Interstellar e la fisica del tempo: la spiegazione chiara e definitiva

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Interstellar: tempo, fisica e Bootstrap Paradox

“Interstellar” di Christopher Nolan è un film epico di fantascienza e tempo. La trama principale del viaggio interstellare è intensificata da temi quali dramma, amore – tipico del poema epico -, e dal concetto di destino. Alla sceneggiatura Chris Nolan ha collaborato con suo fratello Jonathan – che ne aveva già scritto una bozza nel 2007 -, basandosi sulla consulenza scientifica del fisico teorico Kip Thorne. La terra è cambiata, è diventata invivibile per la razza umana, perciò gli scienziati della NASA sono alla ricerca di nuovi pianeti da abitare. Questi, però, potrebbero essere lontani anni luce e così ancora una volta nelle pellicole del regista si inserisce il tempo. 

«Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo, sentendoci parte del firmamento. Ora invece lo abbassiamo, preoccupati di far parte del mare di fango.» – Cooper 

Bootstrap Paradox: la questione spazio-tempo in “Interstellar”

«Dopo che siete nati voi, tua mamma mi ha detto una cosa che non avevo mai capito. Ha detto: “Ora, siamo qui solo come ricordi dei nostri figli”. Credo di aver capito che cosa voleva dire: quando diventi genitore, sei il fantasma del futuro dei tuoi figli.» – Cooper 

Il montaggio di Lee Smith si alterna tra cielo e terra, tra temporalità che scorrono su due linee differenti. Queste comunicano tra loro nella camera della piccola Murph (Mackenzie Foy), dove ciò che è il passato per lei, è il futuro per Cooper. Nel passato il “fantasma” vuole comunicare con Murph attraverso il codice Morse. Nel futuro Cooper prende esempio da ciò che egli stesso ha fatto in un’altra temporalità e cerca di comunicare con sua figlia allo stesso modo. Tutto ciò è possibile poiché la gravità riesce ad attraversare le dimensioni, compreso il tempo. È relativo, può allungarsi e restringersi, ma non può andare all’indietro. Tuttavia il tempo può essere una dimensione fisica che viene rappresentata dal tesseratto, un ipercubo – in questo caso un cubo quadridimensionale – in cui la stanza di Murph è moltiplicata per ogni incalcolabile momento da lei vissuto. 

«Il mio legame con Murph è quantificabile, è la chiave.» – Cooper 

In questo modo Cooper diventa il “fantasma” della stanza e riesce a mettersi in contatto con lei, cosa che in un altro tempo aveva già fatto e in un altro tempo farà ancora. La relazione causa-effetto si concatena creando un circolo continuo dove i ruoli di tale relazione vengono alternati. Il circolo si ripete affinché succeda ciò che è già successo. Si tratta del cosiddetto “Bootstrap Paradox. Dal punto di vista temporale, ciò che è stato fatto verrà rifatto nuovamente, ma verrà fatto sempre per la prima volta dal punto di vista soggettivo di chi compie l’azione. Ciò riporta al principio di autoconsistenza di Novikov secondo cui in un anello temporale chiuso, gli avvenimenti sono determinati sia da fenomeni passati che da quelli futuri. La concezione del tempo in “Interstellar” risente di questi fondamenti. Quindi un episodio già avvenuto non può essere impedito dal futuro da cui deriva ma, proprio come fa Cooper, bisogna far sì che si verifichi. 

I corpi celesti: wormhole e buco nero Gargantua

«Questo mondo non ti è mai bastato, vero Cooper?» – Donald  

La trama e la concezione del tempo in “Interstellar” girano intorno alla presenza fisica di corpi celesti. In particolare un wormhole e il buco nero Gargantua. Il wormhole è una perturbazione dello spaziotempo, il cosiddetto ponte di Einstein-Rosen: un cunicolo che fa da scorciatoia tra punti distanti nell’universo. Gli astronauti, in effetti, utilizzano il wormhole per raggiungere più velocemente un’altra galassia in cui dovrebbero essere presenti mondi potenzialmente abitabili. La possibilità di attraversare questi cunicoli fu ipotizzata per la prima volta proprio da Kip Thorne, nel 1988. Insieme a Morris e Yurtsever, Thorne cercò di capire come convertire un wormhole che attraversa lo spazio in uno che attraversa il tempo, permettendo così un viaggio temporale. Semmai fosse possibile, il tempo nel wormhole scorrerebbe più lentamente rispetto a quello esterno, così come accade nella pellicola e come suggerisce la teoria di Einstein, secondo cui più un oggetto si sposta velocemente, più vedrà il tempo scorrere lentamente. 

«Hai detto che scienza è ammettere ciò che non sappiamo.» – Murph  

Gargantua è, invece, un campo gravitazionale che lascia entrare, ma non permette di uscire. Al suo interno, contiene una singolarità: un punto in cui la curvatura dello spaziotempo tende ad un valore infinito. I dati di tale singolarità vengono raccolti da TARS che si trova al suo interno e trasmessi a Cooper che, a sua volta, li riporta a Murph permettendole così di completare la teoria e aiutare il genere umano.  

«La legge di Murphy: tutto quel che può accadere, accadrà.» – Amelia 

La fotografia di Hoyte van Hoytema 

“Interstellar” di Christopher Nolan è il primo lungometraggio che vede la collaborazione del direttore della fotografia Hoyte van Hoytema con il cineasta britannico. Girato in 35mm nel formato anamorfico Panavision e in IMAX da 70mm, presenta inquadrature con un aspect ratio di diversi formati, tra cui 1:2,39 e per alcune scene di 1:1,90 e 1:1,43. La fotografia mostra immagini ricche di colori in contrasto e particolarmente decisi. Prevalgono tonalità cariche di verde, marrone e azzurro, a rispecchiare la natura che ormai primeggia sulla terra. Nello spazio, sui nuovi pianeti esplorati e nella navicella, predominano colori più freddi, dal bianco alla profondità del nero. 

«L’amore non è una cosa che abbiamo inventato noi. È misurabile, è potente, […] magari è una testimonianza, un artefatto di un’altra dimensione che non possiamo percepire consciamente […]. L’amore è l’unica cosa che riusciamo a percepire che trascenda le dimensioni di tempo e spazio. Forse di questo dovremmo fidarci, anche se non riusciamo a capirlo, ancora.» – Amelia Brand 

I campi e i piani di ripresa variano in base alla funzione della scena. L’immensità dello spazio deve dare un senso di smarrimento, un vuoto che dev’essere colmato dalla speranza di salvare la razza umana. In realtà, però, quel vuoto è colmo della preoccupazione e dell’ansia degli astronauti. Spesso sono accompagnati dal silenzio assordante dello spazio a cui si alternano suoni così intensi da schiacciare i dialoghi – la colonna sonora è stata affidata ad Hans Zimmer che non era a conoscenza della sceneggiatura, ma ha basato la produzione sonora soltanto sul rapporto padre-figlia -. I piani ravvicinati, invece, sottolineano l’emotività del momento. Parte portante dell’intero film, infatti, è l’amore tra Cooper (Matthew McConaughey) e Murph (Jessica Chastain nella versione adulta), e quello solo menzionato di Amelia (Anne Hathaway) verso Edmunds. È quel sentimento che spinge Cooper a trovare un nuovo luogo in cui vivere per i suoi figli e per l’umanità. 

 

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