Jeffrey Koons. Il re del kitsch che stravolge la PopArt

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Jeffrey Koons: il re del kitsch e della PopArt

Conosciuto come il re del kitsch, lo scultore statunitense Jeffrey Koons è la nuova icona nel Neo-Pop ed uno degli artisti contemporanei più importanti e più pagati al mondo. Riscrive le regole del mercato dell’arte contemporanea e diventa uno degli artisti Pop più influenti dopo Andy Warhol, di cui è considerato l’erede. Il suo modo di fare arte è molto discusso, ma ha il merito di aver unito la cultura di élite a quella di massa e di aver sdoganato il concetto di arte come “oggetto da consumare”.

Jeff Koons da Wall Street al mondo dell’arte

Nato nel 1955 a York, in Pennsylvania, da una famiglia dell’upper middle class si avvicina fin da piccolo al lusso e all’eleganza grazie ai genitori arredatori d’interni. Frequenta il “Maryland Institute College of Art di Baltimora”, ma è una visita alla mostra di Jim Nutt, un artista surrealista di Chicago, che gli cambia la vita. Si trasferisce così alla “School of the Art Institute” di Chicago.

Prima di diventare un artista quotato, lavora come agente di borsa a Wall Street e per il MoMa di New York, dove si occupa della ricerca di donatori. Sono proprio questi lavori a finanziare, alla fine degli anni ’70, il suo primo ciclo di opere: “Inflatable Flowers” composto da due fiori poggianti su uno specchio. Continuando con i macro-cicli, in cui viene suddivisa la sua carriera, è la volta di “Equilibrium” che prevede installazioni di teche di vetro, simili ad acquari, riempite con una soluzione di acqua distillata e cloruro di sodio, in cui fluttuano dei palloni da basket.

Jeffrey Koons e Ilona Staller “Made in Heaven”. L’arte nata dal porno

Nonostante sia ormai un artista affermato, negli anni ’90 è sotto le luci dei riflettori non tanto per le sue opere ma soprattutto per il matrimonio con la pornodiva Ilona Staller. Sposati nel 1991, si separano solo dopo un anno, quando nasce il figlio Ludwig che sarà poi oggetto di un’aspra battaglia legale per l’affidamento. La loro è stata una delle unioni più discusse e simboliche di quel decennio.

Essendosi conosciuti nel momento in cui la loro popolarità era alle stelle, lui vede nel mondo del porno una nuova idea artistica da rappresentare e cerca di trasformare la moglie in un’opera d’arte. Nasce così la serie “Made in Heaven”, una delle sue più trasgressive opere d’arte. Esposta alla Biennale di Venezia nel 1990, consiste in grandi fotografie a colori di Koons e Ilona, in pose erotiche. Un’opera scioccante e deliberatamente provocatoria.

Cagnolini con palloncini e delfini gonfiabili. Il significato di “Popeye”

Con il gruppo della Celebration, festeggia la nascita del figlio, affrontando il tema del gioco, da un punto di vista prettamente infantile. Troviamo così grandi sculture in metallo colorato che riproducono giocattoli e oggetti legati alle occasioni festive. Cagnolini, cuori, uova di Pasqua, tulipani: 20 differenti soggetti ognuno dei quali prodotto in 5 pezzi unici di colore diverso.

Il 2000 vede Koons adeguarsi alla tecnologia. Dopo la serie “Popeye”, che propone calchi in alluminio di giocattoli gonfiabili combinati con pentole o sedie e appese al soffitto con delle catene, partecipa al progetto “Snapchat Art” per la realizzazione di opere d’arte virtuali disseminate in varie parti del mondo e visibili solo attraverso lo smartphone. Fa anche un’incursione nel mondo della musica dopo essere stato contattato da Lady Gaga per realizzazione la cover del suo album “Artpop”. Jeff Koons scolpisce la cantante letteralmente nuda con le mani sul seno e una grande palla blu posizionata al centro per coprirsi, mentre sullo sfondo compaiono le figure di Apollo e Dafne del Bernini e la Venere di Botticelli.

