“L’umanità contro il male” di Gaetano Cellini in lotta per la libertà

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"L'umanità contro il male" di Gaetano Cellini

“L’umanità contro il male” è una delle prime opere realizzate dall’artista e scultore italiano Gaetano Cellini. Modellata in gesso nel 1906 ai fini dell’Esposizione Nazionale di Milano, è stata poi riprodotta in marmo nel 1908. Ad oggi è conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e racchiude in una forma folgorante l’espressione plastica di un’idea: la lotta dell’uomo contro il male

Un’opera allegorica che ritrae un uomo nella più totale manifestazione di forza fisica e d’animo. Le braccia distese, le mani rinsecchite, il viso coperto e l’estensione di un vigore che tende a moltiplicarsi, genera una visione stupenda di vitalità, che lascia con il fiato sospeso chiunque si ritrovi ad osservarla con attenzione.

«Quando ci si trova faccia a faccia con il male, si ha più che mai bisogno della minima particella di bene. Si tratta di fare in modo che la luce continui a risplendere nelle tenebre, e la vostra candela non ha senso se non nell’oscurità.» – Jung, Lettera a padre Victor White

Una battaglia in cui l’umanità sembra soccombere nello sforzo continuo di liberare la Madre Terra dal male di cui è cosparsa. La scena evidenzia un uomo che si contorce, che si libera di tutte le energie per liberare l’universo dall’orrore, dai soprusi e dalle ingiustizie, per meritare così il raggiungimento dell’equilibrio desiderato.

“L’umanità contro il male” di Gaetano Cellini. Bene e male necessari per la reciproca sopravvivenza

Le mani sono nodose e tese, sottolineano un evidente presenza di tendini e vene piuttosto che muscoli. La schiena mostra una perfetta anatomia con la presenza di muscoli dorsali particolarmente induriti. L’uomo appare esausto, devastato, teso e agitato mediante la torsione corporea, ma mai sul punto di arrendersi per la lotta di una buona causa. Le mani sono l’esatta riproduzione dello sforzo che sta per compiersi, non ci sono distrazioni. Il dettaglio incuriosisce lo spettatore esponendo e sottolineando la veridicità dell’opera. Gli arti superiori sono la scelta principale dello scultore insieme al conflitto costante.

La scelta di non lasciar trasparire il viso umano lascia tutti un po’ sospesi e a spasso con la mente, immaginando un volto carico di dolore e disperazione perenne. Il capo appare liscio, di forma sferica, senza un briciolo di capigliatura che si vede appena accennata. Queste mani così potenti e convinte sembrano voler tirare un velo oscuro, ma fin troppo ancorato al suolo. Le gambe appaiono robuste e sproporzionate ma provenienti dallo stesso velo che le mani aggrappandosi cercano di strappar via. Come se l’umanità potesse trarre le sue origini dal male stesso, oppure come se poggiasse proprio su questo le sue basi. Bene e male appaiono dunque in contrasto, ma paradossalmente necessarie l’una all’altra. Da notare la scritta sul piedistallo accanto alla firma.

«Così ti sterperò coi denti e l’ugne/ Dolore eterno che nel cor mi pugne»

Scultore di origini italiane

L’artista Gaetano Cellini nasce a Ravenna, sin da subito fu seguito presso la bottega di un artigiano locale Stefano Furati e successivamente di Attilio Maltoni dove apprese le accurate tecniche scultoree e all’interno del quale venivano riprodotte numerose opere destinate al cimitero e al mercato coperto della città. Durante la sua carriera artistica ha scolpito una serie di monumenti in bronzo, terminando gli ultimi anni della sua vita a Torino, nel 1937. Nel 2006 è stata allestita una mostra in suo onore presso la Sala Mostre della Basilica di Maria SS. Ausiliatrice di Torino.

Fonte di spirazione per l’astista furono Auguste Rodin e Michelangelo con una marcata predilezione verso le forme vigorose e le superfici levigate, senza dimenticare che i temi a lui più cari restarono senza ombra di dubbio il nudo e i ritratti di gusto naturalistico e accademico.

«L’arte è la più sublime missione dell’uomo, poiché è l’esercizio del pensiero che cerca di comprendere l’universo e di farlo comprendere»Auguste Rodin

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