“L’abbraccio” di Bruno Bruni. Amore nell’addio e nel ritorno

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"L'abbraccio" di Bruno Bruni
ph. ©Carmelo Goglio

La scultura “L’abbraccio – Il ritorno” di Bruno Bruni rende vivo il candido momento di un abbraccio. Realizzate nel 1980 ad Amburgo, le due figure si uniscono in un momento dall’emotività forte e delicata. Non a caso tematiche come l’amore, l’affetto, la solitudine e la malinconia sono gli argomenti maggiormente affrontati dall’artista nelle sue creazioni.

“L’abbraccio – Il ritorno” di Bruno Bruni intenso ed emotivo

Il segno distintivo di Bruno Bruni è la maniera in cui rappresenta emozioni con cui è facile e spontaneo entrare in connessione. Questa scultura richiama addii, attese e incontri mai avvenuti, abbracci calorosi tra corpi privi di volto ed abiti privi di corpo e in grado di scatenare un forte senso di vuoto. Il maestro d’arte attraverso la sua opera lascia intravedere un miscuglio di emozioni colte mediante l’unico atto testimoniato da due personaggi. Una donna dal corpo sinuoso e raffinato, privo di ogni volgarità terrena, dai lunghi capelli attorcigliati in una coda indefinita, è avvolta nelle braccia di un uomo misterioso, dall’aspetto più spento, privo di ogni riconoscibilità, ricoperto da un lungo cappotto pieno di pieghe e un cappello in cui ripone il capo.

C’è chi nella nudità di lei ha rivisto l‘assenza, come si trattasse di un’epifania, un’illusione, il ricordo di una donna amata che non è più presente o che, in un abbraccio d’addio, è in parte già lontana e persa per sempre. Altri invece hanno visto nella mancanza del volto e delle gambe di lui il sogno di un ricontro da parte della donna. Come se nelle sue fantasie lo vedesse tornare ancora una volta e sognasse di poterlo riabbracciare. Potrebbe anche trattarsi di un rincontro piuttosto che di un addio o di un ricordo nostalgico. Bruno Bruni non si sbilancia, lascia l’interpretazione al cuore di chi osserva la statua.

Una scultura d’amore

Nelle opere dell’artista ricorrono spesso soggetti femminili nudi realizzati in marmo di Carrara o in bronzo. Dalla scelta del materiale usato si percepisce un forte legame con le correnti artistiche del passato, ripercorrendo continuamente le problematiche tipiche dell’uomo moderno. “L’abbraccio – Il ritorno” si può annoverare tra le “sculture d’amore” più sensibili. È possibile notare una certa affinità con una famosa scena romantica del film “The artist” di Michel Hazanavicius. Protagonista di una serie di esposizioni contemporanee, questa scultura è stato oggetto di conferenze e riunioni critico-letterarie. Si ricordano l’allestimento di una mostra a Palazzo Bracci Pagani e l’intervento di Fabio Tombari,  Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, che dopo averlo conosciuto anche di persona e non solo attraverso cataloghi e riviste, lo definisce:

«Un artista di grande valore, sottolineando quanto sia oggi trascurata e poco visibile da contemplare l’arte contemporanea, augurandosi di poter costruire un giorno una Pinacoteca di Arte Contemporanea nello stesso Palazzo Bracci Pagani dell’accogliente cittadina di Fano»

Uno sguardo all’identità artistica di Bruno Bruni

Bruno Bruni ha raggiunto la fama internazionale non soltanto per le sue sculture (d’amore e non), ma gli sono stati riconosciuti meriti in differenti campi, ricoprendo un ampio successo anche in ambito pittorico e specialmente litografico, al punto di vincere il premio internazionale “Senefelder” per la litografia. Nato in provincia di Pesaro nel 1935, precisamente a Gradara, si forma all’istituto d’arte di Pesaro diventando allievo di Giuliano Vangi. Oggi è uno degli artisti moderni italiani più contemplati all’estero, soprattutto in Germania, raggiungendo una distinta notorietà grazie ad un’arte rappresentativa con un’appeal di massa.

Trasferitosi ad Amburgo nel 1959 entrò in contatto con Paul Wunderlich, che lo aiutò insegnandogli la tecnica della litografia policroma, e George Gresko , che mise a disposizione per lui un suo studio. Ha lavorato anche come graphic designer e mostrò un certo interesse per la Pop Art. Profondamente radicato nel mondo sensuale e fisico della classicità italiana e plasmato dalla notevole miscela italo-germanica dei suoi antenati, Bruno Bruni si è distaccato dall’influenza dei suoi mentori per esplorare invece un’arte potente, indipendente e singolare definendosi, grazie alle sue potenzialità, un uomo libero.

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