“L’addio” di Nazim Hikmet

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"L'addio" di Nazim Hikmet

L’uomo dice alla donna 
t’amo 
e come: 
come se stringessi tra le palme 
il mio cuore, simile a scheggia di vetro 
che m’insanguina i diti 
quando lo spezzo 
follemente. 

L’uomo dice alla donna 
t’amo 
e come: 
con la profondità dei chilometri 
con l’immensità dei chilometri 
cento per cento 
mille per cento 
cento volte l’infinitamente cento. 

La donna dice all’uomo 
ho guardato 
con le mie labbra 
con la mia testa col mio cuore 
con amore con terrore, curvandomi 
sulle tue labbra 
sul tuo cuore 
sulla tua testa. 
E quello che dico adesso 
l’ho imparato da te 
come un mormorio nelle tenebre 
e oggi so 
che la terra 
come una madre 
dal viso di sole 
allatta la sua creatura più bella. 
Ma che fare?

I miei capelli sono impigliati ai diti di ciò che muore 
non posso strapparne la testa 
devi partire 
guardando gli occhi del nuovo nato 
devi abbandonarmi
La donna ha taciuto 
si sono baciati 
un libro è caduto sul pavimento 
una finestra si è chiusa. 

È così che si sono lasciati. 

– “L’addio” di Nazim Hikmet

Da “Nazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

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