“Il miracolo della cena” con Sonia Bergamasco nella storia del dipinto

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Il miracolo della cena con Sonia Bergamasco

In questi tempi incerti si scopre un nuovo modo di far vivere il teatro: in streaming. E questa opportunità è stata offerta anche dal Teatro Piccolo di Milano, che da fine marzo ha messo a disposizione, tra le altre cose, “Il miracolo della Cena”.

“Il miracolo della cena” con Sonia Bergamasco porta l’arte a teatro

“Il miracolo della cena”, a cura di Marco Rampoldi, vede Sonia Bergamasco prestavoce di una delle più grandi protagoniste della scena culturale lombarda della prima metà del Novecento: Fernanda Wittgens. Lo spettacolo sui generis si spalanca su una proiezione alternata dei personaggi dell’”Ultima Cena” di Leonardo da Vinci, descritti da un’ombra posta accanto a uno dei due tavoli che si intravedono in penombra. Buio e luce si inseguono tra il dipinto e le ombre, creando un’atmosfera misteriosa che riconduce indiscutibilmente a Leonardo.

L'”Ultima Cena” è davvero così misteriosa? Chi non la conosce? Chi non ne ha mai visto infinite volte una riproduzione o un riferimento? C’è da chiedersi cosa possa esserci di così miracoloso in quest’opera. Sonia Bergamasco assolve egregiamente il compito di presentare allo spettatore l’epopea contemporanea dell’affresco ultracentenario. Con la lettura di scritti, lettere, documenti ufficiali, appunti e note personali si svela al pubblico una verità ignorata o dimenticata.

Tra le pagine in bianco e nero di Fernanda Wittgens

Il leitmotiv di questo spettacolo è la figura di Fernanda Wittgens. Con la lettura del suo giuramento al Re del 1928 per la sua assunzione come “operaia avventizia” a Brera, la storica dell’arte inizia a prendere forma. L’intrecciarsi della sua carriera con la storia d’Italia delinea i chiari tratti della sua personalità. Ne scaturisce la figura di una giovane prima e di una donna poi dalla forza straordinaria. Prima donna in Italia a vincere nel 1940 il concorso alla Sovrintendenza ai Beni Culturali e quindi prima donna Soprintendente alle Gallerie di Milano, ha dimostrato durante tutto il corso della propria vita l’amore incondizionato per l’arte e il proprio senso etico.

Proprio quest’ultimo le valse la prigione durante la Seconda Guerra Mondiale. Sonia Bergamasco, con un’interpretazione d’eccezione, sottolinea la commozione di un momento come questo leggendo due lettere. Nella prima dà voce alla Wittgens che scrive alla madre durante la prigionia. Nella seconda è la madre a parlare e ne trapela tutto lo strazio nel chiedere la grazia per la propria figlia. Ma, al di là di vicende personali che non fanno altro che accrescere la figura della storica, l’”Ultima Cena” è e rimane il fulcro dello spettacolo.

“Ultima Cena” di Leonardo Da Vinci. Il miracolo della scoperta

Lo spettatore scopre, forse per la prima volta, i vari lavori pensati e messi in atto per salvaguardare l’opera durante il conflitto. E nonostante i bombardamenti la Wittgens esulta nei propri appunti dichiarando «Il Cenacolo è salvo!» Purtroppo, questo non è sufficiente. Con il proseguimento della lettura si mette a nudo la debolezza di un sistema incapace di proteggere la propria ricchezza storica. Si sottolineano le meschinità e le invidie che impediscono alla macchina dei restauri di ingranare e lavorare in sincronia e armonia.

È strano come, sebbene si tratti solo di letture, i sentimenti di chi ascolta prendano il sopravvento. Ci si emoziona durante la prigionia della Wittgens. Ci si infervora nello scoprire che chi dovrebbe per primo perseguire il bene delle opere, in realtà si rivela subdolo e viscidamente voltafaccia. Si gioisce quando, dopo un duro lavoro di squadra, si riesce a riportare allo sguardo di tutto il mondo il capolavoro vinciano. Con una novità. Per caso, per fortuna o per bravura, i lavori di restauro svelano ciò che prima della guerra era nascosto. I colori utilizzati da Leonardo in persona.

E così prevale un sentimento contrastante. Quasi si esulta – nel limite del buon senso – per i bombardamenti subiti dall’affresco. Se non ci fossero stati, difficilmente l'”Ultima Cena” ci apparirebbe così, come tutti la conosciamo. Ecco che quindi, uno spettacolo all’apparenza scarno e sterile di contenuti, si snocciola a suon di emozioni discordanti e dissonanti. E ci dona una conoscenza arricchente della storia recente di un capolavoro senza tempo e di una donna che ha lottato tutta la vita perché questi capolavori arrivassero a tutti.

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