“L’isola dei morti” di Arnold Böcklin. Sogno di una morte serena

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"L’isola dei morti" di Arnold Böcklin. Prima versione 1880

“L’isola dei morti” di Arnold Böcklin è una delle sue opere più celebri. L’artista la realizzò in cinque versioni tra il 1880 e il 1886, una vera e propria riproduzione seriale dello stesso tema e soggetto.

«Un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura» Arnold Böcklin

Le prime versioni erano intitolate “Un luogo tranquillo” e “L’isola silenziosa”. L’opera cambia il titolo, adottando quello ben più funereo e misterioso con cui passerà alla storia, per volontà del mercante e suo mecenate, Fritz Gurlitt, che la esporrà a Berlino nel 1884. Il dipinto olio su tela è attualmente conservato al Kunstmuseum, a Basilea. Il quadro riscosse un immediato successo per il fascino magnetico che sprigionava. Incantò Marie Berna, contessa di Oriola, che commissionò a Böcklin altre quattro versioni, cambiando i colori, aggiungendo e rimuovendo alcuni dettagli.

“L’isola dei morti” di Arnold Böcklin. Descrizione dell’opera

La scena è ambientata all’imbrunire e rappresenta un mare scuro, grigio e calmo che si infrange debolmente sugli scogli. Al centro un’esile imbarcazione spinta a remi da un misterioso nocchiero visto di spalle e che richiama Caronte, il traghettatore delle anime, descritto da Dante nella “Divina Commedia”. Sulla prua si scorge una bara, posta di traverso e coperta da una tela bianca, un sudario. La figura in piedi e vista di spalle, anch’essa coperta da un sudario, potrebbe indicare la Morte stessa o l’Anima che accompagna il corpo all’ultima dimora. L’imbarcazione si dirige verso un’isola misteriosa, disabitata, nella cui parte centrale si innalzano alti cipressi. L’isola è costituita da rocce a pelo d’acqua, scarpate scoscese, pendii ripidi e impossibili da scalare, aperte da profonde cavità che sembrano tombe.

Ne viene fuori un’immagine sospesa, onirica, inquietante. La morte appare la vera protagonista dell’opera ma non è vissuta con accenti drammatici o spaventosi; è un quadro “per sognare”, interpretando il desiderio della committente. Nelle successive versioni cambiano alcuni dettagli e nell’ultima spicca la grande ghirlanda intrecciata di fiori rossi, deposta sulla bara, mentre all’ingresso dell’isola sono posti statue di leoni. La tela eserciterà un profondo fascino su molti artisti come Giorgio De Chirico e Salvatore Dalì. Conoscerà un grande successo soprattutto nel XX secolo. Lo stesso Hitler acquisterà la terza versione del dipinto e la collocherà presso la cancelleria del Reich.

«Mercoledì scorso ho terminato “L’isola dei morti”. Lei vi si immergerà sognando, in questo oscuro mondo di ombre, fino a credere di aver sentito il soffio lieve che increspa la superficie del mare, fino a voler distruggere il solenne silenzio con una parola detta ad alta voce.» – Arnold Böcklin in una lettera a Marie Berna, sua committente

Il simboli e i significati attribuiti all’opera

“L’isola dei morti” di Arnold Böcklin insieme ad altri quadri, come “Rovina di un castello” o la “Cavalcata della Morte”, si colloca nel filone del simbolismo. Le interpretazioni del dipinto sono molte. Ogni intellettuale che si cimentò nella lettura dell’opera diede una propria versione dell’immagine. Il suo fascino non travolse solo Hitler, ma anche Gabriele D’Annunzio, che ne volle una riproduzione in camera e che si ispirò ai cipressi disegnati per il giardino che circondava la sua villa nel Lago di Garda. Lo stesso Freud si immerse alla ricerca di desideri incosci rappresentati nel dipinto e molti spettatori si dissero travolti dalla Sindrome di Stendhal.

Il pittore dipinse le varie versioni a Firenze, dove si era trasferito, incantato dalla cultura e dal paesaggio italiano e dove morì e fu sepolto nel 1903. Si pensa che l’isola immaginaria fu modellata, forse, sul cimitero degli inglesi di Firenze, mentre altri indicarono come fonte alcune isole del mediterraneo. Il tema della morte potrebbe derivare in parte dalla sua esperienza privata: dei suoi undici figli, cinque morirono in tenera età e lui stesso rischierà più volte la vita a causa delle pericolose ondate epidemiche di colera che in quegli anni devastavano l’area

Un ponte tra diverse realtà

Una pittura altamente evocativa che prende spunto dalla realtà per suggerire mondi altri, visioni e stati d’animo e che trovano in Gustave Moreau e Odilon Redon i precursori. Il simbolismo è un movimento, un’atmosfera, che abbraccia pittori e letterati di estrazione diversa, uniti dal disprezzo per il positivismo e il progresso tecnologico e dalla volontà di ristabilire il primato della sfera spirituale. I simbolisti cercano di rendere visibile ciò che sta al di là della realtà e, nel rendere sensibile l’inesprimibile, apprezzano e studiano mitologia e storia religiosa, due ambiti dai quali traggono gran parte dei loro soggetti pittorici e letterari. Aurier sostiene che l’artista deve essere in grado di trasformare gli elementi offertigli dalla realtà in “segni” di altro significato.

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