Intervista a Francesco Tesei, il Mentalista più famoso d’Italia

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Intervista a Francesco Tesei, Mentalista italiano

A tu per tu con Francesco Tesei il Mentalista, artista, illusionista e regista che lavora da diversi anni in giro per il mondo con spettacoli di illusionismo. Dal 2006 decide di tornare Italia e dedicarsi allo studio di svariate tecniche di comunicazione e psicologia che lo porteranno ad approcciare al mentalismo. Passato alla cronaca per lo show su Sky “Il Mentalista”, Francesco Tesei è attualmente ritenuto dalla critica l’esponente più importante del mentalismo italiano.

Intervista. Francesco Tesei il Mentalista italiano

Come ti sei approcciato al mentalismo?

Arrivo dal mondo dell’illusionismo che pratico da quando avevo 20 anni soprattutto all’estero. Poi intorno ai 35 anni sentivo di voler andare oltre il semplice effetto speciale illusionistico. Quindi appassionandomi di comunicazione e psicologia ho provato a metterli insieme sotto forma di spettacolo. E ho trovato la chiave di svolta nella modalità del mentalismo.

Come descriveresti un Mentalista?

Immagina di prendere un illusionista, uno psicologo e un esperto di comunicazione e di metterli tutti e tre in un frullatore. Il cocktail che viene fuori, aggiungendo anche qualche goccia di alcol è un mentalista. L’alcol perché partecipando a un mio spettacolo ne esci un po’ stordito, non sei ubriaco, ma hai una percezione particolare della realtà. Bando alle ciance per quanto mi riguarda il mentalismo è una fusione di comunicazione, qualche artificio e trucco psicologico e anche una dose di illusionismo.

Perché è così naturale che un illusionista possa fare il Mentalista?

In fondo a me piace suggerire alle persone quanto la nostra mente sia brava ad ingannarci. Quindi io trovo tutto sommato coerente che a sollevare questo aspetto illusorio del nostro pensare sia una persona che arriva dal mondo dell’illusionismo. Una persona che sa per esperienza come si va ad illudere la percezione che abbiamo della realtà. Questa illusione spesso è creata non tanto, come si dice sempre, dalla mano che è più veloce dell’occhio, ma dalle parole che vengono usate. Sono le  parole che usa il mago, quando è bravo, che riescono a distorcere il significato che lo spettatore da a quello che vede.

Che importanza dai alla comunicazione non verbale all’interno dei tuoi spettacoli?

Spesso la comunicazione viene solo ridotta al contenuto di quello che diciamo. In realtà è tutto un’ insieme di cose, dal modo in cui lo diciamo, al linguaggio del corpo, le micro-espressioni del viso, ai gesti che utilizziamo. Soprattutto quando dobbiamo comunicare in pubblico e quindi per qualsiasi motivo orientare le persone verso il nostro punto di vista.

L’aspetto della comunicazione è stato sempre uno dei punti di partenza del mio lavoro. Nel mio primo spettacolo “Mind Juggler” facevo proprio un gioco volto a smascherare le persone che stavano dicendo una bugia e mentre lo facevo spiegavo anche quali gesti le avevano tradite. Facendo riferimento anche a Paul Ekman che ha ampiamente trattato l’argomento delle microespressioni del viso. Il linguaggio non verbale è universale per tutti gli uomini. Le espressioni di rabbia o invidia sono identiche in tutto il mondo. È un dizionario universale che, se noi siamo capaci di leggere tra le righe, ci permette di capire il non detto ed accedere così ad un livello successivo di comunicazione.

Ormai sei già al tuo terzo spettacolo da mentalista, quali evoluzioni da Mind Juggler a “Human“?

Come ti dicevo il lato semplicemente edonistico dell’illusionismo non mi soddisfaceva più e lo stesso vale per il mentalismo. Già dal secondo spettacolo “The Game”, io e Daniel Monti co-autore dello spettacolo, ci siamo proposti di sviluppare lo show intorno a un tema. Il tema di the Game era la fortuna.

