Il potere della scrittura e l’introspezione con Saba e Leopardi

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La scrittura e l'introspezione. Umberto Saba e Giacomo Leopardi

Arriva un momento, nelle nostre vite, in cui sentiamo la necessità di fare un bilancio; un bilancio relativo al nostro passato, al nostro presente, a ciò che abbiamo e ciò che abbiamo perso. Un momento che segni per noi la svolta decisiva, quella che aspettavamo da anni o del tutto inaspettata, nel bene e nel male. E qual è il modo migliore per inaugurare una nuova pagina della nostra vita se non l’avvalersi del meraviglioso mondo della scrittura?

La scrittura, l’intricato sistema di simboli che messi insieme – come i pezzi di un puzzle – formano catene di messaggi. Un sistema che viene fatto comunemente risalire al 3000 a.C. , quando fu introdotto per la prima volta dai Sumeri, nell’antica Mesopotamia. Un sistema che consente, da sempre, di dire senza parlare. Una funzione piuttosto affascinante, la stessa di cui si sono serviti tanti autori per gettare fuori tutto ciò che è nascosto nei meandri della loro profondità.

Umberto Saba e la figura materna

Quando parliamo di introspezione e di come quest’ultima dilaghi dalle pagine di un libro, non possiamo fare a meno di pensare a personaggi come Umberto Saba. La poesia e la prosa di Saba si inseriscono in una dimensione psicoanalitica grazie alla personalità dell’autore, per natura incline alla scissione dell’io e all’introspezione psicologica. Una vita scandita da tante vicende, ciascuna delle quali affiora minuziosamente agli occhi del lettore intento a sfogliare le più belle pagine del “Canzoniere”. Quest’opera, tra le più moderne e originali, ricava il suo tratto profondo di originalità proprio dalla sua capacità di verseggiare poeticamente i fatti quotidiani, gli abbandoni e le mancanze, pregne di sensibilità.

«Il Canzoniere è il libro di poesia più facile e più difficile del Novecento… è la storia di una vita povera di avvenimenti esterni, ricca, a volte fino allo spasimo, di moti e di risonanze interne.»

Pensando all’infanzia di Umberto Saba, è chiaro l’effetto che ha avuto su di lui l’incontro con la scrittura freudiana e appare palese la massiccia presenza della figura materna nella produzione del “Canzoniere”. La mancanza di una madre, quella che per anni ha dilaniato l’animo dello scrittore, è la stessa che trova appiglio nella giusta incastonatura delle parole, nel suono che irrompe il silenzio quando ci si appresta a leggerle. I versi aggrediscono la figura materna esternando con molta irruenza la profonda problematica interiore del poeta.

«Mamma, c’è un tedio oggi, una sottile/ malinconia, che dalle cose in ogni/ vita s’insinua, e fa umili i sogni/ dell’uomo che il suo mondo ha nel suo cuore»

Giacomo Leopardi e il primato della rimembranza amorosa

Se è vero che la scrittura è un silenzio interiore, risultano sicuramente troppi gli esempi di autori da prendere in considerazione nel nostro piccolo e modesto excursus poetico. Uno tra tutti è l’animo sensibile di Giacomo Leopardi, la sua notevole capacità di arrivare dritto al cuore cantando l’amore e la sofferenza.

«questo è quel mondo? questi/i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi,/onde cotanto ragionammo insieme?/questa la sorte dell’umane genti?»

Amore e illusione, la rappresentazione di sogni infantili che non si sarebbero mai avverati, piuttosto, sarebbero svaniti una volta per tutte. “A Silvia” è una poesia straordinariamente struggente, frutto del contrasto tra lo splendore e la purezza delle immagini della felicità sperata negli anni della giovinezza, e la loro irrevocabile scomparsa. Potrebbe sembrare un paradosso, ma è proprio nello spazio del passato e della morte che Leopardi dà corpo nel modo più aleatorio e splendido – tramite l’utilizzo della scrittura – ai fantasmi della felicità.

La scrittura. L’introspezione che sgorga dalle parole

La vita è un meraviglioso labirinto di emozioni e accadimenti in cui è facile smarrirsi, perdere la speranza, la pazienza, i sorrisi e i buoni propositi. Allora afferriamo prontamente i nostri buoni propositi, ad uno ad uno, mettiamoli per iscritto e rileggiamoli di tanto in tanto, per rinfrescare la memoria. Prendiamo tutto ciò che di più pesante portiamo sul cuore, alleggeriamolo, trasformiamo i macigni dell’animo in inchiostro di penna, facciamo con la carta tanti aeroplani e lasciamoli volare.

Scrivere per cambiare o per restare sempre gli stessi. Scrivere per piangere o ridere di buon gusto. Scrivere per trovare la strada o sentirsi ancora più confusi. Scrivere per celebrare le mancanze o ciò che c’è in abbondanza. Scrivere per non fermarsi o per fermarsi per sempre. Scrivere, scrivere e basta.

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