“Io e Annie”, il film del cambiamento per Woody Allen

Share
"Io e Annie" di Woody Allen

“Io e Annie” di Woody Allen è il film che meglio identifichiamo come lo spartiacque della sua carriera. Spartiacque perché è il risultato di una sintesi tra la prima parte della sua carriera e la maturità malinconica degli anni ’80. Tutto comincia con un primo tentativo di Allen con il suo precedente film, “Amore e guerra” (1975), che ovviamente ricorda molto i romanzi russi in chiave parodiata di Tolstoj e Dostoevskij, senza che i loro andamenti filosofico-etici vengano dimenticati. In “Io e Annie”, però, non troviamo più la chiave grottesca causata dal distanziamento storico, tutt’altro. Il film si concentra sulla biografia del nostro personaggio a New York, e su questo possiamo dire che è naturale che Allen si avvicini inevitabilmente alla sua biografia.

“Io e Annie” di Woody Allen indaga il vero senso della vita

Già dall’inizio infatti, con il cameo – che ovviamente non è – del regista che ci racconta direttamente la storia guardando in macchina, diventa esplicita la necessità di Allen di volersi mostrare proprio Woody, un comico di New York quasi senza filtri e senza vergogna che, in seguito al fallimento della sua relazione con Diane Keaton, vuole riflettere sul cosa non abbia funzionato e sulle motivazioni di questa sua frigidità sentimentale con il sesso opposto. Particolare infatti la scelta di parlare della “bitter-end” di questo grande turbine di sensazioni, durato appena un anno. Particolare, ma totalmente in linea con il messaggio nascosto di “Io e Annie”: la fugacità della vita, l’io che si frammenta in aspetti quasi pirandelliani, l’esistenza che si percepisce a piccoli morsi, senza una visione totale di essa.

Se nell’incipit troviamo il fastidioso “piagnisteo” del piccolo Alvy Singer dal medico con la madre circa l’espansione dell’universo, più avanti il nostro main character diventerà consapevole dell’evoluzione e del cambiamento della somma di galassie, mentre lui – anzi, noi tutti – viviamo senza comprendere i suoi misteri e le sue mutazioni. Gli eventi scivolano velocemente tra le mani, così come gli incontri amichevoli e sentimentali, e questo acceca, abbaglia, provoca dolore, fino alla morte. E questo, che diventerà un tema ricorrente nel futuro cinema di Allen, per adesso è solo un’allusione data dai libri, con la stessa parola presente nel titolo che Alvy regalava sempre a Annie.

“Io e Annie” è la crasi perfetta di tutti il cinema alleniano

Anche con le iperboli inarrestabili di divertimento assicurato, soprattutto nei primi dieci minuti, tutto assume un suo significato nel mondo distorto e caotico visto dal nostro protagonista.

«Il mio analista dice che traviso i miei ricordi d’infanzia»

Questo brusco passaggio dall’anarchia acerba dei primi film consente a “Io e Annie” di essere stabile e solido nella narrativa, al di là degli sbalzi temporali frequenti tra passato e presente. Dal discorso in macchina dell’inizio alla breve animazione con la strega cattiva, dai passanti rappresentanti del coro cittadino allo split screen che confronta le due famiglie di Alvy e Annie, dal momento in cui questi diventano i rispettivi analisti parlandosi uno sopra all’altro agli studiati flashback, troviamo la crème de la crème del cinema alleniano.

“Io e Annie”, infatti, diventa fonte inesauribile di gag diventate proverbiali, date forse anche dal disincanto dell’intellettuale consapevole delle sue limitazioni e di non poterle superare. L’uomo è piccolo, vuole apparire vivo, vitale e vitalistico, vuole agitarsi compulsivamente, risultando quasi ridicolo. Perché, non va scordato, uccide ragni dall’età di trent’anni!

Breve sinossi

Alvy Singer ha origini ebree e si guadagna da vivere lavorando come attore. Un giorno, casualmente, incontra Annie Hall, proveniente da una famiglia benestante del Middle West: esteticamente molto carina, caratterialmente un po’ pazza. Alvy, con alle spalle due matrimoni non andati a buon fine, ha paura di provare nuovamente questi sentimenti; e anche Annie, d’istinto, non è molto sicura del loro rapporto e rimane schiva con la sua nuova fiamma. Nonostante questo, la relazione non ha nulla di diverso da un legame normale: ci si incontra, ci si scruta, si scoprono le debolezze dell’altro e si finisce per innamorarsi. Ma quando, un po’ per volta, l’impeto iniziale perde colore, i due cercano di separarsi…

Related Posts
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.