Jeffrey Koons è il re del kitsch. L’arte della spensieratezza

Jeffrey Koons non possiede i canoni dell’artista vero e proprio. Non è romantico né strano e non ha avuto un’esistenza travagliata. Sempre vestito in giacca e cravatta, impeccabile, sembra più un dirigente del mondo artistico: quasi il manager di sé stesso.

Questa managerialità è data anche dal fatto che non crea materialmente le sue opere. Le pensa e ne controlla minuziosamente tutti i processi produttivi. L’esecuzione è affidata a ditte specializzate che seguono alla lettera le sue indicazioni; anche perché si parla di sculture imponenti e molto pesanti. Nel corso della sua carriera, Koons ha utilizzato un’ampia gamma di tecniche – scultura, pittura, fotografia – e di materiali – colori, plastica, gonfiabili, marmo, metalli e porcellana -.

Le sue sono opere sempre molto d’impatto e provocatorie. Alcune di queste fanno parte oramai dell’immaginario collettivo. Trae ispirazione proprio dall’ambiente in cui è cresciuto. Le opere sono un manifesto contro il consumismo, tipico della classe medio-borghese americana. Quella classe che alla fine lo ha reso così famoso. Il suo intento è quello di abbattere il confine tra le belle arti tipiche della cultura di élite della upper class e il kitsch della cultura più popolare della middle class.

«[Jeff Koons] mette a nudo il lato kitsch del nostro attaccamento all’oggetto… Egli afferma che la sua opera aspira a comunicare con le masse attraverso un vocabolario visivo estrapolato dalla pubblicità commerciale e dall’industria dell’intrattenimento, portando al limite estremo il confine tra linguaggio artistico e cultura popolare.» – Contemporanea: arte dal 1950 a oggi

Jeff sull’onda della tradizione della Pop Art cerca di perseguire questo connubio di stili. Eredita dalla pittura e scultura degli anni ’60 l’esaltazione dell’oggetto comune, prediligendo però gli oggetti da negozio di souvenir, coloratissimi e pacchiani.

L’identità degli oggetti riprodotti viene completamente stravolta, a volte addirittura negata, sia per le dimensioni sia per il materiale utilizzato. Il cambiamento di colore e di scala  causa nello spettatore una reazione spiazzante, facendo assumere agli oggetti una nuova vita. La scelta di utilizzare un materiale lontano da quello con cui l’oggetto viene realizzato, è un’idea semplice e geniale allo stesso tempo. Può apparire inutile che sia impiegata tanta fatica per produrre un’immagine così frivola.

“Balloon Dog” e “Rabbit” di Jeffrey Koons. Le opere più pagate al mondo

Nella concezione di Jeffrey Koons, l’arte deve essere semplice, priva di significati nascosti, anche banale. Perché alla fine il compito dell’arte è quello di stimolare la spensieratezza, provocare sorrisi e essere libera. Ogni persona, indipendentemente dal ceto a cui appartiene, quando si trova ad una mostra deve trovarsi a proprio agio senza sentirsi fuori luogo o in difetto. Proprio per questa concezione le sue opere risultano essere rassicuranti e rilassanti, come quelle di Warhol. Eppure nonostante sembrino non voler portare alcun messaggio, sono allo stesso tempo bizzarre e trasgressive.

Con il suo stile fuori dagli schemi, Koons ha ridefinito il mercato dell’arte contemporanea. Detiene anche il record di artista vivente più pagato al mondo, record ottenuto per ben 2 volte. La prima nel 2013 con l’opera “Balloon Dog” venduta per 58 milioni di dollari. La seconda nel 2019 con l’iconico coniglio gonfiabile “Rabbit”, battuto ad un’asta di Christie’s per 91 milioni di dollari: l’opera più costosa della storia tra gli artisti viventi.

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