Intervista a Giovanni Amura. Stefano Carracci in “L’amica geniale”

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Intervista a Giovanni Amura, Stefano Caracci in L'Amica Geniale

Abbiamo intervistato Giovanni Amura, il giovane attore che veste i panni di Stefano Carracci nella serie tv cult “L’Amica Geniale”, tratta dal libro di Elena Ferrante.

Intervista a Giovanni Amura

Avevi già letto la quadrilogia de L’Amica Geniale? Pensi che Napoli sia stata rappresentata in maniera realistica?

Si, ho letto la quadrilogia almeno un paio di anni prima del progetto cinematografico. Mi sono appassionato e affezionato immediatamente alla scrittura della Ferrante. I romanzi riescono a raccontare oltre quarant’anni di storia italiana partendo da un rione della Napoli del dopoguerra, e per giunta dagli occhi di una bambina. Sono convinto che la Napoli raccontata dalla Ferrante sia stata anche la Napoli vissuta da quest’ultima. Quello che mi ha sempre catturato, tra le altre cose, è la precisione nel raccontare i dettagli, Elena Ferrante ha sempre avuto questa capacità, sin dai suoi primi romanzi.

L’Amica Geniale è la prima serie tv di HBO in lingua straniera mai proiettata in lingua originale – con sottotitoli – negli Stati Uniti. Sei orgoglioso di aver partecipato a questo straordinario progetto? Lo consideri un trampolino di lancio?

Questa è stata la seconda cosa che mi ha lasciato senza parole, la prima ovviamente è stata la notizia di essere stato preso per interpretare Stefano Carracci. Sono estremamente orgoglioso e a volte ancora incredulo di aver partecipato alla creazione di un così mastodontico progetto, che aveva a capo una produzione coma la HBO, ma anche la WILDSIDE, la FANDANGO, TIMVISION, RAIFICTION. C’era anche un fortissimo senso di responsabilità in tutti noi. Era un onore dare vita, corpo e anima a dei personaggi così ben delineati dalla Ferrante e poi, sì, l’unicità era tutta non tanto nell’arrivare in oltre cento paesi del mondo, ma arrivarci in lingua originale.

Non lo reputo un trampolino di lancio ma un’opportunità gigantesca di crescere in questo mestiere e di mettermi alla prova con alcuni dei migliori addetti ai lavori del settore. È un punto di partenza, da qui è tutto in salita. Ma la faccio con un sorriso a trentadue denti.

In Italia “L’Amica Geniale” ha subito un episodio di censura che è stato ampiamente criticato. Cosa pensi della censura in generale e in relazione a questo caso specifico?

Penso che non sia mai una cosa bella censurare. Tra l’altro la scena in questione era comunque forte nonostante la censura. Ma non mi sento di criticare o giudicare la Rai per aver fatto questo tipo di scelta, come ha detto anche il regista Saverio Costanzo. La Rai ha comunque avuto molto coraggio a produrre e a trasmettere un format completamente diverso dal solito. Hanno il loro pubblico da salvaguardare, posso capirlo. Poi ripeto, la scena anche con quei pochi secondi di censura è comunque una scena molto forte. Poi solo sulla puntata andata in onda in Rai c’è stata censura. Su TimVision e nel resto del mondo la scena è in originale.

Stefano Carracci in “L’amica geniale”

C’è qualche personaggio de “L’Amica Geniale” con cui ti identifichi di più?

Il personaggio nel quale mi identifico è diverso da quello che ho interpretato. Già dalla lettura dei romanzi il mio personaggio preferito, a livello empatico e sentimentale, era Enzo Scanno. Mi ci ritrovo in molti aspetti, man mano che la sua storia si sviluppa. Mentre il personaggio preferito sul quale avrei voluto lavorare è sempre stato Stefano Carracci, perché ha un mondo dentro. Ha un dualismo e una personalità tali che per un attore sarebbe stato un sogno poterci mettere le mani. Infatti per me lo è stato, e lo è tutt’ora per la crescita del  personaggio . Spoiler Allert!

In “L’Amica Geniale” interpreti Stefano Carracci. Chi è? La sua dualità e le sue ambiguità sono state difficili da rendere nella recitazione e come ti sei preparato per impersonarlo?

Stefano è sempre stato il personaggio sul quale avrei voluto lavorare. È un ragazzo che cresce fino ai quindici anni come figlio dell’uomo più temuto del rione, Don Achille, acquisendone la mentalità e sviluppando una personalità prepotente, cattiva, a volte meschina. Poi però il padre viene assassinato e lui diventa l’uomo di casa, non può essere debole. Comincia a sviluppare un’altra personalità, lo Stefano Salumiere, simpatico, dolce e affabile, ma ne nasconde un’altra differente, subdola e per niente empatica. Rispecchia in effetti l’uomo del suo tempo, mascherato però da uomo “diverso” ma sempre in funzione di un bene superiore, il Dio Denaro e il potere sul prossimo.

Non nego che approcciarmi a questo personaggio è stata una bellissima sfida. Ho lavorato molto sul dualismo di Stefano, sviluppando davvero prima la personalità subdola e poi arricchendola con quella da “bravo ragazzo”. Mi hanno sempre chiesto, sin da primo provino, di non far trasparire mai la vera natura di Stefano, salvo in rarissimi momenti o in piccolissime situazioni. Deve essere sempre lì annidata nell’ombra della sua anima.

Uno dei miei libri preferiti è “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde”, di Stevenson, e mi sono ispirato moltissimo a quel romanzo per formare le due personalità di Stefano Carracci. È stato un lavoro difficile e soddisfacente, che sta continuando perché, come sappiamo, è alla fine della prima stagione che emerge la vera personalità predominante e continua nella seconda! Spero solo di aver fatto un buon lavoro, per me rendere giustizia ad un personaggio scritto così bene è la cosa più importante.

