Il Museo oggi come luogo del piacere e della conoscenza

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Il Museo oggi è il luogo del piacere e della conoscenza

Il Museo nell’immaginario collettivo è un luogo immobile di contemplazione e silenzio, forse addirittura un luogo “passivo” che si lascia attraversare da persone e sguardi senza opporre resistenza. Invece si rivela egli stesso osservatore attraverso gli occhi di tutte le statue e le persone che lo popolano. Le opere d’arte sono custodite all’interno di un luogo dove il passato incontra il futuro, soffermandosi proprio sulla quotidianità.

La vita si espande dentro e fuori le mura di quest’edificio. Così si vede quanto sia un vero cantiere, con lavori in corso ovunque. Muratori all’esterno, traslocatori e allestitori all’interno. E poi magazzinieri, restauratori, ricercatori, storici. Si rivela tutta la vita della macchina Museo, e tutto quel che si fa per lo scopo ultimo: mettere opere e sapere a disposizione dei cittadini e far sì che diventi il luogo del piacere e della conoscenza. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, che popolando le numerose sale espositive e avidi di conoscere e sapere. Il Museo emerge come un grande organismo produttivo, con la sua natura di cantiere sia materiale che intellettuale.

Un esempio ne è il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Considerato uno dei più importanti musei al mondo per quanto riguarda l’epoca romana, ha sede in un grande edificio borbonico della metà del ‘500. A questo posto è stato dedicato il documentario “Agalma” della regista Doriana Monaco. Un nome suggestivo dato che “agalma” in greco significa “ornamento”, ma anche “immagine”, “statua”. Il termine veniva usato in particolare per indicare la statua di una divinità e rilevarne la preziosità estetica e materiale. 

Le relazioni tra le statue e il mondo del Museo

Mentre i lavoratori sono all’opera, e gli spettatori passeggiano tra le sale del Museo, le statue supervisionano il lavoro e il passeggio, nonostante gli occhi inanimati. Non hanno nulla da temere. L’attenzione con cui ogni opera d’arte, grande o piccina, viene spostata, è massima. I movimenti per posizionare tutto al proprio posto sono millimetrici, quasi esasperati. I lavoratori sono quotidianamente alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura, tempo, e manutenzione costante. Tra loro e le opere d’arte si instaura una relazione davvero profonda.

Si coglie l’amore, lo stupore e la passione con cui queste persone osservano e studiano tali oggetti, ne scorgono i vari segreti e cercano di carpirne la loro essenza più intima. Nel laboratorio di restauro o soli nelle varie sale, ricercatori e studiosi creano un dialogo con queste opere, prendendosene cura, fotografandole, pulendole e auscultandole con tanto di camice e stetoscopio. Ovviamente avere un rapporto così intimo con queste opere è un privilegio che un visitatore difficilmente riesce a costruire con il poco tempo dedicato a una visita.

Il Museo è una realtà aperta a tutta la comunità. Per questo tutto l’allestimento della struttura assume un ruolo determinante. Le luci, le posizioni e i colori delle pareti devono far in modo che le persone si sentano a proprio agio ed entrino il più possibile in contatto con le opere che devono essere visibili a 360 gradi. Questo faticoso e delicato lavoro, nevralgico e per lo più sconosciuto, viene ripagato dall’occhio estatico del pubblico. I visitatori, infatti, osservano le opere e sono osservati a loro volta attraverso un magistrale gioco di sguardi. Non solo, spesso sono organizzati in alcune sale espositive dei Musei anche dei corsi di yoga per i visitatori con l’obiettivo di farli entrare in empatia con tutto ciò che si trova lì dentro.

L’importanza del frammento

«Noi siamo quei privilegiati che da secoli guardano in faccia la storia» – “Agalma” di Doriana Monaco

Le statue custodite nei Musei di tutto il mondo ci raccontano cosa significa avere un corpo di pietra, immobile lì per secoli, ma anche come la loro memoria sia arrivata a noi proprio attraverso questi oggetti apparentemente inanimati. Loro sono lì come frammenti di futuri corpi. Proprio il frammento è l’elemento fondamentale da cui prende vita il tutto.

I resti del passato ostentano la loro bellezza e la loro misteriosità. La frammentarietà dell’arte greco romana sta ad indicare la pazienza di ricostruire, immaginare e alimentare quelle parti mancanti. Ottenere un’opera completa è come riavvolgere il nastro. Ci si trova nel momento in cui quelle statue prendevano vita, rappresentando per chi le realizzava una sovrapposizione di immagini nel tempo. Una specie di film trasmesso oltre i secoli.

«Quelle opere sopravvissute ai secoli e ai millenni, vivono nel nostro presente pur arrivando dal passato. E che sono protagoniste di operazioni di conservazione e spostamento che sono l’anima stessa del museo. Attività quotidiane che ci ricordano costantemente da una parte la fragilità assoluta di questo patrimonio, che può sgretolarsi, rompersi, sparire in un attimo e in qualsiasi momento, dall’altra la sua forza e la sua potenza assoluta, che invece lo fanno sopravvivere al trascorrere del tempo»Doriana Monaco, “Agalma”

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