‘Il viaggio di Nabil’ sull’immigrazione a teatro con una zattera

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Il viaggio di Nabil di Stefano Amatucci
©Nina Borrelli

Per la rassegna “Teatro alla deriva”, si è tenuto alle Terme Stufe di Nerone lo spettacolo “Il viaggio di Nabil”. Tratto dall’omonimo bestseller digitale e incentrato sulla tematica dell’immigrazione. Una lodevole iniziativa quella del regista Stefano Amatucci di voler portare a conoscenza del pubblico teatrale la riduzione di Fabio Pisano del poemetto in versi di Daniele Virgilito.

Il viaggio di Nabil di Stefano Amatucci si svolge su una zattera in acqua

Lo spettacolo si è tenuto su di una zattera galleggiante posizionata nel laghetto termale. Ha preso vita grazie agli attori Ivan Boragine, Rosario D’Angelo, Francesco Manisi e Gianluca Pugliese. Il tema è stato il viaggio di Nabil, un migrante che affronta la traversata del Mediterrano per ricongiungersi con Yara, la sua amata. La performance, pensata inizialmente per una pedana inclinata posta al centro di un palco teatrale tradizionale, ha incontrato il fantastico contesto del laghetto delle Terme. Gli attori hanno avuto la fortuna e l’onere di esibirsi sull’acqua, riuscendo a lavorare perfettamente a proprio agio su questo supporto galleggiante, manovrato ad hoc in momenti topici della rappresentazione. La scelta di non utilizzare archetti – se non nel caso di Gianluca Pugliese – è stata sicuramente comprensibile quanto coraggiosa, poiché i panoramici posti sulla zattera rischiavano di amplificare i rumori dei movimenti.

Il trio attoriale Ivan Boragine, Francesco Manisi e Rosario D’Angelo

Gli attori sono stati chiamati ad interpretare molteplici e diversi personaggi, tutti molto ben caratterizzati. La caratterizzazione è stato il punto di forza che ha permesso alla compagnia VocAzioni Creative di vincere il rischio della monotonia, che poteva sopraggiungere nell’impresa di recitare un poemetto in versi e soprattutto in rime, quale quello del Virgilito. Ivan Boragine, Francesco Manisi e Rosario D’Angelo hanno interpretato molteplici ruoli dalle molte sfaccettature riuscendo a tenere viva l’attenzione del pubblico. La pièce teatrale si è rivelata gradevole e convincente. Di volta in volta si sono alternati momenti da coro greco ad interventi diegetico-descrittivi affidati a Gianluca Pugliese – che ha impersonificato il Mare –.

Mentre Francesco Manisi ha recitato nel ruolo protagonista, un grosso lavoro di immedesimazione in figuri spesso nuovi è stato quello dei sempre pronti Rosario D’Angelo ed Ivan Boragine, che è riuscito a non esasperare mai i toni con il suo affascinante equilibrio interpretativo e senso della misura. Ottima operazione quella di Ernesto Colutta e Giovanni Meola, della rassegna “Teatro alla deriva”, di forgiarsi di uno spettacolo che sembrava scritto per il fantastico scenario delle Terme Stufe di Nerone. La metafora del Mare oscuro, amico e nemico, quella delle vite in continuo bilico e il viaggio della speranza – assolutamente ben descritto dal “poema epico contemporaneo” sull’immigrazione – hanno preso vita spontaneamente, conducendo lo spettatore per gradi ad immedesimarsi in una storia dal tema molto toccante ma sapientemente dosato.

Un chiaro messaggio sulla tematica dell’immigrazione

Discorso a parte merita l’esposizione orale di un poemetto in rime. Dal lato della fisicità e della caratterizzazione “Il viaggio di Nabil” di Stefano Amatucci mostra i suoi punti di forza, dall’altro il ritmo ciclico della rima è stato un fattore di rischio. Sicuramente sarà stato difficilissimo per gli attori spezzare la monotonia di una poesia. Le cadenze e gli accenti delle rime infatti dettano ritmi obbligati. In conclusione lo spettacolo è stato gradito e ha condotto ad un prolungato ed accorato applauso finale.

Insomma il messaggio sull’immigrazione è arrivato a chiare linee agli spettatori e la speranza è che venga percepito molto di più dai governanti. I migranti non sono persone che partecipano su dei gonfiabili a “giochi senza frontiere”, ma esseri umani che rischiano la vita perché altri esseri umani si son divertiti a ridisegnare confini che madre natura non ha imposto. Il lodevole lavoro corale, la fantasia dei personaggi, il testo ricco di dettagli accattivanti e una storia avvincente che tiene fino alla fine col fiato sospeso, rappresentano un invito che lo spettatore non può rifiutare. L’incantevole cornice delle Terme Stufe di Nerone con un’organizzazione impeccabile hanno fatto il resto. Si spera in nuove repliche per concedere questa esperienza unica a chi non ha potuto assistere alla messinscena.

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