“La danza” di Matisse. Precarietà della gioia ed esplosione di vita

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"La danza" di Matisse

“La danza” di Matisse è una delle opere più note dell’artista, grazie alla forza espressiva dei colori, l’armonia del disegno e il significato che cela. Esistono due versioni dello stesso dipinto. Il primo venne realizzato dal pittore nel 1909 ed attualmente è conservato presso il Museum of Art di New York. In questa prima versione sono rappresentati 5 ballerini che danzano mentre si tengono per mano, disposti in modo da realizzare un cerchio. Il secondo venne realizzato dall’artista nel 1910 e ripropone lo stesso soggetto con le cinque figure danzanti. In questo caso i colori sono molto più intensi, in modo particolare la pelle dei ballerini è di una forte tonalità rossa.

Energica esplosione di vita

“La danza” e “La musica” sono per Matisse l’allegoria della vita umana, vista come ricerca di un accordo e di una superiore armonia con sé stessi e gli altri. L’opera riprende e sviluppa il gruppo di sei danzatrici che compaiono sullo sfondo della “Gioia di Vivere”, uno dei quadri più belli del pittore, realizzato nel 1906. Nel dipinto Matisse elimina una figura e soprattutto enfatizza la tensione dei corpi, che si allungano in modo tale da sprigionare una straordinaria energia vitale.

Il fulcro dell’intera composizione è in basso al centro, il punto in cui le mani dei due ballerini stanno per sfuggirsi, ma tendono l’una verso l’altra per richiudere il cerchio. In questo punto il ritmo si spezza (un effetto che in arte prende il nome di “non finito”, una peculiarità anche di Michelangelo). Se simbolicamente l’intero cerchio rappresenza la gioia e l’energia della vita, espresse nel movimento e nel ballo – che sin dagli esordi è stato elemento di aggregazione e festeggiamente all’interno delle cumità tribali e civili -, il punto di rottura rappresenta un rischio.

L’altra faccia de “La danza” di Marisse. La precarietà della gioia e dell’armonia

Il quei brevi secondi che intercorrono tra le due mani alla ricerca l’una dell’altra c’è tutto il rischio della perdita e della rottura, a rappresentare che per l’equilibrio perfetto è necessario essere in armonia con chi si ha vicino. Il movimento continuo tende all’unione con gli altri. Il vortice circolare in cui sono trascinati i ballerini ha un dinamico carattere gioioso, ma il rischio è che la forza centrifuga sia talmente forte da perdersi. Rappresenta quindi la precarietà dell’armonia e della gioia che coinvolge e trascina i ballerini e il genere umano nella perfetta armonia con l’universo. Basta poco per perderla.

Un aspetto caratteristico del quadro è l’uso particolare dei colori. Le figure dei ballerini dall’incarnato acceso e dai capelli bruni si stagliano nettamente in contrasto sullo sfondo uniforme di verde e blu, con toni molto decisi e forti. Inoltre lo spazio è completamente privo di profondità. Queste scelte stilistiche escludono categoricamente ogni definizione naturalistica. Collocano, inoltre, la scena in una dimensione simbolica, puramente astratta. I tre colori del quadro sono il verde per la Terra, l’azzurro per il cielo, e il rosso per l’incarnato dei danzatori. Questo sfondo così stilizzato dà l’impressione di assistere all’intero universo, una danza al confine fra cielo e terra in perfetta armonia. I tre colori primari sono disposti nel quadro senza chiaroscuri. Matisse evita ogni profondità e la scena si svolge su due dimensioni.

L’emotività dei pittori fauves

Gli uomini e le donne del quadro sembrano creature archetipe e primigenie. La danza rappresenta la vita stessa che circola in un movimento armonioso e senza fine, realizzando un senso di pace e di equilibrio.

«Il mio obiettivo è rappresentare un’arte equilibrata e pura, un’arte che non inquini, né turbi […] un lenitivo, un calmante, qualcosa di simile ad una poltrona che riposi lo spettatore dalle sue fatiche» – Henry Matisse

Una definizione che mal si adatta alla corrente pittorica di cui Matisse faceva parte, i fauves, ovvero “bestie selvatiche”. Così infatti furono denominati da alcuni critici alcuni pittori tra cui Braque, Derain e lo stesso Matisse per l’uso dei colori violenti, accostati in maniera volutamente stridente e soprattutto così lontani dalla realtà. I fauves non facevano parte di un movimento unitario e non seguivano un programma omogeneo, ma ciascuno di loro percorreva un cammino individuale. Quasi tutti i pittori amavano la musica, usavano i colori come note musicali per ottenere gli stessi effetti, non più descrittivi e narrativi, ma emotivi. I più significativi esponenti della corrente artistica si caratterizzavano per la forte stilizzazione delle figure e l’uso incisivo dei colori forti e luminosi, senza ombre né chiaroscuri.

Le origini dell’opera

“La danza” di Matisse, insieme ai quadri “La musica” e “La stanza rossa”, fu commissionata da uno dei maggiori collezionisti d’arte del XX secolo: Sergej Ivanovic Scukin. Con lui il pittore strinse un rapporto particolarmente profondo tanto da diventarne amico, mecenate e committente privilegiato. Il quadro, di considerevoli dimensioni 260 per 391 cm, venne inizialmente esposto nella lussuosa dimora a Mosca di Scukin. Poi nel 1917 con la rivoluzione socialista la collezione venne requisita dallo Stato e il collezionista dovette emigrare a Parigi. Dopo alterne vicende la vasta collezione delle sue opere d’arte trovò collocazione presso l’Ermitage di san Pietroburgo, dove attualmente è possibile ammirare il dipinto “La danza”.

 

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