Intervista. “Rovine” di Gabriele Tinti sposa poesia e scultura

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Intervista. "Rovine" di Gabriele Tinti
©Mauro Maglione

Il poeta e scrittore, Gabriele Tinti, è conosciuto dal grande pubblico soprattutto per i suoi eventi, a metà tra il reading e la performance, realizzati con attori internazionali di grido nelle più importanti Istituzioni o Musei archeologici di tutto il mondo. Definito come “Il poeta che fa parlare le statue”, Tinti indaga tra le rovine della classicità per ridare voce a tante opere del mondo antico e sottrarle così alla notte del tempo. Ispirandosi ai capolavori del passato, scrive componimenti poetici. Si chiama scrittura ecfrastica.

Per la Giornata Mondiale della Poesia, il 21 Marzo u.s., l’audioguida poetica “Rovine” di Gabriele Tinti è stata presentata in diretta live su Facebook e destinata al Museo Nazionale Romano. L’argomento ci è sembrato interessante e abbiamo voluto approfondirlo ponendogli qualche domanda in proposito.

Intervista. “Rovine” di Gabriele Tinti

Cosa può dirci di questo progetto?

È il coronamento della mia serie di letture dal vivo. È il primo esperimento al mondo in merito. In sostanza al posto di una spiegazione tecnica il pubblico potrà ascoltare – alla riapertura del Museo – una mia poesia ispirata all’opera d’arte che ha di fronte. I visitatori potranno accedere ai contenuti presenti su una piattaforma web tramite i QR code presenti in corrispondenza delle opere. Sarà sufficiente inquadrare il codice per aprire il sito con l’immagine della scultura corrispondente. Nel sito il pubblico potrà trovare i file audio con le letture in inglese di Marton Csokas e in italiano di Alessandro Haber.

L’audio guida del pugile riporta invece il video e un estratto dell’audio della lettura dal vivo di Kevin Spacey della scorsa estate. Il progetto è reso possibile grazie al contributo della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta dal Prof. Emmanuele F. M. Emanuele. In collaborazione con Treccani – Enciclopedia di scienze e lettere e Palazzo Naiadi, the Dedica Anthology e naturalmente con il Museo Nazionale Romano. 

Con quale criterio ha scelto le otto statue da inserire nel progetto audioguida?

La bellezza, la rappresentazione del mito che più mi colpisce e che mantiene forza e senso oggi, l’aura della loro scoperta. Le opere oggetto dell’audio guida sono, per quel che riguarda la sede di Palazzo Altemps, il Galata suicida, parte di un gruppo di alcune repliche romane ricondotte al grande Donario fatto costruire da re Attalo I a Pergamo per celebrare la vittoria definitiva sui barbari Galati; l’Erinni, stupenda, enigmatica testa che riposa in un letto di marmo. L’Ermes Ludovisi, nella versione conservata al Museo rappresentato come psicopompo, come il dio del passaggio, dell’attraversamento e l’Ares, restaurato da Bernini, “il più bel Marte dell’antichità” come lo definì Winckelmann. Per quel che concerne la sede di Palazzo Massimo ho selezionato il Pugile, che conosciamo tutti; il Sarcofago Mattei con il gruppo delle Muse; l’Apollo del Tevere trovato a pezzi nel fiume e poi ricomposto e il giovane Dioniso.

Perché l’audio guida durerà solo un mese? 

Perché è un mio esperimento che replicherò al Museo Archeologico di Napoli e in altri Musei. Per tale motivo ho preferito mantenere il progetto flessibile e temporaneo.    

 Quand’è che ha deciso di diventare poeta?

Non ho fatto altro che scrivere in vita mia. Non è stata una decisione presa a tavolino.

Che cosa significa per lei la poesia ecfrastica?

L’Ekphrasis è un’occasione di ispirazione da Omero a Catullo, da Virgilio a Dante a Petrarca, da Keats a Yeats a Luzi. Per me non è una semplice descrizione o un esercizio avanzato di retorica ma una fantasmagoria, una modalità di accostarmi alle immagini tesa a far parlare le spoglie, i frammenti, quel che resta tra le rovine delle civiltà passate. Nella mia scrittura si possono trovare numerose pathosformeln, formule di pathos che perdurano, così come Warburg vedeva nell’arte, anche nella letteratura. Una delle formule di phatos riscontrabile nella mia serie “Rovine” è l’utilizzo quasi esclusivo del distico elegiaco e quindi del metro dell’epigramma, dell’elegia, delle iscrizioni e lamentazioni funebri.

 L’abbinamento poesia e scultura risale a tanto tempo fa….

Un tempo, nel mondo antico, probabilmente l’arte era la sorella gelosa della poesia. Oggi, ne sono convito, questo rapporto si è capovolto. Tuttavia credo, con Joseph Spence, che le due arti fossero in origine fortemente legate e l’una avesse bisogno dell’altra. Per questa ragione la mia scrittura muove in doppia direzione, coinvolgendo le immagini e un corpo che le da voce.

Come mai sceglie quasi sempre statue per i suoi componimenti?

