il caos e la paura per ciò che stanno affrontando gli sventurati pescatori cercando di mettere in salvo se stessi.

Tratti nervosi e inquieti danno vita ad una scena confusa, nella quale le sventurate imbarcazioni diventano completamente prede delle onde giganti e minacciose di un mare che non intende cessare la sua ira. Il vento forte con le sue raffiche mostruose suggella la raffigurazione, mettendo in contrapposizione la forza soprannaturale, forte, primaria del mare e del vento, che non cessano di minacciare l’equipaggio e le loro imbarcazioni, con il coraggio dei marinai inglesi che nulla possono contro la madre natura. Il mare in questa particolare opera d’arte assume una potenza quasi fatale, ricordando e ristabilendo i ruoli tra umano e la natura.

“Tempesta a Belle-Ile” di Monet e l’amore per il mare

“Tempesta a Belle-Ile” di Monet appartiene al periodo in cui soggiornò lì con lo scopo di ricreare le vedute di quel posto magico e spaventoso allo stesso tempo. Il pittore francese si trasferisce sulla costa bretone con lo scopo di ammirare un paesaggio semplice, quasi allo stato originario in contrasto con il clima caldo e seducente delle precedenti vedute, quelle della costa mediterranea del paese ligure di Bordighera. Con l’incalzare del mese di ottobre incominciano le prime tempeste e il pittore, affascinato, le studia e le trasporta su tela. È così preso che decide di prolungare il suo soggiorno per il profondo amore che nutre per il mare, come scrisse alla sua compagna Alice Hoschedé in una lettera del 30 ottobre del 1886.

Monet credeva che per raffigurare fedelmente il mare mettendo in luce ogni suo meraviglioso aspetto fosse necessario studiarlo e visitarlo ogni giorno, ad ogni ora della giornata con il medesimo punto di vista. L’opera “Tempesta a Belle-Ile” del 1886 del Museo d’Orsay raffigura un mare ricreato adoperando abbondantemente il colore bianco arricchito da sfumature rosacee e celestine. Le rocce sembrano quasi colpite con volontà dal mare, le onde schiaffeggiano le rocce imponenti. Il cielo diviene un tutt’uno con il mare impetuoso, annullando ogni limite tra essi. Nuovamente il mare dimostra la sua forza, immane potenza su cui nessuno può sovrastare.

“La Grande Onda” di Hokusai. Il mare nell’arte giapponese

“La Grande Onda” di Hokusai contrassegna la sua produzione artistica e l’intera arte giapponese. Si tratta, questa volta, di una xilografia pubblicata tra il 1830 e 1831 che dà vita ad una raffigurazione innovativa, coniugando elementi dell’arte orientale con influenze di quella occidentale. Una visione diversa da quella analizzata precedentemente, quasi surreale, in poche parole una raffigurazione mistica del mare, una rappresentazione simbolica.

A sinistra una gigante onda si solleva dal mare tempestoso e si erge minacciosamente verso alcune imbarcazioni che si trovano sotto di essa. Sulle barche si possono notare dei pescatori seduti in modo ordinato. La sagoma del monte Fuji si staglia sullo sfondo, e sembra imponente o vittima di fronte all’autorevolezza della grande onda. Se si nota bene la parte della spuma, per alcuni critici, ricorda una mano umana pronta ad afferrare i pescatori sottostanti. Da una parte la potenza del mare, dall’altra la fragilità dell’uomo e infine l’immortalità di quel monte unico che sembra assistere indifferente allo spettacolo. 

La colorata “Marina a Saintes Maries de la Mier” di van Gogh

Quando Van Gogh si trasferì ad Arles nel 1888, visitò per pochi giorni Saintes Maries de la Mer, un piccolo paese di pescatori in prossimità del Rodano. Affascinato dal panorama, immortalò con alcune tele e disegni il magnifico spettacolo visto con i propri occhi: nasce così “Marina a Saintes Maries de la Mier” di van Gogh. Alcune tele sono abbellite soltanto dalla veduta del mare, altre sono arricchite anche dalla rappresentazione della spiaggia confinante.

Il pittore da questa esperienza comprende la mutazione continua dei colori grazie ai riflessi e ai tocchi di luce. Vuole rendere questi cambiamenti cercando di riportarli su tela, picchiettando la zona del mare con diversi colori di differenti tonalità. Una varietà di colorazioni, un vero arcobaleno, arricchisce il blu del mare tutto suggellato da un trasparente cielo. Il mare nell’arte di van Gogh è fatto di colori, trasparenze e grandi pennellate larghe indefinite in alcune zone, proprio come l’acqua del mare quando diventa un tutt’uno con la spiaggia. Un viaggio di pochi giorni bastò per far cambiare al pittore il suo modo di intendere la tavolozza, il suo modo di fare arte.

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