Adesso il Mentalista Francesco Tesei sta girando l’Italia con uno spettacolo dal titolo “Human”.

Con Human, Deniel e io, cerchiamo di recuperare gli aspetti che ci rendono umani. In contrapposizione con i mondi virtuali che appartengono alla nostra società. Mi riferisco ai social networks che sono entrati prepotentemente nelle nostre abitudini e hanno modificato tutta una griglia di bisogni. Se non andiamo a verificare quanti like abbiamo ottenuto ad un post ci viene l’orticaria. Perchè abbiamo bisogno appunto di queste instant gratifications. Che ci danno quella piccola dose di dopamina che ci fa stare bene, al pari del fumo o dell’alcol.

Qual è il segreto-Tesei per sfuggire a questo meccanismo di dipendenza dai social?

Il mentalismo. Nel senso di mettersi faccia a faccia e comunicare cercando di cogliere tutti quei dettagli della comunicazione non verbale. Avere la sensibilità di cogliere lo stato d’animo della persona non per quello che mi dice ma per il suo atteggiamento, per il modo in cui sta seduto o giocherella con le dita sul tavolo. C’è tutto un universo di sfumature che si sta perdendo perché i nostri rapporti sono relegati a una comunicazione a distanza. Nascosti dietro l’anonimato di un nickname, davanti ad uno smartphone o un computer.

Nel recupero di queste sfumature di umanità “Human” compie un atto romantico nei confronti del pubblico ma in maniera più ampia del genere umano.

Nei social spesso emerge un po’ il peggio di noi. L’arroganza e un certo modo di comunicare tra le persone che io credo che non si manifesterebbero se le persone fossero davanti a un tavolo, in un momento di confronto dal vivo.

Il titolo “Human” nasce dalla canzone di Rag’n’Bone Man che fa da colonna sonora allo spettacolo?

No il titolo nasce da un commento di uno spettatore che è un commento assolutamente entusiasta e positivo. Il commento è: tu non sei umano. Lui dopo avermi visto fare determinate cose mi dice: tu non sei umano. Tornando a casa io, dal punto di vista del mio essere mentalista, ci ho riflettuto. E mi son risposto: No, anzi è proprio il contrario! Alla fine il mentalismo va a sfruttare degli aspetti tipicamente umani nelle relazioni tra le persone. Io non mi pongo come uno che ha i poteri, unto dal signore. Non credo nei mentalisti come superuomini. Anzi mi rivolgo alla gente stimolando lo spettatore. Non voglio che esca avvilito per cose straordinarie che io faccio e lui no. Ma voglio dare una spinta motivazionale a migliorare la propria condizione di vita sempre. A me non piace mostrare i muscoli non è quello il mio stile.

Si può riassumere lo scopo di “Human” come “ripeschiamo l’umano che c’è in ognuno di noi?”

Si, decisamente. Io punto molto a contrappore questa umanità a un mondo social che ci crea una confusione sentimentale perché siamo travolti dalla varietà di post che si susseguono velocemente al tempo di uno scroll. Da una richiesta di solidarietà a un video di un cagnolino che ha bisogno di essere adottato ad un episodio di razzismo o violenza. È tutto troppo veloce per essere decodificato a livello emotivo. Tutto questo produce un’apatia come meccanismo di difesa ed anche un’ansia perché non si riesce più a chiamare per nome le emozioni. Se io mi faccio coinvolgere da tutto quello che scorre su una time-line divento pazzo. E il vero dramma è che il susseguirsi così rapido e “violento” di post è gestito da un semplice algoritmo.

Speriamo che il messaggio del Mentalista Francesco Tesei in “Human” possa così essere un utile punto di partenza verso una riflessione più profonda che ci permetta di capire in che direzione il genere umano non debba andare nell’immediato futuro. E quindi quali linee guida cominciare ad adottare nel presente. Un presente fatto di non assenze virtuali ma presenza a noi stessi nel mondo reale.

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