Perché la statuaria è il simulacro di miti e narrazioni originarie. Il tragico senso di morte, di vacuità, che appartiene persino ai nostri capolavori che si vorrebbero eterni, l’indeterminatezza che ha circondato spesso le loro attribuzioni, il carattere talvolta puramente ipotetico degli studi, la frammentarietà mutilata con la quale quasi sempre dall’antichità sono giunti sino a noi, mi hanno spesso fornito l’attivante, la suggestione, per scrivere. Il mio è il desiderio di sottrarre alla caduta del tempo queste opere, schiuderne nuovamente le bocche come direbbe Rilke.

E la scelta delle statue viene fatta in base a quale motivo?

La capacità dell’artista (spesso ahinoi soltanto copista, pochissimi sono gli originali) di rappresentare i miti antichi e poi naturalmente la loro bellezza. “Il pugilatore a riposo”, uno dei pochi bronzi giunti sino a noi, la “trascendente stanchezza” (Paolo Moreno) che vi trapela è qualcosa che emoziona anche oggi. 

Cosa può dire del progetto più ampio “Rovine”?

“Rovine” è il mio tentativo di resistere e ricordare. Prova tanto più complicata oggi perché più nulla di sacro abita la terra, più nulla di intangibile. Siamo irrimediabilmente entrati nel territorio del non originario, del non genuino, dell’artificiale. “Il vero mito è sempre un mito di dei” (W. Otto, Der Mythos”) ma gli dei sono morti, l’uomo ha assaltato il cielo e ne è uscito svuotato. “Tutto è pieno di dei” tuonava Talete ma siamo rimasti senz’occhi per vedere e senza voce per cantare. La tecnologia, la tracotanza scientifica, ha distrutto quel che il mito aveva faticosamente conquistato: lo spazio per la preghiera, per la poesia, l’arte.

Quali sono i criteri su cui basa la selezione degli attori per la lettura delle poesie?

 Per la loro bravura e per il rapporto che si viene a creare tra noi. Alla base c’è sempre un’amicizia, un rapporto costruito nel tempo e una stima reciproca.

Cosa può raccontare della memorabile performance di Kevin Spacey eseguita il 2 agosto 2019 e perché ha scelto proprio lui?

Ho mandato un email al suo manager con il testo del Pugile. Avevo poche speranze di coinvolgerlo invece ne è rimasto affascinato e abbiamo organizzato il tutto in pochi mesi. Spacey è stato perfetto nella lettura. Si è venuta a creare una convergenza di significati molto forte. Dal canto mio ho sempre parteggiato per i capri espiatori. Questa mobilitazione conformista contro di lui che in fondo, come direbbe René Girard, è la vittima in un fenomeno di contagio mimetico è terribile. Spacey è un attore incredibile, il migliore della sua generazione, capace di suscitare forte impressione negli spettatori utilizzando la parola parlata e pochi gesti, com’era nel teatro antico. È un maestro incredibile, una persona generosa e stupenda.

È vero che sta preparando una pubblicazione per “Rovine”?

Si, è vero. “Rovine” uscirà in ottobre per un editore di Londra ed è disponibile in pre ordine nel sito dell’editore. I testi originali italiani sono mantenuti, quindi il libro si rivolge sia al pubblico anglosassone che a quello italiano.

Si parla di una sua collaborazione anche con Roger Ballen, il leggendario fotografo sudafricano.

Con Roger Ballen ho collaborato in un libro disponibile in preordine con miei testi (in Inglese e Italiano) e un’antologica di sue immagini. Il volume doveva essere lanciato in Aprile poi, per motivi editoriali, è stato rimandato a Luglio. Al di là di eventuali ritardi dovuti al coronavirus oramai ci siamo. È un libro intenso e drammatico. Siamo stati profetici per certi versi.

Biografia

Gabriele Tinti è un poeta, scrittore e critico d’arte italiano. Ha scritto ispirandosi ad alcuni capolavori dell’arte antica come Il pugile a riposoIl Galata suicida, il Giovane vittorioso (Atleta di Fano), il Fauno Barberini, Il Discobolo, I marmi del Partenone, l’Ercole Farnese e molti altri ancora, collaborando con svariate istituzioni.

Nel 2016 ha pubblicato “Last words” (Skira Rizzoli) in collaborazione con l’artista americano Andres Serrano. Dal 2016 al 2018 ha composto alcune poesie ispirate ai capolavori di Giorgio de Chirico collaborando con il Metropolitan Museum of Art, la Peggy Guggenheim Collection, il MOMA di New York e il Museo del ‘900 di Milano.

Nel 2018 il suo progetto di poesia ecfrastica “Rovine” è stato insignito del Premio Montale con una cerimonia al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps. È stato l’unico progetto di scrittura scelto per celebrare il riallestimento delle collezioni del Getty Villa, mantenendo il dialogo iniziato con la mostra “Plato in LA”. In questa occasione alcuni dei più celebrati artisti del panorama odierno hanno reinterpretato l’impatto di Platone sul mondo contemporaneo. Nello stesso anno ha esteso la sua opera ispirata ai capolavori dell’arte anche alla pittura rinascimentale con una lettura alla Pinacoteca di Brera e alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola.

Nel 2020 è prevista l’uscita della sua nuova raccolta di poesie in collaborazione con l’artista Roger Ballen per i tipi di Powerhouse Books (New York). Sempre nel 2020 l’editore Eris Press (Londra) raccoglierà in un volume la serie “Rovine” di Gabriele Tinti.

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