“La cura dal benessere” di Verbinski. Una grottesca fiaba gotica

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La cura dal benessere di Gore Verbinski

Inquietante e misterioso. Indubbiamente questi sono due dei termini migliori per definire “La cura dal benessere” di Gore Verbinski. Ogni elemento, dalla fotografia oscura – tutta incentrata sui toni del blu e del verde- al montaggio sonoro – caratterizzato da una nenia tetra che ricorre nei momenti salienti – contribuisce a costruire un’atmosfera cupa e ambigua.

L’oscurità avvolge “La cura dal benessere” di Verbinski

La trama nebulosa accentua la sensazione di stordimento percepita durante la visione del film sin dai primi minuti. Sebbene le prime scene riportino semplicemente episodi di vita quotidiana del protagonista Lockhart (Dane DeHaan), lo spettatore è subito assalito da uno strisciante senso di inquietudine, come se il pericolo si nascondesse nella monotona esistenza di un agente di borsa. Uno dei punti di forza del film è certamente il comparto tecnico. Ogni elemento, dalle inquadrature studiate alla perfezione, ai colori scelti con minuziosità, gioca un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera all’interno della pellicola.

Lo scopo del regista è chiaramente quello di spaventare e inquietare ed ogni componente è utilizzata per raggiungere questo obiettivo. Le inquadrature perfettamente simmetriche – ottenute attraverso il sapiente impiego di superfici riflettenti, come specchi d’acqua o grandi vetrate – costruiscono delle scene tecnicamente ineccepibili, ma terrificanti a causa della loro irrealistica perfezione. Anche il tema principale della colonna sonora, simile ad un’inquietante ninnananna, trascina lo spettatore in una paurosa fiaba gotica, ricca di insidie e mistero.

«Solo quando sappiamo cosa ci affligge possiamo sperare di trovare la cura.» – Roland Pembroke

Viene esplorato ogni aspetto della malattia

La prima chiave di lettura utile all’interpretazione del film si trova già nel titolo. Se esiste una cura, vuol dire che in primo luogo vi è un malessere che necessita della cura di cui si parla nel titolo. Quale potrebbe essere la malattia? Le risposte possibili sono molteplici.

Nelle prime scene del film il protagonista viene presentato come un personaggio cinico ed insensibile, caratterizzato da una spietata ambizione che gli impedisce di prendersi cura degli affetti più cari. Tuttavia, quando Lockhart si allontana da New York per recarsi in Svizzera, si nota che il protagonista perde sempre più il contatto col mondo esterno. Il computer sul quale sta lavorando si scarica, il cellulare che usa freneticamente smette di funzionare e perfino l’orologio non segna più l’ora giusta. In questa prima parte, quindi, la malattia che Verbinski cerca di riportare è il male dell’uomo moderno che si affanna per inseguire un effimero successo ottenuto solo attraverso comportamenti scorretti e scarsa moralità. È l’aridità dell’uomo del 21esimo secolo ad essere indagata nelle prime scene della pellicola.

L’aridità e l’ossessione dell’uomo

Durante il suo soggiorno forzato al centro benessere in Svizzera, Lockhart viene a conoscenza del sinistro passato che avvolge il castello in cui sorge la spa. In questo passaggio viene introdotto un nuovo concetto di malessere, ben più inquietante: l’ossessione. Il barone, signore del castello, ossessionato dal mantenere la purezza della linea dinastica, arrivò a sposare la sua stessa sorella nella speranza di poter avere un figlio da lei. Sfortunatamente per lui, la baronessa si rivelò essere sterile.

Questo avvenimento, collocato a distanza di ben 200 anni dai fatti narrati, è in realtà il motore che dà inizio a “La cura dal benessere” di Gore Verbinski. Il barone iniziò a condurre degli atroci esperimenti sui paesani nel tentativo di trovare una cura per l’infertilità della sorella. La donna rimase finalmente incinta, ma la crudeltà degli esperimenti del barone portò i paesani a una rivolta, che si concluse con l’uccisione della baronessa e l’incendio del castello.

«Il mio intento è stato analizzare il pubblico, facendo una ‘diagnosi’ e poi offrendo una cura.» – Gore Verbinski

‘La cura dal benessere’ di Gore Verbinski trova la cura per ogni male 

Se la malattia può presentarsi in varie forme e sfumature anche la cura può avere diverse sfaccettature. Il centro benessere nasce apparentemente per offrire una via di fuga dallo stress della vita moderna. In realtà è solo una subdola strategia del dottor Volmer (Jason Isaacs) per continuare a produrre quella che si rivelerà essere la vera cura: un elisir di lunga vita distillato dal sudore dei pazienti. Proprio mentre cercava una soluzione all’infertilità di sua moglie, il barone – che sarebbe nientemeno che il dottor Volmer – scoprì le particolari proprietà curative dell’acqua che scorreva nella falda acquifera del villaggio. Tuttavia l’acqua risulta essere altamente tossica se ingerita senza aver subito un processo di purificazione, per la grande colonia di anguille che popola la falda.

Nasce da qui l’idea del dottor Volmer di aprire un centro benessere fittizio. Lo scopo è manipolare ignari pazienti e convincerli di soffrire di disturbi in realtà inesistenti per trattenerli alla spa il più a lungo possibile. Una finta malattia richiede una cura altrettanto simulata. I trattamenti benefici non sono nient’altro che dei banali placebo e l’acqua miracolosa che i pazienti credono di assumere è in realtà un pericolosissimo veleno che porta ad una lenta morte per disidratazione.

L’accettazione della propria follia come cura

L’unico personaggio ne “La cura dal benessere” di Gore Verbinski che riuscirà ad abbandonare la spa realmente guarito è Lockhart. Grazie alla sua permanenza al centro benessere, riuscirà a scoprire ed apprezzare la bellezza di provare dei sentimenti. Facendo la conoscenza di Hannah (Mia Goth), una particolare paziente del centro, Lockhart capirà che nella vita esiste altro oltre al lavoro. Nella scena finale, dopo un rocambolesco scontro con il dottor Volmer, Lockhart riesce a fuggire insieme ad Hannah. Fuori dal cancello Lockhart incontra i suoi datori di lavoro, appena arrivati in Svizzera per riportarlo a New York. Di fronte alla concreta possibilità di ritornare alla sua vecchia vita, Lockhart sceglie di pedalare via con Hannah e correre felice verso una nuova esistenza. Il suo sorriso aperto – soddisfatto e inquietante allo stesso tempo – lascia intendere che Lockhart ha accettato la sua follia ed è stato finalmente curato dal suo malessere.

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