‘Il Trionfo della Morte’. Un monito sulla caducità della vita

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Il Trionfo della Morte

“Il Trionfo della Morte” è un grande affresco custodito nel museo Abatellis di Palermo, nel quartiere della kalsa, uno dei quattro quartieri “mandamenti” della città. Il dipinto attrae e affascina immediatamente sia per le dimensioni che per il soggetto che rappresenta. Realizzato indicativamente tra il 1440 e il 1450, non si conosce né la data precisa, né il titolo, né tantomeno – ahinoi – l’identità dell’autore.

Come interpretare ‘Il Trionfo della Morte’

È un dipinto di una scena apocalittica di grande potenza evocativa e in un certo senso una rappresentazione di carattere morale, un ammonimento rivolto a tutti, che riesce ad esprimere qualcosa di molto preciso: la transitorietà dell’esistenza, la fragilità della vita, la caducità umana. Ricorda che l’incombenza della morte riguarda tutti indistintamente, a prescindere dalla posizione sociale e dal ceto a cui si appartiene.

La scena apparentemente surreale ha forti agganci alla realtà, ed è eloquente. La morte in groppa ad un cavallo scheletrico irrompe in un meraviglioso giardino lussureggiante e turba improvvisamente con la sua entrata il normale scorrere e fluire della vita. Scaglia i suoi dardi su nobili e trasognate fanciulle, giovani spensierati, musicisti. Sotto di Lei sono già caduti i potenti del mondo: vescovi, un papa, un imperatore, un sultano, un uomo di legge. La Morte sembra aver risparmiato la folla dei poveri e degli umili che sembrano invocarla come una liberazione alle sofferenze terrene. Proprio tra la folla dei miseri si fanno notare due personaggi particolari, due ragazzi dall’aria arguta, il cui sguardo esce fuori dalla scena e si rivolge a noi.

Senza ombra di dubbio sono lo sconosciuto autore e il suo assistente, con in mano gli inequivocabili strumenti del mestiere, pennello e colori. Questo è quanto sostengono molti critici d’arte. A quei tempi era usuale che gli artisti non firmassero il quadro, ma si ritraessero al suo interno. Che sia lui, davvero l’autore del quadro? Chi può dirlo?

Il pregio dell’opera

L’opera rimane unica e particolare e attraverso i secoli ancora oggi ci affascina e incanta con la sua sensibilità modernissima. Parla a uomini e donne del 2000 con un linguaggio universale che sfida il tempo, ritraendo un’allegoria medievale che ha dentro l’essenza del tutto. La vita e la morte, la bellezza, la vecchiaia, gli agi e la povertà, la tristezza, l’amarezza, lo stupore, lo sdegno, la cura, la compassione, l’amore e la speranza.

Un’opera surreale e visionaria, che ha costituito motivo di ispirazione di grandi artisti tra cui Guttuso, lo stesso Picasso per la sua Guernica. A ben guardare l’immagine dei due cavalli è molto simile. Il misterioso maestro de”Il Trionfo della Morte” non ha lasciato la firma, ma ha lasciato il suo volto, forse si sarà anche divertito nel farlo. Chi fosse davvero probabilmente non riusciremo mai a saperlo, ma a questo punto forse non è neanche più rilevante. Certamente è stato un’artista capace di creare un’opera modernissima, un capolavoro che va oltre ogni tempo, un monito che è valido ancora oggi e sempre lo sarà.

La storia de ‘Il Trionfo della Morte’ inizia quasi 600 anni fa

Siamo in Sicilia, a metà del XV secolo e Palermo è sotto la dominazione spagnola. Regna Alfonso V d’Aragona detto il “Magnanimo”, sovrano colto e illuminato, e nella città avvengono fervidi scambi artistici e culturali con altri Paesi. Ma sono anche anni socialmente drammatici, in cui il diffondersi di epidemie, carestie e l’ombra della Peste nera, cambiò il modo di percepire la morte, fino alla formazione di una sensibilitàà espressiva nuova.

L’affresco venne realizzato nel cortile dell’ormai abbandonato Palazzo Sclafani costruito nel 1330 su volere del Conte Matteo Sclafani. Un’apposita commissione – riunita proprio dal “Magnanimo” nel 1430 circa – venne selezionata per accorpare ventidue “pichuli” e “malamenti sirvuti” ospedali cittadini in un’unica struttura.  Il luogo scelto fu proprio l’abbandonato palazzo degli Sclafani, una costruzione a più piani pensata originariamente in risposta ad altri alti palazzi della città e poi abbandonato.

Il taglio del dipinto

“Il Trionfo della Morte” fu realizzato in quella sede e rimase nel cortile dell’ Ospedale per cinque secoli, e fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale si mantenne in condizioni pressoché perfette, poiché negli anni vi avevano sempre riservato cure particolari. Ma i bombardamenti su Palermo nel 1943 lo misero gravemente a rischio e si decise di spostarlo in un ambiente più sicuro. Considerate le dimensioni, si rese necessaria una delicatissima spartizione dell’opera, che venne divisa in quattro parti per poter essere più agevolmente staccata dalla parete e che ne causò danni.

L’affresco venne in parte inviato a Roma presso l’Istituto Centrale del Restauro, dove sotto la direzione di Cesare Brandi vennero colmate le numerose ed estese lacune, presenti soprattutto nei punti più vicini ai “tagli” e che avevano compromesso l’integrità della scena. Un successivo restauro venne eseguito tra gli anni Settanta e Ottanta a Palazzo Abatellis riconsegnandogli il suo aspetto originale, lacunoso, ma fedele. “Il Trionfo della Morte” poté così trovare pace e una sistemazione sicura e definitiva.

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