“Il treno partorito dal sole” di Depero verso la luce del futuro

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"Il treno partorito dal sole" di Depero

“Il treno partorito dal sole” di Depero è una delle sue opere più famose, realizzato olio su tela nel 1924 in pieno movimento futurista. L’immagine mostra un treno a vapore che alza neri stantuffi e giugne direttamente dal sole. Colpisce per il dinamismo delle forme e la bellezza dei colori. Un concentrato di energia allo stato puro, che trasmette una sensazione di forza attiva, esuberante e travolgente. Sin dalla sua invenzione il treno ha attratto l’immaginario collettivo. Inventato all’inizio del XIX secolo diventa immediatamente il simbolo del progresso, la rappresentazione del grado più alto raggiunto dalla tecnologia occidentale e uno dei simboli, insieme all’auto, del movimento futurista. Ancora oggi il treno alimenta un ricchissimo immaginario per la sua capacità di cucire con lunghi aghi orizzontali di velocità – come dice poeticamente l’artista – luoghi distanti tra loro.

“Il treno partorito dal sole” di Depero simbolo del progresso

“Il treno partorito dal sole” di Depero promuove la pubblicità positiva del treno per i valori che esso incarna, in primis il progresso, ma il pittore ne dà una versione originale e particolare, quasi fiabesco-pubblicitaria. Il treno è partorito dal sole e quindi, come la stella, non può che essere utile, necessario, vitale e fondamentale.

I binari sono raffigurati come code a semicerchio inondati dal fumo, una serie di curve grigie che scendono direttamente dal sole, quasi fossero elementi naturali come le piante e l’uccello azzurro, posti a corona dei binari. Viene evocato il movimento, l’energia pura, la velocità e la libertà. L’artista, lasciandosi guidare dalla propria sensibilità interiore, va al di là delle apparenze e si serve della prospettiva psicologica invece di quella geometrica. I colori accesi e vividi creano un’immagine evocativa in cui si mescolano immagini di un futuro luminoso, luoghi onirici in cui coesistono elementi tecnologici e elementi naturali, in un unicum particolare.

In pieno sentimento futurista

Nel quadro viene dato ampio respira ad una delle prerogative fondamentali per i futuristi, la “pittura degli stati d’animo”, un temine che probabilmente venne usato per la prima volta in pubblico da Boccioni, uno dei più famosi esponenti. “Il treno partorito dal sole” di Depero incarna perfettamente l’ideologia del movimento espressa perfettamente da Marinetti nel Manifesto ufficiale – “Fondazione e manifesto del Futurismo”, 11 febbraio 1909 -.

Il messaggio può essere sintetizzato in due indicazioni programmatiche. Innanzitutto si rivendica l’emancipazione dalla tradizione e dall’insegnamento dei maestri, considerati non solo inutili, ma addirittura un ostacolo alla nuova creatività degli artisti e si esalta tutto ciò che rappresenta il nuovo, il futuro, l’innovazione. Il secondo elemento è la celebrazione del movimento aggressivo, dell’insonnia febbrile, del passo di corsa, del salto mortale, della bellezza della velocità. L’auto e il treno diventano il loro simbolo per eccellenza. La rivoluzione è totale e riguarda tanto il modo di disegnare quanto l’innovazione nell’uso dei colori e della luce.

Con Fortunato Depero siamo nel secondo futurismo

In tutta Italia le mostre e le serate organizzate dai futuristi suscitano stupore e polemiche, provocano il pubblico e non raramente si concludono con risse e pestaggi. Marinetti si spinge addirittura all’esaltazione della guerra. Nella pittura, nella scultura e nella poesia si cercano ad ogni costo immagini dinamiche, di movimento, totalmente nuove e che “uccidano il chiaro di luna”. Depero si ritrova meno in questi concetti. È stato uno degli esponenti meno conosciuti del Futurismo, anche se dotato di una geniale creatività. Nel saggio scritto insieme a Balla “Ricostruzione futurista dell’Universo” nel 1915, esprime la sua posizione.

«Noi vogliamo realizzare una fusione totale per ricostruire l’universo, rallegrandolo, cioè ricreandolo interamente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile.»

Una visione diversa rispetto ai primi futuristi, conosciuta come il secondo futurismo e in cui Depero, geniale innovatore, spazia dalla pittura al design. Realizza la Casa d’Arte a Rovereto insieme alla moglie, occupandosi di grafica pubblicitaria e delle arti applicate. Si occupa di arazzi, cuscini, mobili, giocattoli, stoviglie. Crea immagini e loghi per riviste. Un’attività febbrile che continuerà fino alla morte, avvenuta a Rovereto nel novembre del 1960, riuscendo a dare scheletro e carne all’impalpabile e all’impercettibile.

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