“Io sono un lettore libero”. Da Leopardi a Pennac

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Il lettore moderno e antico. Da Leopadi a Pennac

Essere un lettore non è un compito semplice. Scriverlo nel ventunesimo secolo ancora meno; apparirebbe paradossale, uno scacco, per un lettore del quattordicesimo o quindicesimo secolo. Un lettore del ‘400 era costretto a pescare in un fiume con poche varietà di pesci, non aveva molte possibilità di sussistenza, se non mangiare ciò che gli veniva offerto. Una produzione letteraria come quella delle origini è tutt’altro che da disprezzare, ma starebbe molto stretta ad un lettore abituato a poter leggere di qualsiasi cosa, analizzato da qualsiasi possibile prospettiva, in ogni possibile forma. Nel guardare in faccia il proprio antenato, il lettore moderno come dovrebbe reagire?

«Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.» – Bernardo di Chartres nel XII sec.

La vastità delle nostre possibilità nasce dalle loro più ridotte. Oppure potrebbe considerarsi notevolmente sfortunato nel dover mettere a paragone quel piccolo scrigno di grandi capolavori con il proprio sacco del superfluo. Ancora, qualcuno potrebbe pensare che i panni del lettore antico gli sarebbero stati davvero stretti e che, in fondo, sguazzare anche tra volumi che hanno a malapena la dignità di libro, gli piace. È un paragone assurdo, quanto affascinante.

Il lettore Leopardi e il classicismo dei moderni

Non scorrendo troppo la linea della storia, potremmo tornare all’inizio dell’Ottocento, quando un giovanissimo Leopardi (1798-1837) si destreggiava tra i volumi della casa paterna, avendo la possibilità di approcciare quasi tutti i grandi classici del passato, farci amicizia, interiorizzarli. È stato più fortunato di un lettore moderno? Difficilmente oggi qualcuno instaurerebbe un legame così profondo con i classici dell’antichità. Noi, oggi, siamo lettori inetti rispetto a Leopardi?

Vorrei poter dire che siamo ormai usciti da una visione classicistica della letteratura, ma siamo ancora incatenati all’idea che il classico e l’antico siano nettamente superiori al moderno. Non è ingiusto? Il talento della parola, l’ingegno non è legato all’epoca storica, ma ogni tempo ha i propri capolavori e i propri sprechi di carta. Nel ‘300 non si leggeva solo il “Canzoniere” di Petrarca, oggi non si legge solo “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” (fortunatamente). I moderni dovrebbero sentirsi grati di aver l’opportunità di poter guardare anche al superfluo con un margine maggiore di quanto potessero fare i lettori passati. La lettura deve essere un piacere, e noi abbiamo decisamente maggiori possibilità di esplorarlo.

I sensi di colpa dei lettori di tutti i tempi

Superata questa querelle des anciens et des modernes, discendente e progenitore scoprirebbero di avere molte più cose da condividere di quante immaginassero:

– sono un cattivo lettore se non amo la grande letteratura del passato?
– se impiego troppo tempo a leggere un libro, sono un lettore di second’ordine?
– se non termino un libro, mi tocca la passerella della vergogna?

Essere un lettore è davvero un compito difficile. Il più delle volte si scontra con dei dubbi che assalgono tutti, ma che ognuno tiene per sé perché, alla luce del sole, il lettore è moralista. Quello che proprio il giorno prima ha lasciato l’ennesimo volume al secondo capitolo sul margine del divano, sarà pronto a dichiarare che è davvero poco rispettoso non terminare un libro. Chi non ha mai letto Shakespeare, senza troppi problemi criticherà chi sta rileggendo “Harry Potter” per la terza volta.

I diritti del lettore di Daniel Pennac

Ancora una volta noi lettori moderni siamo più fortunati dei nostri antenati. Nel 1992 viene pubblicato “Come un romanzo” di Daniel Pennac, un lettore che ha voluto far valere i propri diritti. Il desiderio di Pennac è quello di aiutare ad instaurare un rapporto di amicizia con i libri, smettere di vederli unicamente come un dovere. Stila perciò un decalogo del lettore.

    1. Il diritto di non leggere
    2. Il diritto di saltare le pagine
    3. Il diritto di non finire il libro
    4. Il diritto di rileggere
    5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
    6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
    7. Il diritto di leggere ovunque
    8. Il diritto di spizzicare
    9. Il diritto di leggere ad alta voce
    10. Il diritto di tacere

E aggiunge.

«Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”, il verbo “sognare”. Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi!” “Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!” “Sali in camera tua e leggi!” Risultato? Niente.»

Un lettore ha il sacrosanto diritto di non trascorrere ogni proprio momento libero a leggere. Una vita trascorsa su una poltrona e un buon libro è tanto affascinante, quanto sterile per il buon lettore. Chi non ha mai letto cercando se stesso nelle pagine, scagli la prima pietra. Senza altre esperienze vissute, non avremmo cosa cercare nei libri. Abbiamo il diritto di essere annoiati da descrizioni troppo lunghe, da paragrafi prolissi, da libri che non si combinano con la nostra anima.

«Io stesso, che pur non ho maggior piacere che il leggere, anzi ne ho altri, ed in cui il piacer della lettura è tanto più grande, quanto che dalla primissima fanciullezza sono sempre vissuto in questa abitudine (e l’abitudine è quella che fa i piaceri) quando talvolta per ozio, mi sono posto a leggere qualche libro per semplice passatempo, ed a fine solo ed espresso di trovare piacere e dilettarmi; non senza maraviglia e rammarico, ho trovato sempre che non solo io non provava diletto alcuno, ma sentiva noia e disgusto fin dalle prime pagine. E però io andavo cambiando subito libro.» – Giacomo Leopardi, “Zibaldone”.

Abbiamo il diritto di leggere fino allo sfinimento lo stesso libro, qualunque esso sia, di qualsiasi genere, di qualsiasi autore, in qualsiasi lingua. Dobbiamo sentirci liberi di leggerlo ovunque, a testa in giù sul divano, nel treno affollato, durante un convegno noioso, in spiaggia, in bagno, per strada, di declamarlo ad alta voce, o di renderlo il pretesto per ricavarci il silenzio. Non tutti i libri, come con le persone della nostra vita, si incontrano al momento giusto.

«Ci sono libri che si incontrano in tempi difficili. Si acquistano su una bancarella con il pretesto di riscattare dall’abbandono una vecchia edizione. Poi li si espone alle proprie intemperie e vengono fatti a pezzi dall’intensità con cui si leggono le righe, si sfogliano le pagine.» – Erri de Luca, “In alto a sinistra”.

A volte hanno solo bisogno di tempo per tornare da noi.

«Ci sono poeti che non si può raggiungere
qui tutti parlano e parlano
o peggio scrivono e scrivono
è cultura universale
o biblioteca comunale» – Ivano Fossati, “Io sono un uomo libero”.

Il lettore è un uomo libero più di chiunque altro perché la sua fantasia è allenata a fuggire dalle quattro mura della realtà. Lettori, non diventiamo schiavi della nostra libertà!

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