Giovanni Amura ci racconta il suo personaggio nella prima serie

Secondo te avere Lila in sposa per Stefano è il coronamento della sua sete di potere o vero amore?

Stefano ama Lila, ma la ama per i motivi sbagliati. Lui in effetti non sa vivere un amore come lo intendiamo noi. Stefano si accorge di Lila ad una festa, a casa Spagnuolo. Vede questa ragazzina diversa dalle altre, per il modo di muoversi, di osservare, lo sguardo deciso. La vede contesa tra l’altro da altri due ragazzi, che sono Pasquale e Marcello. Quindi sì, Lila per Stefano Carracci diventa fin da subito un affare. Un affare di cuore. E l’affare va portato a termine eliminando la concorrenza in sordina. Lui farà passare prima Marcello come il mostro delle favole, poi si presenterà come principe. Forse è il suo modo d’amare, ma di certo è un modo dettato dal potere, non dall’amore.

Qual è stata la scena de “L’Amica Geniale” che ha richiesto più impegno e come mai?

La scena più difficile emotivamente per me è stata quella poco prima del matrimonio, quando Lila si chiude in stanza e non vuole parlare con nessuno. La scena della promessa. Quella promessa fatta sulle prime scarpe create da Lila. La promessa, occhi negli occhi, che Marcello non sarebbe mai venuto al matrimonio. La promessa di un amore pulito. È stata difficile perché io sapevo che Stefano la stava già ingannando. Che quelle scarpe su cui lui stava promettendo, erano già parte dell’accordo con i Solara e magari le aveva con sé proprio per darle a Marcello.

Ma anche se così non fosse, erano già promesse a lui! È stato difficile non fa trasparire le vere intenzioni di Stefano in quel momento. Essere credibile fino in fondo nella sua palese farsa. Se non ci crede l’attore per primo, non diventerà mai reale per nessuno. Quindi in quella scena mi sono giocato tutto il lavoro fatto sul personaggio Stefano Carracci. Ho dovuto essere con lui e capire le sue ragioni per quel gesto che stava facendo senza minimamente alcun rimorso o ripensamento.

Cosa raccontano di Stefano Carracci e del suo rapporto con Lila le scarpe che Marcello Solara indossa al matrimonio, episodio acme della prima stagione?

Lila ha disegnato quelle scarpe e le ha fatte vedere al fratello, Rino, e insieme a lui ha messo tutta se stessa, il suo lavoro e la sua preadolescenza nella realizzazione di un sogno: sfuggire alla povertà di quel tempo per un futuro migliore. Poi le scarpe hanno avuto vita travagliata: sono passate dal disprezzo di Fernando a quello di Marcello, che le ha usate solo per rendere Lila sua moglie, per poi finire a prender polvere nella vetrina del negozio. Il loro sogno si era coperto di polvere.

Poi arriva Stefano Carracci e con un colpo di coda non solo compra le scarpe, le toglie dalla vetrina, le paga uno sproposito, crede nei progetti di Lila per altri modelli e arriva anche a volerli produrre. Lila finisce per fidarsi e abbassa la guardia. Quando Marcello Solara non solo viene al ricevimento, ma indossa anche quelle scarpe, Lila è distrutta. Capisce che la prima ad aver sbagliato tutto è stata proprio lei. Come ha potuto lei, così intelligente e scaltra, farsi abbindolare da Stefano? Le crolla il mondo che si era costruita. E adesso questo mondo, per i suoi errori, le si sta ritorcendo contro.

Saverio Costanzo è stato esigente sul set?

Dico subito che ho amato la regia di Saverio sul set de “L’Amica Geniale”. Il modus di riprese, il pensiero d’insieme e soprattutto la sua tenacia nel voler arrivare ad un determinato risultato. È un regista che si rifà molto agli attori. Parla con loro del personaggio per arrivare a capire fino in fondo tantissime cose sia dell’attore che del personaggio. Carpisce le migliori inquadrature e i migliori dettagli. È un genio! Ha una troupe spaventosamente brava. Saverio è molto esigente ma senza prevaricazione.

Qual è stato il tuo percorso artistico? Hai sempre desiderato fare l’attore?

La voglia di stare in scena sì, l’ho sempre avuta: dalle scuole elementari con le recite scolastiche al laboratorio teatrale in prima media. È stato quindi alle medie che ho cominciato cercare una strada che mi permettesse di approfondire e di studiare seriamente quell’affascinante mondo che mi stava stretto dentro.

A 14 anni mi sono iscritto alla Scuola Di Teatro e Cinema “La Ribalta”, a Castellammare di Stabia. Mi si è aperto un mondo. Ho studiato con il Maestro Riccardo De Luca ed altri insegnanti e coach. Ho cominciato a fare i primi provini a 15 anni grazie alla direttrice Marianna De Martino. Poi fino ai 18 anni ho preso parte a varie serie tv come “La Squadra 8”, “La Nuova Squadra”, “Un Posto al Sole”, “Squadra Antimafia” 1° stagione. Finiti i cinque anni di stupendo lavoro sul teatro sono passato a studiare cinema. Mi sono trasferito a Roma dove ho preso parte a vari corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia. A 21 anni a Roma sono entrato all’Accademia Nazionale del Doppiaggio di Roberto Pedicini Christian Iansante.

Dopo aver lavorato in diverse sale da doppiaggio, è arrivato un ruolo per il film “Sotto Copertura” con Claudio Gioè. A seguito di altri studi ed approfondimenti, nel 2017 ho superato il provino per “L’Amica Geniale”. Invece il mio ultimo lavoro è stato sul set della serie “Rosy Abate 2”, che dovrebbe andare in onda tra febbraio e marzo.

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