“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza, manifesto del proletariato

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Quarto stato di Pelizza da Volpedo
quadro: Quarto Stato

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo simboleggia uno degli effetti più lampanti della voce di tutto il proletariato. Lontano dalla falsità, dall’opportunismo, dall’ipocrisia della classe borghese, l’uomo più modesto ha imposto a tutti i costi e con il mezzo più tagliente che avesse a disposizione – la parola – i propri diritti, le proprie necessità, la vita nel senso più dignitoso del termine.

«Lavoratori di tutto il mondo unitevi. I filosofi hanno solo interpretato il mondo in diversi modi; il punto è di cambiarlo.» – Karl Marx

Con questa riflessione, il pittore piemontese Giuseppe Pellizza si prepara a realizzare “Il Quarto Stato”, un quadro che rappresenta una delle testimonianze simbolo di tutto il XX secolo. Oggi è conservato nel Museo del Novecento a Milano, conosciuto per essere una delle immagini simbolo delle battaglie politico-sociali dei lavoratori.

«Ogni età ha un’arte speciale. L’artista deve studiare la società in cui vive e capire l’arte che gli è data.»

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo inneggia alla tutela dei diritti e all’uguaglianza

Prima dell’esecuzione del grande capolavoro, l’artista non riesce a rimanere indifferente di fronte ai massacri quotidiani dei lavoratori. Così, dopo aver assistito ad una manifestazione di protesta degli operai, inizia ad eseguire una serie di bozze dedicate alla lotta del momento, cercando il modo più adatto per testimoniare la realtà istantanea e quindi modificarla.

Portato a compimento dopo vari tentativi insoddisfacenti, “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo si definisce il più grande manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra ‘800 e ‘900. Dipinto a olio su tela con le dimensioni di 293×545 cm, la tela suscita una profonda ammirazione non solo per l’abilità pittorica, ma soprattutto per il messaggio di salvaguardia dei diritti. È ritratta una scena completamente avulsa alla violenza e alla tumultuosità, ma alquanto tranquilla e pacata. L’avanzata dei lavoratori è lenta come si avverte dalle pennellate morbide e ondulate, arricchite dalla gestualità nei movimenti transitori di ciascun soggetto raffigurato.

Gli ideali e i valori sono l’arma più potente, unico principio in cui credere per affrontare la battaglia 

“Il Quarto Stato” mette in scena un gruppo di braccianti in marcia in segno di protesta in una piazza – presumibilmente quella di Malaspina di Volpedo -. Il quadro rende onore agli uomini e alle donne in lotta, forti di una grande fiducia nei propri ideali, uniti dall’obbiettivo comune di rendere la vita più dignitosa e rispettabile per tutti. Prerogative come l’intelligenza, l’onestà, l’amore per se stessi, il vigore e l’energia vitale prevalgono in tutta la tela. A differenza delle opere precedentemente compiute, che mettevano in scena semplici manifestazioni da strada, qui l’intento è porre l’accento sulla volontà di imporsi del lavoratore umiliato e sottopagato.

In primo piano risalta l’immagine di una donna con in braccio un bambino, che Giuseppe Pellizza da Volpedo plasmò sulle sembianze della moglie Teresa Bidone e il cui gesto della mano indica di procedere, riferendosi alla massa di persone alle sue spalle. Il movimento della scena raffigurata è enfatizzato dalle pieghe della sua veste. Alla sua destra sopraggiunge un uomo sui 35 anni, determinato, fiero, pensoso e intento verso il suo cammino, con una mano nella tasca del pantalone, mentre l’altra regge la giacca sulle spalle. A sua volta, alla destra dell’uomo, spicca la figura di un anziano signore ma, a differenza delle altre due principali figure che sembrano conversare, lui appare muto, in silenzio verso il destino che sta per compiersi. 

La lettura de Il Quarto Stato mostra la chiave determinante per il successo: la divulgazione

La tecnica divisionista (il divisionismo può essere considerata una variante specifica del puntinismo, ndr) rappresentata dal pittore trova in questo dipinto la maggiore dimostrazione calcarea. Tutti i personaggi compiono con estrema naturalezza gesti spontanei, come proteggersi gli occhi dal sole, conversare, svolgere gesti momentanei o guardare verso la strada percorribile. Le tonalità cromatiche sono molto calde e accese. Il rosso e il bianco sono continuamente messi in risalto tra di loro nell’evidente rappresentazione degli abiti indossati, la forma e le sembianze complessive dell’abbigliamento sono tipica dell’operaio lavoratore. Le figure sono poste orizzontalmente dimostrandosi combattive verso qualsiasi ostacolo dovesse presentarsi, in una scena di totale equilibrio complessivo.

Il successo dell’opera d’arte iniziò, non all’interno delle sale espositive, come si augurava l’artista, ma mediante la stampa socialista e le innumerevoli riproduzioni. Solo una volta, in occasione di una mostra nel 1907 a Roma, riuscì ad assistere all’esposizione del proprio lavoro, presso la Società promotrice di Belle Arti. La fine dell’artista, non ancora quarantenne, purtroppo si avvicinò drasticamente quello stesso anno, il 14 giugno, con il suicidio. Il Quarto Stato è un quadro che è riuscito a diffondere un profondo messaggio socialista grazie anche alla divulgazione da parte di moltissimi giornali e riviste periodiche.

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