L’esotismo di Delacroix. Le donne di Algeri e viaggio in Marocco

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Femmes d'Alger di Eugène Delacroix. Donne di Algeri nei loro appartamenti

Trattando dell’arte del pittore francese Eugène Delacroix, non si può non focalizzare l’attenzione sulla componente esotica che ha caratterizzato una buona parte della sua produzione artistica. Con il termine esotismo si intende il fenomeno culturale in cui si tende a glorificare ed imitare la cultura e i costumi di popoli lontani. È una moda diffusa in particolar modo nel mondo artistico, soprattutto dopo la cultura romantica. Il fascino di terre lontane, forse mai esistite coinvolgeva gli artisti, facendosi trasportare dalla fantasia approdando in questi territori lontani e liberi, in cui canoni, convenzioni e regole sfumavano lasciando il posto all’immaginazione e al piacere.

L’esotismo di Eugène Delacroix lontano e magico

Sul finire del 1831, il pittore francese comunica al suo amico Frédéric Villot di avere in mente un progetto, un viaggio nuovo che lo avrebbe portato in Marocco. Il viaggio, che durò sei mesi, portò dapprima a far visitare la Spagna e in un secondo momento il cuore del Marocco. Il pittore trascorse un mese nelle zone delle montagne dell’Atlante, per poi ripartire per la Spagna e per Tangeri, con una breve interruzione per visitare Algeri prima di ritornare nella patria francese. Al ritorno da questo viaggio culturale, Delacroix ha realizzato ben quattro album di schizzi, fondamentali archivi da consultare per le opere future.

L’arte orientale lo aveva così affascinato da infondergli il senso del ritrovamento delle proprie radici, come confidò al suo amico Auguste Jal. I temi esotici divengono i suoi prediletti, raccontati con diversi registri, dall’erotico al selvaggio, dall’uomo all’animale, dalla vita quotidiana alle scene di caccia. Tutto, ogni elemento o essere vivente merita la sua attenzione e diviene protagonista della sua eccelsa arte. Il viaggio comportò molteplici cambiamenti nel suo modo di dipingere. Non cambiano soltanto i temi e i soggetti, il pittore modifica colori, atmosfere e luci. La visione della luce mediterranea comporta uno schiarimento notevole della tavolozza e la volontà di creare un’atmosfera chiara, quasi trasparente. Annotando nei suoi album persino le variazioni della luce, ha tutti gli elementi basilari per far vivere quelle affascinanti atmosfere con la propria arte.

Albums de voyage au Maroc. Archivi di un viaggio in Marocco

I suoi album di schizzi, meravigliosi fogli decorati con immagini, colori e appunti, offrono la possibilità di rivivere quei viaggi, di scoprire nuove colorazioni, di dipingere in un altro modo, di gran lunga affascinante per il pittore francese. I paesaggi e le loro atmosfere vengono raffigurate con chiarezza e vivezza del colore. I pensieri e le parole annotate dimostrano un particolare interesse per questa civiltà, non solo per ciò che concerne la parte artistica. Il pittore va alla scoperta di una cultura che sembra ferma nel tempo.

Anche le usanze più rozze, più lontane e distanti dai pensieri occidentali lo affascinavano. Si è di fronte ad un popolo forse arretrato, volgare e primitivo, per gli occidentali, ma trovatori di felicità e civiltà con le loro tradizioni per Eugène Delacroix. I temi esotici erano già stati trattati dal pittore francese, basti citare l’opera che denuncia l’eccesso di violenza durante la guerra tra greci e turchi “Il Massacro di Scio” o “La Morte di Sardanapalo” rielaborando l’opera di Byron, che ascoltò frequentando i salotti della capitale. Soltanto che ora il tema orientale non è più da collegare a denuncia di eventi realmente esistiti o di racconti di altrui paternità. Adesso ogni particolare, colore o tema è stato in prima persona vissuto dal pittore francese.

Femmes d’Alger. Le donne di Algeri dai colori caldi nel silenzio dell’harem

Dalla violenza della scena con protagonista Sardanapalo si passa al silenzio delle “Femmes d’Alger”. Da una parte il fascino per le terre incantate, ricche di colori caldi e torridi. Dall’altra il dolore per quelle meravigliose donne del posto, costrette a nascondersi allo sguardo di uomini, bloccando lo stesso pittore che non riuscì ad accontentare la sua curiosità. Questa situazione non si presentò quando visitò Algeri. Anzi, per intercessione di un ingegnere capo di un porto ebbe l’opportunità di visitare un harem e dare vita all’opera.

Prende appunti, disegna le donne che vede, la loro tranquillità, la calma che pervade quel posto, la porta con sé a Parigi e la ricrea con la sua arte. Nasce una raffigurazione fedele a ciò che è stato visto, regna il silenzio e le donne sono calme e aggraziate. Sembra un tempo lontano, immortale, un po’ come quello di Omero, per dirla come Delacroix. Per ricreare le stesse pose delle concubine orientali, il pittore fa posare alcune amiche, tra cui Elisa Boulanger, sua amante, che la critica identifica con la donna a sinistra.

Tutto è raffinato ed elegante nei gesti, nell’atmosfera, ma anche nel colore. Un colore caldo, soffuso e delicato delinea un posto magico e lontano, ma ora così vicino da poterselo immaginare. Le donne hanno una grande potenza sensuale, nonostante la costante dell’eleganze nelle pose e nei costumi, dei gioielli di oro che impreziosiscono i corpi, i capelli e i loro decori. Tutto è calato in un ambiente ricco di elementi esotici che caricano ancor di più, dai tappeti alle stoffe preziose dei loro vestiti, dai cuscini damascati alle mattonelle raffigurate fedelmente a quelle che decoravano le pareti.

L’arte orientale di Eugène Delacroix. Una lezione per gli artisti futuri

Al ritorno da questo viaggio seducente, Delacroix si dedica completamente al proprio lavoro, a volere rendere concreto, visibile, voler rendere arte tutto ciò che ha visto. È un dono anche per gli altri, per chi non può viaggiare come lui, a chi non crede, a chi non è affascinato da questa civiltà ritenuta rozza e volgare e quindi sottovalutata. Crea opere, le invia ai Salon: una parte della critica lo giudica, una parte lo difende. Ciò che bisogna sottolineare, tuttavia, è che da questa esperienza, dalla sua visione, dai suoi racconti e dalla sua arte nascerà una lezione che avrà una certa influenza sulla pittura francese del secondo Ottocento, ispirando artisti da Renoir a Cezanne, a Signac che lo considererà un “precursore” del metodo pointilliste.

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