L’arte di Jackson Pollock, il promotore dell’action painting

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Jackson Pollock

Jackson Pollock è stato l’iniziatore dell’action painting o espressionismo astratto alle prese con l’uso ritmico del colore e l’impiego di tutto il corpo per dipingere.

È sempre stato un artista fuori dagli schemi e anticonformista. Da bambino fu espulso dalla Manual Arts High School di Reverside e di Los Angeles per comportamenti indisciplinati. Amava distinguersi dalla massa non per egocentrismo, ma perché il suo modo di operare nell’arte è stato immediatamente il mezzo più adatto ad esprimere il suo modo di essere e di agire rendendolo indipendente.

La fama gli è giunta per l’insolita prerogativa di stendere le tele sul pavimento. L’artista faceva colare il colore puro direttamente sulla tela oppure lanciandolo in modo apparentemente casuale, sviluppando quella che in seguito venne definita la tecnica del dripping (sgocciolatura), una delle basi dell’action painting.

La varietà dei materiali utilizzati e la resa ufficiale

Le sue opere, mai restaurate, sono state salvaguardate da un progetto scientifico internazionale per tutelarne il valore e la conservazione dall’ingiuria del tempo. Le 11 opere di Jackson Pollock conservate alla collezione Peggy Guggenheim di Venezia sono state l’oggetto di studio e approfondimento sui materiali costitutivi, tecnica esecutiva e stato di conservazione, con particolare riferimento al Moma di New York e nello stesso studio di Pollock a Springs.

Nelle sue tele adoperava differenti smalti utilizzati insieme alla sabbia e piccole pietre. Questi materiali venivano applicati sul dipinto in varie modalità: dripping, stesure dei colori direttamente dal tubetto e dal pennello con la spatola. Il tutto stratificando e sovrapponendo. Grazie agli studi scientifici e al restauro effettuato, oggi conosciamo al meglio la ricchezza cromatica dei suoi capolavori e il modus operandi dell’artista statunitense. 

Probabilmente Pollock nelle sue opere si è ispirato alla tecnica della pittura sulla sabbia dei nativi americani, che impiegavano per liberarsi dagli stati emotivi come l’angoscia e la tensione. Senza dimenticare l’influsso di Pablo Picasso, di Mirò, dei muralisti messicani come Diego Rivera e dell’arte surrealista per la tendenza di fare dell’arte l’espressione del proprio inconscio.

«Tutti noi siamo influenzati da Freud, mi pare. Io sono stato a lungo junghiano… La pittura è uno stato dell’essere… La pittura è una scoperta del sé. Ogni buon artista dipinge ciò che è.»

L’analisi delle sue opere dal punto di vista scientifico e il decadimento della pittura d’azione 

Le sue rappresentazioni appaiono come un groviglio di colori multiformi espressi con un movimento che richiama la danza. I suoi quadri emergono spontaneamente e con velocità. 

«L’arte astratta dovrebbe essere goduta come la musica: nei momenti in cui puoi averne voglia o meno.»

Richard Taylor – artista e matematico degli anni ’90 – ha riscontrato nelle sue riproduzioni la geometria Frattali, ritenendo che in qualche modo seppur inconsapevole avesse anticipato l’evoluzione del moto caotico, la cui teoria verrà scoperta solo nel 1960. I suoi quadri più famosi sono quelli realizzato tra il 1947 e il 1950, nel periodo del dripping. Non è un caso se oggi la sua arte è una delle più richieste nel mondo del mercato americano. 

Dopo il 1951 la produzione artistica subisce un cambiamento repentino. I colori diventano improvvisamente più scuri, con una particolare predilezione del nero, e l’inserimento di qualche elemento figurativo. La sua dote artistica purtroppo si interrompe precocemente a causa di un incidente in stato di ebrezza, perdendo la vita alla giovane età di 44 anni.

Qualche informazione in più su Jackson Pollock

Nel 1936 frequenta un laboratorio di arte moderna che gli permise di allontanarsi dall’arte figurativa e dalle antiche tecniche tradizionali basate sull’utilizzo di pennello e cavalletto, scegliendo di adoperare pennelli induriti, bastoncini o anche siringhe da cucina. Fece di una casa in legno con annesso un fienile il suo appoggio di sperimentazione ordinaria.

«Continuo ad allontanarmi sempre di più dai soliti strumenti del pittore come cavalletto, tavolozza, pennelli, ecc. Preferisco bastoncini, cazzuole, coltelli e lasciar sgocciolare la pittura fluida o un impasto pesante con sabbia, vetri rotti o altri materiali estranei aggiunti.»

L’artista partecipa così alla grande mostra dell’Art of this Century nel 1942 attirando l’attenzione del critico Clement Greenberg, che lo seguirà e sosterrà verso una promettente carriera. Nel 1943 incontra la celeberrima collezionista d’arte Marguerite Guggenheim, detta Peggy, con la quale firma un contratto di cinque anni. Grazie alla sua conoscenza, presenta nel 1944 la sua prima mostra personale.

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