“Impossibile” di Erri De Luca. Un tuffo nelle profondità del passato

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Impossibile di Erri De Luca

«Nella nostra città abbiamo molti pezzi di antiquariato. E ciò appartiene a me, è una mia specialità, perchè io sono uno del 1900». Così viene introdotta dallo stesso autore la presentazione dell’ultimo libro: “Impossibile” di Erri De Luca. Con le sue parole porta a scoprire le bellezze di un passato come quello del secolo scorso, che inevitabilmente ha forgiato l’uomo.

Il ‘900 è stato il secolo più vagabondo della storia dell’uomo. Gli uomini hanno cominciato a spostarsi da un luogo all’altro più facilmente, i popoli si sono messi a combattere. É stato il secolo delle rivoluzioni. La geografia del mondo è cambiata. Erri De Luca fa una serie di considerazioni in cui racconta della sua passione per l’alpinismo, che proprio nel 1900 ha conosciuto uno sviluppo notevole come attività di esplorazione, per conoscere e superare il limite umano.

«Anche io sono un praticante dell’alpinismo. Mestiere pericoloso. Nessuna attrezzatura garantisce incolumità. Ho un sentimento di inferiorità rispetto al meraviglioso immenso. Mi riporta alla giusta dimensione. Una bellezza necessaria che sovverte di continuo la forza della natura. La bellezza in montagna è così: un lascia passare che ci si attribuisce da soli raggiungendo la massima distanza dal punto di partenza. Un lascia passare che non ha nessuna garanzia di passaggio.» – Erri De Luca

“Impossibile” di Erri De Luca testa i limiti dei protagonisti

Sono proprio le montagne a fare da sfondo nella parte iniziale del suo nuovo racconto, ed è proprio su una di quelle cenge pericolose – che lo stesso Erri De Luca anni prima ha percorso – che avviene l’incontro tra due antagonisti. Ci si ritrova in quella cengia insieme a due ex amici, di cui uno dei due è finito in galera. Dopo 40 anni sono lì su quella montagna, per cercare di stabilire la misteriosa morte dell’uomo che aveva provocato gli anni di galera di uno dei due ex confidenti. Da questa premessa parte il racconto, che vede come protagonisti un giovane magistrato e un ormai anziano accusato.

«Avendo studiato il latino, so che ci sono due tipi di verbi per chiedere: chiedere per sapere, chiedere per ottenere. Il magistrato chiede per ottenere conferma di quello che già sa. Il difeso, in condizioni di inferiorità, si deve difendere.»

Sulla scia di un confronto che si presenta, tra i due, originariamente impari, con una posizione di netto svantaggio per l’accusato – che intanto scambia lettere con il suo primo amore, quasi come a giustificare tutti gli sbagli commessi nella giovinezza -, il magistrato e le sue certezze cominciano a vacillare. Paradossalmente in “Impossibile” di Erri De Luca il magistrato arriva a trovarsi in una condizione di inferiorità perchè conosce tutto solo dagli atti giudiziari, ma non ha piena consapevolezza dell’immensità di una vicenda. Viene dunque rotta la trincea dell’accusa contro la difesa. Il momento in cui il magistrato decide di recarsi sul luogo in cui è avvenuta la vicenda è il punto di rottura delle contrapposizioni.

«Mentre scrivevo cercavo di trovare un punto tra quell’accusa e quella difesa. Il movente del magistrato è stata la giustizia. Quello del difensore la fraternità.»

La scrittura e la memoria

«Certe volte abbiamo dei ricordi. Magari passano in un attimo, ci spingono, ci scuotono e poi passano via. Se tu li scrivi però, riesci a farli durare. La persona e le persone che stai ricordando, in quel momento, stanno con te più a lungo.Questo è il movente di tutte le mie scritture. Io scrivo per tenere insieme persone che non ci sono più. Io le estraggo dall’assenza in cui si sono andate a cacciare, e le costringo a stare con me, un’altra volta.»

Parole profonde, che hanno l’abilità di aprire il cuore incidendolo, incastonandosi in una parte di esso, anche in quelli più duri. Soprattutto per i giovani esordienti scrittori, Erri De Luca può essere un appiglio. Ci si può aggrappare alla sua poesia quando nient’altro ci tiene fermi. Sono proprio belle le tante, e così diverse sfaccettature che questo poeta riesce a dare alla scrittura. Il suo è un continuo verseggiare, una ricerca costante, puntigliosa della corrispondenza tra parole e cose. La possibilità di riempire queste ultime di nuove interpretazioni, tramite “quell’atto liberatorio che è la scrittura”.

«La scrittura ti porta in un posto in cui sei libero. Io scrivo a mano. Io non rileggo, ricopio. Mi metto a ricopiare tutta la storia per vedere se mi piace o meno. E mentre ricopio mi vengono altri pensieri, e faccio una seconda stesura.»

È così che si esprime Erri De Luca in merito alla scrittura, dichiarandosi dapprima un fervente lettore, e subito dopo scrittore. La scrittura come luogo in cui rifugiarsi, la scrittura come luogo della memoria. La scrittura come uno dei migliori modi per parlare, comunicare un messaggio, per un poeta come il napoletano Erri De Luca.

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