Instapoets e Rupi Kaur. Il nuovo corpo fluido della poesia

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Instapoets e Rupi Kaur

Cercare di afferrare al volo il senso della poesia è impossibile, perché sfuggirà sempre al nostro controllo come sabbia tra le dita. Descriverla è ancor più difficile: pur avvertendo ogni sensazione da lei generata, si rimane ammaliati ed irretiti, prede dell’ineffabilità. 

Gli Instapoets ed il nuovo spazio poetico

A tal proposito, da qualche anno, il mondo della poesia si è allargato e complicato in modo così marcato da sfuggire ancor di più ad ogni tentativo di identificazione, permettendole di spaziare liberamente e di cambiare, alle volte, anche connotati. Pare, infatti, che da quando la poesia si è accostata al mondo del web, sia stata resa più fluida, malleabile. Il fenomeno in particolare è quello degli Instapoets – i poeti di Instagram – che sperimentano un modo tutto nuovo di poetare, per creare una connessione di emozioni. Servendosi più specificatamente di Instagram, molti di loro hanno raggiunto vette sorprendenti nelle classifiche, catturando l’attenzione non solo di lettori, ma anche di semplici internauti.

Il fenomeno Rupi Kaur

Uno degli esempi più chiari e famosi tra tutti è rappresentato da Rupi Kaur, poetessa e scrittrice di origini indiane. Esordisce nel 2014 con la raccolta “Milk and Honey”, presto divenuto best seller, seguito nel 2017 dal suo secondo successo “The Sun and Her Flowers”. Da qui, con il fondamentale contributo del suo profilo Instagram, molto attivo e particolare, la sua fama si è diffusa in tutto il mondo. Con Rupi Kaur si ha un modello assolutamente chiaro del tema in questione: così come per tutti gli Instapoets, la sua arte ha, come inconfondibile sigillo di autenticità, la secca brevità della forma, ma non dei contenuti, numerosi e di grande peso. L’amore, il dolore, la guarigione tramite il mezzo poetico e prosastico sono solo alcuni dei temi messi al centro dei suoi componimenti.

Milk and Honey è strutturato in quattro sezioni, contenenti componimenti in prosa, in poesia o illustrazioni.

«in giorni/come questo/ho bisogno che tu/mi passi le dita/fra i capelli/e parli piano»

È una poesia tratta dal capitolo “L’Amare”: lo stile è caratteristico, ma non unico. Frasi brevi e spezzate sono il segno distintivo di Rupi Kaur e degli altri Instapoets.

«la solitudine è segno di un disperato bisogno di te stessa»

La condivisione social delle emozioni con Rupi Kaur

È un altro componimento della stessa, dal tratto ermetico, tuttavia non enigmatico. Non c’è che dire: l’obiettivo – arrivare, cioè, ad un pubblico vasto quanto tutto il mondo – è innegabilmente raggiunto. Il successo di un tale fenomeno, nonostante le perplessità, risiede nell’immediatezza del messaggio così come nella condivisione di sentimenti e profondità dell’anima. Il tutto, ovviamente, corredato dalla cura del profilo social dell’autrice: dando uno sguardo a quello della Kaur non si può non notare una linea continua e diretta con l’armoniosa semplicità della sua scrittura. In una prospettiva di comunicazione di un messaggio positivo, però, la sua scrittura non sembra essere superficiale. Infatti, tende chiaramente ad un finale incoraggiante: le sue opere seguono un inizio traumatico, all’apparenza insuperabile, per arrivare ad una guarigione, esortata dalle giuste parole. 

Gli instapoets tra successo di pubblico…

Accanto al modello – certamente il più famoso – della scrittrice indiana, vi sono schiere di poeti e poetesse che popolano i social. Tra questi, spiccano Nay.yirah Waheed e Lang Leav, autrici di raccolte poetiche, e non solo. Infatti, l’eco degli Instapoets porta con sé altre forme di espressione, come le illustrazioni, sottili e stilizzate, di cui ognuno di loro si serve. Entrambe le autrici seguono la stessa comune strategia: pochi versi di poche parole, a volte anche monosillabiche.

«Who you love and who loves you back/determines so much in your life»

Sono un paio di versi di Lang Leav e chiaramente sono accostabili a quelli di Rupi Kaur per tematiche e stile. Questo nuovo modo di poetare è stato spesso accostato agli haiku giapponesi, componimenti di pochi versi e poche more – quantità sillabiche -, espressioni intime e delicate come nella tradizione giapponese. Esattamente come questi ultimi, anche i versi di Rupi Kaur e le altre possono essere definiti come popolari ed alla portata di tutti. Collettività ed empatia esercitano una forza comunicativa; Instagram ed il suo fascino fanno il resto.

… e dubbi

In un quadro tale, non pochi dubbi sorgono in merito. Quanto può essere considerata poesia quest’arte? Lasciati da parte i numeri e le classifiche di vendita, è possibile vedere tali antologie e raccolte accostabili a quelle di poeti più classici ed autorevoli? Nella sostanza, insomma, quanta poesia c’è sotto quello che, seppur curato, rischia di essere solo un involucro? Sono quesiti a cui non possono seguire risposte certe, e forse questo dovrebbe essere indicativo: l’arte a volte unisce in consensi, ma, altre ancora, è destinata a dividere.

Certamente un poco a discapito della tradizione, questa nuova generazione relega in un angolo la poesia di più ampio respiro e variopinta, vista come sfoggio dei più superficiali manierismi. Abitua a leggere poco e brani corti, impoverendo l’arte scrittoria del suo effetto evocativo ed indefinito. Tuttavia, è possibile che grazie alla riscoperta della poesia, ci si possa accostare ai veri padri della lirica. Perciò, sarebbe forse più saggio lasciare che tale fenomeno faccia il proprio corso e che il tempo decida quale destino avranno.

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