Il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich. Il Sublime e l’infinito

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Il "Viandante sul mare di nebbia" di Caspar David Friedrich

Il “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich è la sua opera più nota e famosa e il simbolo della filosofia del Sublime nell’arte. È un dipinto ad olio su tela realizzato nel 1811, considerato il manifesto della pittura romantica, caratterizzata da rappresentazioni di una natura evocativa in grado di suscitare grandi emozioni. Oggi il quadro conservato alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo, è considerato un’icona del piacere di viaggiare. È stato inoltre adottato dagli amanti della montagna per sottolineare la passione che li spinge a conquistare le grandi vette.

“Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich

L’opera, alta 98,4 cm e larga 74,8 cm, si sviluppa verticalmente sganciandosi dalle allora consuete proporzioni orizzontali. Al centro troviamo un uomo ritratto di spalle, su uno sperone di roccia, intento ad osservare il mare di nebbia che copre il sottostante paesaggio montagnoso. La particolarità del quadro è la presenza della cosiddetta Rückenfigur, cioè un personaggio visto di schiena, assorto in una profonda contemplazione della natura che porta l’osservatore a immedesimarsi psicologicamente ed emotivamente con lui. L‘opera sembra essere stata dipinta en plen air, cioè dal vivo, con un modello che abbia posato per l’artista sulle montagne, ma in realtà non è così. Il pittore, infatti, ha dipinto il quadro in studio riproducendo fedelmente le montagne della Boemia.

Ha utilizzato svariati colori mescolandoli tra loro: blu, grigio, rosa e giallo per il manto nebbioso, colori opachi e tonalità terrose per le rocce. Questa separazione tra le tonalità chiare e quelle scure, esalta la contrapposizione tra gli elementi reali (l’uomo e le rocce), realizzati anche con un’analitica precisione, e quelli indefiniti (il mare di nubi), caratterizzati da pennellate più fluide e confuse. La luminosità nasce al di sotto delle rocce in primo piano e si irradia poi al resto del quadro, dando anche una sensazione di atmosfera cristallina e pungente propria dell’alta montagna.

«Chiudi il tuo occhio fisico, al fine di vedere il tuo quadro con l’occhio dello spirito. Poi dai alla luce ciò che hai visto durante la notte, affinché la tua visione agisca su altri esseri dall’esterno verso l’interno»

Il Sublime nell’arte romantica

Caspar David Friedrich, nato nel XIX secolo in Pomerania, è cresciuto secondo una rigida educazione protestante dal padre. Fu colpito da diversi lutti, prima la madre e pochi anni dopo due sorelle e un fratello. Circostanze che influenzarono profondamente la sua personalità facendolo diventare timido, taciturno, solitario e sempre assorto nei suoi pensieri. Per questo incarnò perfettamente l’idea dell’artista romantico, riuscendo a raffigurare l’idea di natura e di sublime in paesaggi suggestivi e malinconici.

Il “Viandante sul mare di nebbia” rappresenta uno dei quadri più significativi ed importanti per il significato del Sublime. La sensazione che Friedrich vuole mettere su tela è fatta di meraviglia, sorpresa, attrazione, ma anche di sgomento, paura, preoccupazione. Ha voluto rappresentare una forza che attrae il viandante verso l’infinito mare di nebbia, ma che al tempo stesso lo turba, lo rende impotente. Il protagonista, infatti, ammirando lo sconfinato mare di nebbia, prova una sensazione mista di paura e piacere, resta assorto in silenzio nella contemplazione di qualcosa che sta al di sopra della comprensione umana, sembrando quasi indifeso. L’uomo su quella scogliera, evidenzia quanto sia piccola la dimensione umana rispetto a quella della natura, ma non è un osservatore passivo, piuttosto il nuovo eroe romantico del viaggiatore senza patria, che si arrende davanti alla natura riconoscendone la potenza.  

 «Devo essere solo e sapere che sono solo per poter vedere e sentire pienamente la natura. Devo compiere un atto di osmosi con quello che mi circonda, diventare una sola cosa con le mie nuvole e le mie montagne per poter essere quello che sono.»

Il viandante travolto dall’immensità della Natura

Il punto fondamentale e spirituale del dipinto è il viandante che si trova in primo piano. L’uomo è in piedi, con un bastone da passeggio nella mano destra, un soprabito verde scuro e capelli mossi dal forte vento, che fanno pensare ad una giornata invernale. Si trova su uno sperone roccioso freddo e inospitale che domina tutta la parte inferiore del dipinto come fosse il piedistallo di una statua. È lontano da ogni vegetazione, e sta contemplando lo spettacolo naturale che ha di fronte.

Sull’identità di quest’uomo si sa poco, a parte la sua natura vagabonda e probabilmente riservata. Secondo alcune testimonianze, si tratterebbe del colonnello della fanteria sassone Friedrich Gotthard von den Brinken, defunto amico del pittore che con questa tela ne volle onorare il ricordo. Di fronte allo spettacolo dei massicci che si stagliano all’orizzonte, il viandante sembra quasi trattenere il respiro e prendere consapevolezza della propria nullità. Anche se l’artista non ci mostra gli occhi dell’uomo, si può immaginare il suo sguardo forse meravigliato che percepisce il paesaggio come irrimediabilmente distante.

Il paesaggio è realmente esistente. Raffigura un massiccio montuoso al confine tra Germania e Repubblica Ceca, i cosiddetti Elbsandsteingebirge, monti di arenaria sulle rive del fiume Elba da cui prendono il nome. Si trovano quindi a destra lo Zirkelstein con la caratteristica forma cilindrica e a sinistra il Rosenberg. Le rocce sopra le quali si erge il viaggiatore, invece, fanno parte del gruppo della Kaiserkrone. Sulle montagne più vicine che emergono dalla nebbia, è presente qualche albero. Quelle più lontane sono spoglie e sbiadite senza vegetazione, come a sottolineare un senso di inospitalità. La nebbia, che gioca un ruolo preponderante nel quadro, si espande in modo indefinito fino a mescolarsi con l’orizzonte e fondersi col cielo nuvoloso.

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